La notizia rilanciata dal quotidiano Libero ha trovato conferma, è stato il diretto interessato ad ammetterlo: “Vero, mi sono incontrato con Paolo Zampolli, l’uomo di Trump”. Il leader del M5s, pizzicato in un ristorante romano con l’inviato della Casa Bianca, ha deciso di scrivere una lettera per spiegare i motivi di quell’incontro. Ma naturalmente il caso è già diventato politico. E alla Camera, il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami ha ironizzato così: “Non farò il nome di Giuseppe Conte, magari gli potremo chiedere altre cose, non gli chiederemo, ad esempio, cosa faceva ieri a pranzo con l’emissario di Trump a Roma, chiuso come al suo solito in una stanza, a parlare di vicende esattamente opposte rispetto a quelle che poi quando va in piazza con i propal, con gli antagonisti, con chi prende a martellate questo e quell’altro”.
Conte, nella sua lettera aperta, spiega così l’incontro con Zampolli. “Illazioni e fantasmagoriche teorie sul mio incontro, avvenuto in un luogo pubblico, pensate, con l’inviato speciale del presidente Trump che me ne aveva fatto formale richiesta e, peraltro, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia”. Giuseppe Conte lo scrive su Facebook allegando la replica al direttore del quotidiano Libero – che, annota, “ha voluto dedicare un suo editoriale all’incontro che ho avuto con il sig. Paolo Zampolli” – per “informare i suoi lettori, che saranno rimasti confusi dalle sue offensive accuse e scorrette insinuazioni, che l’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza“.

