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Guerra e riarmo, i “No Kings” pronti a bloccare Roma: attese 15mila persone

Giornata di manifestazioni anche nel Regno Unito, nelle grandi città degli Stati Uniti e a Parigi

Guerra e riarmo, i “No Kings” pronti a bloccare Roma: attese 15mila persone

Roma blindata per il corteo “No Kings Italia”, attese 15mila persona per dire no alla guerra e al riarmo. Controlli rafforzati in tutta la città, ma i manifestanti rassicurano: “Nessuna violenza”

Una mobilitazione globale contro i re e le loro guerre. Oggi, sabato 28 marzo, le strade della Capitale saranno attraversate dal corteo No Kings Italia, una “grande marcia popolare” che punta a “invadere e bloccare Roma” per dire no all’autoritarismo, alla guerra, al riarmo, al genocidio e alla repressione. Una mobilitazione partita ieri – con un concerto gratuito alla Città dell’Altra Economia, che ha visto la partecipazione di artisti come Ditonellapiaga, Mannarino, Daniele Silvestri e Willie Peyote – e che si concluderà oggi, con il corteo principale che partirà alle 14 da piazza della Repubblica e si concluderà in piazza San Giovanni. Gli organizzatori stimano la presenza di almeno 15mila persone, con centinaia di pullman e treni in arrivo da tutta Italia.

A fare i conti è Luca Blasi (Avs), portavoce dei No Kings Italia: “Saremo centinaia di migliaia, una grande marcia popolare per invadere Roma e bloccarla con i nostri corpi. Sono sicuro che sarà una piazza gigantesca, persino oltre le nostre aspettative. Non riusciamo nemmeno a contare i treni e i pullman che sono pronti a raggiungere Roma”. La mobilitazione si inserisce anche nel dibattito post referendum costituzionale: secondo Raffaella Bolini (Arci), “il No alla riforma della giustizia è stato un No generale a un mondo in cui una minoranza infima di potenti vuole portare la maggioranza dei cittadini a vivere in regimi oppressivi e a rischiare di ritrovarsi in una guerra mondiale”.

Il corteo di oggi sarà quindi diretto contro il governo di Giorgia Meloni, di cui il movimento chiede le dimissioni, ma non risparmia critiche all’opposizione: “Il dibattito post referendum sul possibile nuovo leader della coalizione non ci interessa: più che parlare di leadership si dovrebbe parlare delle politiche sociali da portare avanti per contrastare questa destra”, spiegano i manifestanti.

Sicurezza e allarme anarchico

Alla conferenza stampa di lancio della mobilitazione erano presenti, oltre ai No Kings, anche realtà come Arci, Fiom, Disability Pride Italia, Rete Pace e Disarmo e Rete No Bavaglio. In totale le sigle aderenti superano le 700. L’organizzazione della sicurezza è già in corso da giorni. Digos, carabinieri e prefettura monitorano la mobilitazione, considerata particolarmente delicata anche alla luce del clima politico delle ultime settimane. L’attenzione è concentrata soprattutto sulla possibilità che gruppi radicali o frange anarchiche possano infiltrarsi nel corteo.

La data del 28 marzo era stata individuata da tempo da alcuni attivisti legati ad Askatasuna, nell’ambito delle iniziative successive allo sgombero del centro sociale torinese avvenuto lo scorso dicembre. A rendere ancora più delicato il quadro è stato quanto accaduto nei giorni scorsi al Parco degli Acquedotti, dove due anarchici sono morti in seguito all’esplosione di un ordigno artigianale. Al momento, secondo gli investigatori, non emergono segnali concreti di rischio imminente, ma il livello di allerta resta elevato. Le forze dell’ordine stanno intensificando, già da questa mattina, i controlli negli snodi principali della città. Particolare attenzione è riservata a stazioni ferroviarie, terminal dei pullman e caselli autostradali, dove verranno monitorati gli arrivi da fuori regione. Prevista anche la rimozione preventiva delle auto lungo il percorso della manifestazione e la chiusura di numerose strade del centro.

Il Ministero dell’Interno ha messo in campo un piano di sicurezza rafforzato per prevenire infiltrazioni violente lungo tutto il percorso della manifestazione. Il ministro Matteo Piantedosi ha ricordato che l’anarco-antagonismo violento non è folklore, citando lo sgombero di Askatasuna come esempio: “È una minaccia concreta e strutturata. Il livello di attenzione resterà massimo per garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela delle infrastrutture critiche”. Gli organizzatori del corteo hanno preso le distanze da eventuali derive violente: “Chi verrà in piazza a portare pratiche non condivise con il movimento non ne fa parte”.

L’iniziativa ha un respiro internazionale: si svolge in contemporanea con Together nel Regno Unito, un mega-concerto a Londra, e il No Kings Day nelle grandi città degli Stati Uniti e a Parigi. Anche altre città italiane partecipano alla mobilitazione, come Firenze, con manifestazioni contro le guerre e la politica di Donald Trump.

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