Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Matteo Salvini è tutti i giorni in tv. Parla, posta e twitta. Tutti lo conoscono, c’è chi lo ama e chi lo odia. Ma nel Carroccio c’è qualcuno che prende le decisioni chiave, ovviamente insieme al segretario federale che detta la linea, come si è visto nelle ultime ore. Stiamo parlando di Giancarlo Giorgetti, la vera mente della Lega. L’ex presidente della Commissione Bilancio della Camera, storico bossiano e poi salviniano (ma mai maroniano), è stato determinante nelle ultime scelte leghiste. L’ingresso di Barbara Saltamartini, ex portavoce dell’Ncd, nel gruppo leghista della Camera è stato preparato per settimane proprio da Giorgetti. Studiato nei minimi dettagli, organizzato e portato a termine con successo, nonostante qualche malumore tra i militanti duri e puri. Non solo. Giorgetti è stato determinante per il ritorno dell’asse con Forza Italia e Silvio Berlusconi. Mentre Salvini era impegnato negli studi televisivi, tra Ballarò e Porta a Porta, il Gianca (come lo chiamano i leghisti) trattava con Deborah Bergamini e Giovanni Toti. E così si è arrivati all’intesa, dolorosa per la rinuncia alla Liguria, ma con la corsa solitaria in Toscana, Marche e Puglia e con l’appoggio di Fi a Zaia in Veneto. Giorgetti non è Salvini. Anzi, è l’opposto del segretario. Schivo e introverso (non parla mai con i giornalisti), è un politico abile e astuto e con la sua impronta la Lega si allontana dal lepenismo (il Front National in Francia non si alleerebbe mai con l’Ump di Sarkozy) e sceglie il pragmatismo e la real politik. Forse nel breve termine può costare voti al Carroccio, specie in Liguria e soprattutto tra i duri e puri delle valli, ma nel lungo periodo la scelta strategia di tornare con Forza Italia permette alla Lega, e quindi a Salvini, in futuro di potersela giocare con Matteo Renzi. I leghisti da soli potrebbero anche arrivare al 20%, magari al 25, ma senza un’alleanza di Centrodestra (e Berlusconi è obtorto collo l’interlocutore naturale), non c’è alcuna possibilità di arrivare a Palazzo Chigi. Giorgetti lo ha capito. Ha lavorato dietro le quinte e ha convinto Salvini a cambiare rotta.

