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Politica
Governo Conte cade? Niente urne. Il Quirinale studia le alternative. Eccole
Foto LaPresse

Ma davvero il Quirinale manderebbe il Paese alle urne immediatamente in caso di caduta di questo governo? Da giorni i giornaloni cartacei e il main stream del Palazzo rilancia il refrain delle elezioni come unico sbocco a un'eventuale crisi del Conte II, con tanto di richiamo perentorio di Sergio Mattarella. In realtà il presidente della Repubblica - ricordano molti parlamentari di maggioranza e opposizione - ha come compito quello di applicare la Costituzione, una sorta di notai della Carta. E, quindi, prima di sciogliere le Camere proverebbe a vedere se in questo Parlamento ci sono le condizioni per dar vita a un'altra maggioranza e a un altro esecutivo, come prevede appunto la Costituzione.

In questa fase delicatissima sul tema della Giustizia, con i penultimatum di Matteo Renzi, l'ira dei 5 Stelle, il disappunto del premier Giuseppe Conte e gli affondi di Nicola Zingaretti contro Italia Viva, in Transatlantico è iniziata la 'caccia al nuovo governo', una spiecie di gioco con il quale i parlamentari provano a immaginare come far sopravvivere la legislatura in caso di caduta dell'esecutivo. La prima ipotesi è una riedizione di questa maggioranza senza Conte, magari con Zingaretti o Dario Franceschini premier. C'è poi il ritorno, clamoroso, all'alleanza giallo-verde e quindi un governo M5S-Lega, magari con la partecipazione di Fratelli d'Italia, e con Luigi Di Maio nel ruolo di presidente del Consiglio.

Prende quota anche l'ingresso di Forza Italia nell'esecutivo che andrebbe a sostituire una fetta di 5 Stelle in uscita (area Alessandro Di Battista-Gianluigi Paragone). Senza dimenticare il governo dei due Matteo con Giancarlo Giorgetti premier, Lega, Italia Viva, Forza Italia e una fetta (quella più di destra) dei pentastellati. E infine c'è persino chi scommette su un governo di Centrodestra a guida Salvini sostenuto da Forza Italia, FdI e una parte di grillini in uscita verso il Carroccio (più altri che temono le elezioni e la perdita dei privilegi da parlamentare).

Tante ipotesi tra un caffè alla Buvette e una sigaretta del giardinetto di Montecitorio, ma una certezza: se cade questo governo le elezioni non sono automatiche. Anzi, il presidente della Repubblica farà tutti i passaggi necessari per capire se ci sono altre maggioranze, nuove o vecchie (almeno per questa legislatura). Senza considerare che il referendum costituzionale sul taglio degli eletti in programma domenica 29 marzo allontana non poco l'ipotesi delle elezioni anticipate, anche perché con la scontata vittoria del sì (non serve che venga raggiunto il quorum per essere valido) e senza la riforma della legge elettorale il Rosatellum andrebbe rivisto ridisegnando i collegi elettorali per la parte uninominale/maggioritaria. E quindi di elezioni non si parlerebbe almeno fin dopo l'estate, lasciando così al Quirinale tutto il tempo per capire e valutare quale formula di governo (di quelle elencate sopra) ha la maggioranza in Parlamento.

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