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Politica
M5S: no alla candidatura a punti. Pronto documento anti-Casaleggio
Foto: LaPrese

La politica ridotta a gioco, con punti, livelli, classifiche, ansia da prestazione. In inglese, la lingua madre di molti neologismi della modernità, si chiama «gamification». L'ultima trovata di Davide Casaleggio, - si legge su La Stampa - padrone a oggi ancora assoluto dell'Associazione Rousseau e dunque dei meccanismi procedurali e di controllo del M5S, è in realtà un sistema pienamente funzionante da qualche mese, avviato dopo la sconfitta alle Europee e finito tra le contestazioni che una fetta importante di parlamentari inserirà in un documento da presentare agli Stati generali di aprile. Si tratta di un sistema a punteggi al quale è appeso il destino dei singoli candidati e che dimostra ancora una volta di più quanto un partito politico (M5S) sia subordinato a un'organizzazione (Rousseau) che crea eventi ma che è legata alle logiche aziendali del figlio del fondatore di quel partito (Casaleggio). Loro li chiamano badge. Quanti più badge ottieni, tante più chance hai di scalare la lista delle selezioni interne (in gergo grillino le parlamentarie, le regionarie etc..). Il fatto però è che non acquisti punteggi con la normale attività politica del M5S, dai banchetti sui territori ai convegni o qualsiasi altra iniziativa che normalmente impegna un militante o un eletto. A premiare, invece, è la partecipazione alla piattaforma Rousseau, o direttamente online o agli eventi organizzati da Casaleggio in giro per l'Italia. C'è chi nelle chat dei parlamentari parla del compimento del «partito-azienda», chi ironizza sui punti fedeltà dell'Esselunga, chi cita la lettura distopica di "The Circle" di Dave Eggars, dove la carriera all'interno di una società digitale è strettamente collegata agli "score" di socializzazione raggiunti.

Ecco come funziona: all'apertura del profilo del singolo attivista vengono assegnati una serie di obiettivi. Ognuno corrisponde a un'icona colorata, che si accende solo una volta conseguito l'obiettivo. Hai partecipato a un Villaggio Rousseau, la giornata di workshop itinerante organizzata da Casaleggio Jr? Ottieni un badge. Hai inserito, da parlamentare, una proposta di legge sulla piattaforma per condividerla con gli iscritti? Altro badge. Hai seguito le lezioni di e-learning? Ancora un altro badge. Anche il titolo di laurea dà punti, un'opzione che si attira le accuse di classismo. Sono medagliette, come quelle cumulate nelle app dei giochi. Solo che qui più ne cumuli più hai la possibilità di essere eletto. Insomma: sei un simpatizzante grillino, presente in tutte le battaglie che contano, con picchetti, denunce e così via, ma anche se fossi Winston Churchill saresti surclassato dal secchione smanettone che non si perde un evento di Rousseau.

È uno degli aspetti più criticati del metodo Casaleggio, quell'insieme di procedure che di fatto hanno capovolto i rapporti di dipendenza tra il M5S, partito di maggioranza relativa alle Camere, e Rousseau. «Il Movimento è completamente permeato da Rousseau. In questo modo Davide si assicura il pieno funzionamento della piattaforma, e noi siamo trattati da dipendenti, ma non del popolo italiano. È una macchina di controllo perfetta», ci dice un deputato che chiede di rimanere anonimo. Il suo nome potrebbe spuntare presto assieme a tanti altri, tra le firme di un documento che sarà portato agli Stati generali e al primo punto conterrà la richiesta di inglobare l'Associazione Rousseau sotto il M5S.

Qualche indiscrezione era già trapelata. La novità è che un gruppo di deputati sta lavorando a questo documento che farebbe da sintesi con quello già prodotto da tre senatori, dove pure si chiedeva di «sottrarre la piattaforma Rousseau al controllo di Casaleggio» e di affidarlo a «un comitato di garanzia». La differenza, spiegano gli autori, starebbe nel fatto di donare la piattaforma all'intera comunità del M5S e non solo agli eletti. Il cambiamento deve partire dallo statuto. E dai soci. Che non devono più essere scelti da Casaleggio senza alcun confronto, ma nominati o eletti collegialmente, per garantirne la rappresentatività. Solo così verrebbe assicurato il controllo "del" M5S e non "sul" M5S. Nessuno dei tanti ribelli ha gradito la scelta di Enrica Sabatini: fedelissima di Casaleggio, prima messa al suo fianco nell'Associazione poi indicata da Luigi Di Maio come facilitatore, con la delega al Coordinamento e agli Affari interni. Di fatto il vice del capo politico. Ed è a lei, assieme all'imprenditore, che si imputa l'ideazione delle candidature a punteggi.

Nella fase transitoria della reggenza, senza un vero e proprio capo politico, con il garante-fondatore Beppe Grillo disinteressato, i parlamentari si stanno definendo come un contropotere che cerca suoi spazi di autonomia rispetto ai vertici. Mai le complicate dinamiche della democrazia interna sono state così dibattute nel M5S. Un gioco che è diventato maledettamente serio.

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