Referendum giustizia, Debora Serracchiani ribadisce le ragioni del no: “Difendiamo la Costituzione e la democrazia, la riforma è sbagliata nel merito e nel metodo: ecco perché”
Una riforma sbagliata sia nel metodo che nel merito. A ribadirlo ad Affaritaliani è l’Onorevole Debora Serracchiani – responsabile giustizia del Partito democratico – che a pochi giorni dal voto sul referendum rilancia la posizione del Pd, ribadendo le ragioni del “no”, e invita a un voto consapevole e responsabile. “Si respira un clima di grande mobilitazione e di piena consapevolezza del delicato passaggio che stiamo vivendo. In fondo, questo voto riguarda ciascuno di noi: con il ‘no’ difendiamo la Costituzione, la democrazia, ma anche le nostre garanzie e i nostri diritti. Inoltre, salvaguardiamo l’autonomia della magistratura, che solo nella sua indipendenza può garantire maggiori tutele ai cittadini”. È su questo punto che si concentra gran parte delle critiche del fronte del “no”, che vede nella riforma un possibile rischio per l’equilibrio tra i poteri.
Le ragioni del “no”
Per il Pd, la riforma è sbagliata nel metodo e nel merito. Sul primo punto, Serracchiani parla di un’anomalia nel percorso procedurale: “Parliamo di un atto del governo arrivato in Parlamento senza che questo potesse realmente intervenire o metterci mano. È la prima volta che accade”. Un meccanismo che rende questa riforma “calata dall’alto dal governo, senza un vero e giusto confronto”. Quanto alla questione del merito, per l’esponente dem la riforma non solo “rischia di alterare gli equilibri fondamentali del nostro ordinamento e di colpire l’indipendenza della magistratura”, ma “non risolve i veri problemi della giustizia”.
“Gli interventi proposti non incidono sulle criticità strutturali del sistema, come i tempi dei processi o la carenza di personale. La riforma non tocca nessuno dei veri nodi della giustizia, neanche quello della separazione delle carriere, che esiste di fatto già dal 2022 e che si poteva al più completare con legge ordinaria, e interviene invece sulla nostra Carta costituzionale”, dice Serracchiani. Il vero obiettivo del referendum è quello di “eliminare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e liberare il governo dal suo controllo”.
Cosa succede dopo il voto
In caso di vittoria del “no”, si aprirebbe la strada a un intervento più mirato sui problemi concreti della giustizia: “Affronteremo le questioni reali, a partire dai tempi dei processi e dalla stabilizzazione dei precari, utilizzando strumenti di legislazione ordinaria”, dice Serracchiani, rilanciando un approccio pragmatico, che punta su riforme operative a beneficio e vantaggio esclusivo dei cittadini. Al contrario, se dovesse prevalere il “sì”, il rischio – secondo l’esponente dem – è uno spostamento dell’attenzione politica verso altre riforme istituzionali: “Si occuperanno solo di premierato”, afferma, lasciando intendere che le priorità concrete della giustizia potrebbero passare in secondo piano.

