Commissariamento strisciante, partito “sotto tutela”, gruppo dirigente esautorato. Questo lo stato d’animo largamente diffuso tra la prima linea della Lega Nord piemontese dopo aver appreso l’intenzione del segretario federale Matteo Salvini di chiedere un passo indietro a Roberto Cota e affidare la reggenza della segreteria “nazionale” a Riccardo Molinari. «Uno schiaffo bell’e buono non solo alle velleità personali di taluni – spiega sotto garanzia dell’anonimato un consigliere di Palazzo Lascaris -, ma un atto di sfiducia nelle capacità del movimento di darsi in autonomia un nuovo assetto». Giustificata nell’interesse del governatore sotto schiaffo di giudici e opinione pubblica – “Roberto, distinguendo i ruoli è più efficace la tua e la nostra difesa” – la mossa ha mandato in fibrillazione colonnelli e salmerie del Carroccio piemontese.
Da una parte i “torinesi”, i cui esponenti di punta, Stefano Allasia e Elena Maccanti, mirano a riconquistare la leadership del capoluogo dopo i quasi 13 anni ininterrotti di dominazione novarese, dall’altra i diadochi delle varie province per nulla disposti a concedere “a scatola chiusa” la loro obbedienza (e quello che rimane delle rispettive guarnigioni elettorali). Al di là del giudizio sul designato – il giovane Molinari raccoglie consensi ma altrettanto scatena feroci critiche – è il segno dell’operazione a non convincere i più: dall’assessore Claudio Sacchetto che a Cuneo contende il controllo del partito a Gianna Gancia (in difficoltà crescente, nonostante il suo legame sentimentale e politico con Roberto Calderoli) al pirotecnico deputato valsesiano Gianluca Buonanno a cui, pur in assenza del pedigrée di leghista “puro” (nel suo passato c’è la militanza nella destra e persino approcci con formazioni centriste), Cota avrebbe promesso in passato di sostenerlo per la sua successione. Per non dire di Enrico Montani, ex senatore verbanese ed eterno candidato in pectore, in perenne attesa della convocazione delle assise congressuali. Persone con poco o nulla in comune – a parte la comune “fede” leghista – ma che potrebbero trovare una saldatura nell’impedire il disegno prospettato dal “federale” con l’accondiscendenza di Cota.
Ad agitare ancor più gli animi è la notizia della manifestazione di lunedì prossimo, 3 febbraio, ad Alessandria, feudo di Molinari, con il segretario Matteo Salvini: se si esclude la fiaccolata pro Cota, la prima iniziativa politica in Piemonte del neo leader di via Bellerio. Il volantino ha fatto ieri il giro di tutte le caselle di posta elettronica dei maggiorenti leghisti, contribuendo non poco a far alzare la temperatura dei rapporti verso il loro compagno di partito. Al termine della serata avrebbe preso corpo l’idea di formare una delegazione per illustrare al nuovo capo le ragioni di tanta perplessità.
Nel Carroccio ore contate per Cota
