Francesca Pascale: “Il Pride? Un luogo pericoloso e ideologizzato dalle sinistre. Anche a destra si parla di diritti”
“Colamarino? Non si scomodi. Io al Pride ci vado senza invito”. Così, ad Affaritaliani, Francesca Pascale risponde alle dichiarazioni rilasciate sul Corriere dal Presidente del Circolo Mario Mieli, che durante la presentazione della manifestazione ha spiegato il mancato invito alla promotrice del movimento Gay Conservatori Liberali: “Non l’abbiamo invitata, per una questione di coerenza. Non ha senso invitare politici o esponenti di movimenti che non abbracciano i valori del Pride”, ha detto Mario Colamarino, accendendo così – ancor prima della parata del 20 giugno a Roma – la polemica su quello che dovrebbe essere l’evento dei diritti, della libertà e soprattutto dei principi egualitari. Eppure la percezione è che il suo baricentro si stia progressivamente spostando verso una dimensione sempre più politica e divisiva.
“Lui si è definito quello che è: un ‘fascista rosso’. Il Pride è diventato un luogo di inclusione che esclude. Noi non siamo di destra, ma di centrodestra: siamo contro l’ideologia che opprime la libertà. A loro non conviene che qualcuno parli anche lontano dalle sinistre, vogliono il monopolio dei diritti, ma non l’avranno più. Non deve esserci l’obbligo di sentirsi di sinistra per parlare di diritti civili: anche a destra si parla di diritti”, dice Pascale, che accusa il Pride di essersi trasformato in uno spazio ideologico e non più realmente inclusivo. “Il Pride sta diventando qualcosa di fortemente ideologico. Prima c’era una sensibilità di sinistra, oggi invece è totalmente ideologizzato: chi non porta la bandiera della Palestina è un nemico, chi è di destra è un nemico. Quando la destra non si occupa di diritti viene accusata di essere omofoba, quando invece vuole occuparsene allora non ha dignità. Questo è fuori dal rispetto che bisogna avere per i cittadini”, prosegue l’attivista, da sempre in prima fila sul tema dei diritti.
La fondatrice dei Gay Conservatori Liberali rivendica poi il lavoro portato avanti nel centrodestra sui temi civili: “Dal 2013 mi occupo di introdurre il tema dei diritti civili nelle destre. I miei valori sono in difesa dell’Occidente, del matrimonio egualitario, del rispetto di tutte le famiglie, dell’eutanasia e delle libertà individuali. Forse lo dimenticano, ma anche a destra si parla di diritti. Già l’anno scorso mi sono trovata in difficoltà in un luogo che frequento da 18 anni, un luogo che è sempre stato inclusivo. Mi sono sentita fuori posto vedendo trattare la comunità ebraica: ha avuto difficoltà nello sfilare sui carri e nel manifestare i propri simboli. A me dispiace che alcuni sindaci non concedano il patrocinio per organizzare il Pride, ma non posso dire che sbagliano quando dicono che è diventato un evento fortemente ideologico e anche molto pericoloso”.
Fortemente critica verso la gestione politica della manifestazione, Pascale denuncia anche il ricorso ai finanziamenti pubblici: “I valori del Pride dovrebbero essere inclusivi, invece loro sono ipocriti. Se il Pride diventa questo, allora le Regioni non dovrebbero più finanziare queste manifestazioni. I diritti si difendono gratuitamente, non trasformandoli in una mangiatoia. Io mi batto per i diritti a titolo gratuito, non chiedo fondi come fanno loro, da anni”. Nonostante le tensioni con gli organizzatori, Pascale assicura che parteciperà comunque alla manifestazione: “Non c’è bisogno di ricevere un invito. Io al Pride ci vado lo stesso, perché il Pride non appartiene a qualcuno, ma è di tutti. Andrò a quello di Tel Aviv, l’unico luogo di democrazia in un contesto di follia. Mi dispiace che molti pagano il prezzo di alcune posizioni, come Imma Battaglia, che da sempre si batte per i diritti e che è stata tagliata fuori”. E conclude con un nuovo affondo: “Vogliono il monopolio dei diritti civili e non devono averlo. Le persone non devono sentirsi obbligate a essere di sinistra per difendere i diritti”.

