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Politica
Liberazione, troppi assassini considerati come eroi
Il Presidente Mattarella in visita a Cuneo per il 25 aprile

Bene Meloni e Mattarella. Ma erano italiani anche i combattenti stecchiti dai partigiani Pci dopo il 25/4 

Giorgia Meloni è stata molto chiara, nella lunga lettera al Corriere della Sera, stampata nel giorno della sua prima festa del 25 aprile, come inquilina di Palazzo Chigi, nata 22 anni dopo la Liberazione. Il primo partito della Nazione è “incompatibile”, ha sottolineato la leader di FdI, con le nostalgie del fascismo e quelli «scolpiti nella Costituzione» sono i «valori conculcati dal fascismo, l’amore per la democrazia è l’antidoto a tutti i totalitarismi». Condivisibile il no “a chi intenda tracciare divisioni, su questo terreno, da usare come strumento di delegittimazione dell’avversario”.

Significativa la scelta, come destinatario della lettera, del Corriere della Sera, non solo come quotidiano più diffuso, ma soprattutto perché non ha mai rinunciato alla sua mission di giornale equilibrato, non aggressivo, eufemismo, come altri quotidiani, schierati contro la numero uno del partito più votato dagli elettori. Costoro, in democrazia, sono i veri e più credibili maestri.

E hanno maggiore legittimità di quanti parlano (o meglio: auspicano) un’ “Italia divisa”. E, nel tentativo di creare difficoltà alla premier, esaltano il discorso pronunciato a Onna, 14 anni fa, da un nemico storico della sinistra e dei suoi giornali, Berlusconi, e si rallegrano per il ritorno sulla scena del “teatrino politico” del delfino del fascista Almirante, Fini, che guidò un partito di destra, che raggiunse meno della metà dei voti di Fratelli d’Italia.

Giusta la scelta di Mattarella di ricordare, nella zona di Cuneo, “la terra dei 12 mila partigiani, dei 2000 caduti in combattimento e delle 2600 vittime delle stragi nazifasciste”. Come tanti italiani, il Capo dello Stato ha letto il «Sangue dei vinti», scritto 20 anni fa dal compianto Giampaolo Pansa, ed è informato sulle vendette compiute, dopo il 25 aprile, dai comunisti. Eppure parlarne è ancora un tabù. Molte di quelle vittime, italiani come i morti omaggiati ieri, non indossavano alcuna divisa e troppi assassini sono stati considerati eroi.

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