Legge elettorale, il Cdx deposita il testo in Parlamento. Tutti i dettagli
Non è tanto il merito tecnico della riforma ad aver acceso immediatamente il confronto politico, quanto il metodo scelto dalla maggioranza. Le opposizioni denunciano un percorso deciso in solitaria, senza alcun coinvolgimento preventivo, su una materia considerata centrale per l’equilibrio democratico.
Andrea Giorgis parla apertamente di assenza di dialogo: nessun testo condiviso, nessuna proposta formale, nessun tavolo di confronto. Secondo l’esponente dem, intervenire sulla legge elettorale senza un’intesa ampia significherebbe trattare le regole del gioco come se fossero nella disponibilità esclusiva di chi governa. Un’impostazione che, a suo dire, rischia di comprimere il ruolo delle minoranze e di alterare un principio di fondo: le norme che regolano la democrazia dovrebbero nascere da un consenso il più possibile trasversale.
Ancora più netta la posizione di Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti, che spostano il focus dalle procedure ai contenuti politici. Per i dirigenti del Partito democratico, la priorità del Paese sarebbe altrove: emergenze sociali ed economiche, risorse per i territori, salario minimo, congedi parentali paritari. La scelta di dedicare una notte di trattative alla legge elettorale viene descritta come un segnale politico preciso, ossia la volontà di mettere in sicurezza la maggioranza più che di rispondere ai problemi concreti dei cittadini.
Il centrodestra, dal canto suo, rivendica la necessità di intervenire per garantire stabilità in vista delle politiche del 2027. Dopo un vertice notturno e ulteriori limature tecniche, il testo è stato depositato in Parlamento con l’obiettivo dichiarato di coniugare rappresentatività e governabilità.
Il nuovo meccanismo
L’impianto proposto archivia i collegi uninominali del Rosatellum e introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. Il premio scatterebbe a favore della lista o della coalizione che ottiene il maggior numero di voti validi e supera la soglia del 40%.
Alla Camera, il premio non potrà eccedere il 15% dei seggi complessivi, con un tetto fissato a 230 deputati. Al Senato, invece, il limite massimo sarebbe di 114 seggi e l’assegnazione avverrebbe su base regionale. È inoltre prevista una possibilità di ballottaggio – definita residuale – nel caso in cui le prime due coalizioni si fermino tra il 35% e il 40%.
Restano invariate le soglie di sbarramento: 3% per le liste che corrono da sole, 10% per le coalizioni. Non sono previste preferenze, mentre rimangono le pluricandidature e l’obbligo di equilibrio di genere nella composizione delle liste.
L’indicazione del candidato premier
Tra le novità politicamente più rilevanti figura l’obbligo di indicare nel programma di coalizione il nome del candidato premier da proporre al presidente della Repubblica. Il nome non comparirà sulla scheda elettorale, che manterrà un’impostazione simile a quella attuale, ma entrerà formalmente nel programma depositato.
Nel testo si richiama anche la necessità di conformarsi ai rilievi della Corte costituzionale, delineando un sistema proporzionale con un correttivo “predeterminato” finalizzato a garantire stabilità senza comprimere il pluralismo.
Il confronto parlamentare si preannuncia acceso. Più che sugli aspetti tecnici del meccanismo elettorale, la partita sembra destinata a giocarsi sul terreno politico: da un lato la rivendicazione della stabilità, dall’altro la richiesta di un percorso condiviso per riscrivere le regole della competizione democratica.

