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Politica
"La prescrizione? Scoglio da superare. Il referendum aiuta la riforma”
Jacopo Morrone Lapresse

Senza l’approvazione entro l’anno delle leggi delega per la riforma del processo penale, civile e del Csm le risorse del Recovery fund sono a rischio. Il ministro della Giustizia Marta Cartabia, presentando ieri il lavoro conclusivo della commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzio, ha suonato la sveglia ai partiti, richiamandoli al senso di responsabilità. Riformare la giustizia, insomma, è una priorità. Ma è un obiettivo perseguibile con una maggioranza composita come quella che regge il governo Draghi? Affaritaliani.it ne ha parlato con l’ex sottosegretario alla Giustizia e deputato della II Commissione Jacopo Morrone. Il parlamentare della Lega non ha dubbi. Intervistato dal nostro giornale dice subito: “Oggi non ci sono più scusanti”. Quanto al referendum promosso dal suo partito, difende l’iniziativa e spiega: “Sbaglia chi parla di ‘provocazione’ da parte di Salvini. In realtà, l’obiettivo è sostenere e stimolare Governo e Parlamento perché si proceda spediti sulla strada delle riforme”.

Morrone, il ministro Cartabia ha detto in maniera chiara che senza riforme della giustizia saranno a rischio le risorse europee del Recovery. Questa volta l’Italia riuscirà a portare a casa il risultato?
Oggi non ci sono più scusanti. Le riforme della giustizia sono la priorità, sia nei confronti degli italiani che aspettano da troppo tempo, sia nei confronti della credibilità e dell’affidabilità del nostro Paese a livello internazionale.

Una maggioranza così larga e per di più con posizioni spesso divergenti sui temi della giustizia complica il cammino delle riforme. Come se ne esce?
Credo che la risposta migliore l’abbia data Matteo Salvini. Si pronuncino gli italiani su questioni importanti come la responsabilità civile dei magistrati, sulla separazione delle carriere, e sull’abrogazione della legge Severino.

Si riferisce al referendum. Ma la mossa del suo partito non è una forma di contestazione del lavoro che sta portando avanti Via Arenula?
Sbaglia chi parla di ‘provocazione’ da parte di Salvini. In realtà, l’obiettivo è sostenere e stimolare Governo e Parlamento perché si proceda spediti sulla strada delle riforme. Lo stesso obiettivo evidenziato anche dal ministro Marta Cartabia, quando ha affermato che chi si sottrae al cambiamento dovrà anche assumersene la responsabilità di fronte a ciò che chiede il Recovery.

Il segretario del Pd Letta sostiene che Salvini con il referendum sulla giustizia faccia propaganda. Ha detto: “E’ un modo per gettare la palla in tribuna”. Come replica?
Credo che il neosegretario Pd stia sbagliando tutto. Ed è effettivamente incomprensibile vista la lunga e articolata esperienza di Enrico Letta. Sta ulteriormente svuotando di contenuti politici il partito, per rimanere ancorato a visioni ideologiche, come lo Jus soli, che certamente non rappresenta uno dei problemi principali del Paese. Per non parlare dell’intesa con il M5s, scommessa perseguita in continuità con il suo predecessore che sta miseramente franando. Se oggi dovessi rispondere su quali siano i filoni politici concreti perseguiti dal Pd per contrastare la crisi in cui si trova il nostro Paese non saprei cosa dire. In questo senso spiego anche l’animosità di Letta nei confronti di Salvini.

Lo scoglio principale da superare riguarda la prescrizione, bandiera del M5s. Che margini vede di arrivare ad un accordo con il partito di maggioranza relativa?
Una bandiera sfilacciata alla prova dei fatti e uno scoglio che deve essere superato. Siamo garantisti, non forcaioli né giustizialisti. I processi infiniti non sono nella nostra agenda.

Anche il Csm va riformato. Qual è secondo lei il sistema di nomina migliore?
La riforma del Csm è prioritaria, ma ci vuole coraggio. La credibilità delle nostre Istituzioni passa anche dalla capacità di trovare una nuova strada per restituire autorevolezza a questo organismo. Ribadisco che la maggior parte dei magistrati è corretta e preparata ma, obiettivamente, gli ultimi gravi scandali emersi rischiano di travolgere purtroppo la credibilità dell’intera categoria. Al Csm devono essere eletti magistrati che possano dare prova di assoluta indipendenza e trasparenza. Basta con i mercanteggiamenti, gli scambi di favori e le coperture all’uso della giustizia come arma politica. Credo che la soluzione possibile potrebbe essere il sorteggio che annullerebbe quel sistema ormai incancrenito.

 

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