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Referendum sulla giustizia, affluenza record: sale oltre il 38%. La Regione con la partecipazione più alta è l’Emilia Romagna, poi Lombardia e Toscana

Si tratta di un referendum confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, che non ha bisogno di quorum, cioè non è previsto un numero minimo di votanti

Referendum sulla giustizia, affluenza record: sale oltre il 38%. La Regione con la partecipazione più alta è l’Emilia Romagna, poi Lombardia e Toscana

Affluenza record per il referendum sulla giustizia: alle 19 il dato è pari al 38,66% ed è relativo a 54.153 sezioni su 61.533, in costante aggiornamento. Si tratta di un referendum confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione, che non ha bisogno di quorum, cioè non è previsto un numero minimo di votanti: il risultato è valido qualunque sia l’affluenza e l’esito è dato esclusivamente dai voti validamente espressi. La Regione con la partecipazione più alta, al momento, è l’Emilia Romagna oltre il 46%, seguita da Lombardia e Toscana oltre il 44%, le ultime Calabria, Sicilia, Puglia e Campania intorno il 30%.

Le parole di Marina Berlusconi

“Non è questione di dediche, è questione di esercitare un voto oggi, per poter dare un contributo positivo al futuro di questo Paese”. Lo ha detto Marina Berlusconi, presidente Fininvest, in un video sul sito di Repubblica, dopo il voto al referendum sulla giustizia in un seggio di Milano, rispondendo a chi gli ha chiesto se il voto lo dedica al padre Silvio. “È un’occasione quella di oggi che non possiamo farci sfuggire, la dedica è agli italiani, sperando che prevalga il sì per un’Italia civile democratica e moderna”, ha aggiunto. Una dedica al padre la farà “domani quando si sapranno gli esiti”, ha concluso.

Polemiche per la maratona di Roma

“Con tutta la comprensione per eventi tipo maratone ed altre chiedo alle autorità preposte di rimuovere con immediatezza i blocchi alla circolazione nella città di Roma per non ostacolare il regolare svolgimento delle operazioni di voto, che sono prevalenti, per valori democratici e costituzionali, su ogni altro tipo di evento. Bisogna agire con immediatezza. Credo che il Viminale sia in grado di garantire il libero esercizio del voto a tutti i cittadini, anche di quelli delle zone della Capitale che stanno subendo un blocco che danneggia anche scrutatori e rappresentanti di lista”. Lo dichiara il presidente dei senatori di FI, Maurizio Gasparri.

Il cuore della riforma è la separazione delle carriere

Il cuore della riforma della giustizia è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi appartenenti allo stesso ordine. Chi entra come giudice, resterà giudice per tutta la carriera; chi sceglie di fare il pm non potrà mai diventare giudice (e viceversa). Oltre due percorsi professionali distinti fin dall’inizio, questo comporta una distinzione più marcata tra chi accusa e chi giudica nel processo penale: secondo i sostenitori della riforma, in questo modo si rafforza il principio del “giudice terzo”. Per i critici, invece, la separazione delle carriere rompe l’unità della magistratura. 

Tra le novità la creazione di due Csm

Tra le principali novità della riforma c’è anche la creazione di due Consigli superiori della magistratura separati, uno per i giudici e uno per i pm: entrambi continueranno a occuparsi di assunzioni, promozioni, trasferimenti e valutazioni professionali. Una novità molto discussa riguarda la selezione dei componenti dei due Csm che avverrà, almeno in parte, con il sorteggio. L’obiettivo dichiarato della riforma è ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura, ma i contrari sottolineano il rischio di una minore rappresentatività. Un altro cambiamento importante riguarda la disciplina dei magistrati. Oggi le sanzioni disciplinari sono gestite dal CSM. Con la riforma, questa funzione viene tolta al CSM e viene creata una nuova Alta Corte disciplinare che giudica i magistrati in materia disciplinare, opera come organo autonomo e decide sia in primo che in secondo grado, senza ricorso in Cassazione.

Come cambia l’azione disciplinare

Inoltre l’azione disciplinare viene attribuita al ministro della Giustizia: si tratta di uno dei punti più contestati dal fronte del “no” perché tocca l’equilibrio tra poteri dello Stato. Nel complesso, la riforma non interviene direttamente sui processi o sulla loro durata, ma ridisegna l’architettura interna della magistratura e i rapporti tra i suoi organi, modificando equilibri consolidati da decenni. Secondo la maggioranza, che sostiene il “sì”, la separazione delle carriere rafforza l’imparzialità del giudice e limita possibili commistioni tra chi accusa e chi giudica. 

Inoltre, la riforma viene presentata come uno strumento per ridurre l’influenza delle correnti nella magistratura e garantire maggiore trasparenza. Per la premier Giorgia Meloni, la riforma è necessaria per modernizzare il sistema giudiziario, sostenendo che respingerla significherebbe “rischiare di restare con una giustizia che non funziona“. Sul fronte opposto si collocano i partiti di opposizione, gran parte della magistratura associata e diversi costituzionalisti secondo cui la riforma rischia di indebolire l’indipendenza della magistratura. Secondo i sostenitori del “no”, la separazione delle carriere e il nuovo sistema di governance potrebbero rendere i pubblici ministeri più esposti al potere politico e compromettere l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Per la segretaria del PD, Elly Schlein, la riforma “serve a chi sta al potere per sfuggire a ogni controllo”.