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Grazia presidenziale per Nicole Minetti: motivi umanitari dietro l’atto di clemenza di Mattarella

Decisivo il parere del ministro Nordio e le condizioni di salute di un parente stretto. Cancellata la pena per i processi Ruby e Rimborsopoli

Grazia presidenziale per Nicole Minetti: motivi umanitari dietro l’atto di clemenza di Mattarella
Foto presa dal video Youtube “Nicole Minetti graziata: cosa è successo davvero nel caso Ruby bis” de “Il Gazzettino”

Nicole Minetti riceve la grazia dal Presidente della Repubblica

Secondo quanto rivelato in anteprima dalla trasmissione Mi Manda RaiTre, l’ex consigliera della Regione Lombardia ha ottenuto il provvedimento di clemenza dal Capo dello Stato. La donna doveva scontare una pena complessiva definitiva derivante dalle condanne per peculato e per il ruolo svolto nel caso “Ruby bis”. Il conduttore Federico Ruffo ha spiegato tramite i canali social che “il provvedimento di grazia, giunto per motivi umanitari, è stato rilasciato nelle scorse settimane con il parere positivo del ministro della Giustizia Nordio e quello del Procuratore Capo della Corte d’Appello”, annunciando inoltre che l’approfondimento completo andrà in onda nella prossima puntata.

Il chiarimento ufficiale del Quirinale

In seguito alla diffusione della notizia, fonti del Colle hanno specificato che la scelta di concedere il beneficio è maturata dopo un’attenta valutazione tecnica e personale. È stato infatti sottolineato che “la concessione dell’atto di clemenza, in favore del quale si è espresso – si ricorda – il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere, si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”. Le stesse fonti istituzionali hanno poi invocato il massimo riserbo sul caso, ricordando che “la normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”.

La storia giudiziaria tra Arcore e il Pirellone

L’intervento della Presidenza della Repubblica chiude definitivamente le pendenze penali relative a una condanna complessiva di quasi quattro anni di reclusione. Il capitolo più noto riguarda il processo sulle serate nella residenza di Silvio Berlusconi, dove nel 2019 era stata sancita la colpevolezza per favoreggiamento della prostituzione; i giudici avevano accertato l’attività di gestione delle ragazze e degli appartamenti destinati al sistema delle “cene eleganti”. A questo filone si era poi aggiunto quello relativo all’utilizzo improprio dei fondi regionali in Lombardia, noto come “Rimborsopoli”. Per l’accusa di peculato legata a spese personali rimborsate con denaro pubblico, l’ex esponente politica aveva patteggiato una pena di un anno e un mese nel 2021.

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