La procura di Parigi ha chiesto l’ergastolo per il jihadista francese Sabri Essid, sotto processo in contumacia per la sua partecipazione al genocidio della minoranza religiosa yazida nella zona iracheno-siriana a metà degli anni 2010. Essid, presumibilmente morto in Siria, era un “anello essenziale nella catena criminale” che ha attuato la politica di sterminio degli yazidi, ha detto la procuratrice Sophie Havard nel chiedere alla corte d’Assise della capitale francese di dichiarare l’imputato colpevole di genocidio e crimini contro l’umanità.
Migliaia di yazidi (uomini, donne e anziani) sono stati giustiziati sommariamente in massa e sepolti in fosse comuni per essersi rifiutati di convertirsi all’Islam. Oltre 7 mila donne e bambini sono stati rapiti. Le donne e le ragazze yazide sono state ridotte in schiavitù sessuale, vendute, violentate e trasferite tra i combattenti dell’Isis in Iraq e Siria.
Il processo serve per non dimenticare, anche se nessuno pagherà veramente per la brutalità di quei crimini. Straziante la testimonianza della moglie di Essid, costretta a sposarlo. “Non mi era più permesso avere amici, guardare la TV, ascoltare musica. Potevo uscire solo per appuntamenti medici o per fare la spesa“. Questa donna veniva tenuta isolata e usciva solo completamente coperta, persino con i guanti.

