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Martina alla Fao, tra Sanchez e Schlein prima lite per la nomina del nuovo direttore. L’analisi

Il premier spagnolo lancia il suo ministro contro il candidato italiano Martina: scontro totale tra socialisti e Pd in Europa

Martina alla Fao, tra Sanchez e Schlein prima lite per la nomina del nuovo direttore. L’analisi
Elly Schlein e Pedro Sanchez

Schlein-Sanchez, è gelo: il “tradimento” del leader spagnolo sulla nomina alla Fao

Chi c’era a Barcellona, nell’ultima assise socialista, un appuntamento a cui la segretaria tiene tantissimo, racconta di aver notato tra Elly Schlein e il suo idolo Pedro Sanchez, una leggera freddezza, rispetto agli ultimi assai calorosi incontri. E il motivo di questa apparente “tensione” tra i due, potrebbe essere legato alla nomina (prevista nella primavera del 2027) del nuovo direttore generale della Fao, il più importante organismo internazionale per agricoltura e alimentazione con sede a Roma, sul quale il governo, con grande fair play, sta sostenendo da tempo il nome dell’ex segretario del Pd Maurizio Martina. “Schlein per la prima volta, forse ha capito che la politica estera è cosa assai più complicata rispetto agli slogan che si usano nei comizi.

È davvero paradossale quello che sta accadendo, il centrodestra propone un nome della sinistra e proprio l’unico leader di sinistra europeo si mette di traverso. Questa deve essere un’importante lezione per la segretaria che forse non ha ancora idea di come funziona la diplomazia e gli assetti in politica estera. Non è come fare comizi o discorsi in Parlamento”, diceva un esponente del Pd riformista, qualche giorno fa a Montecitorio.

D’altra parte quando il governo spagnolo a marzo ha proposto l’attuale ministro dell’agricoltura Luis Planas Puchades, dalle parti del Nazareno qualcuno ha cominciato a pensare che quella del premier spagnolo fosse una mossa per contrastare la premier italiana. Ma il fatto che il candidato italiano fosse un uomo di sinistra come Martina, ha creato il primo vero scontro con il partito guidato da Sanchez. A Bruxelles, secondo sempre i bene informati, Nicola Zingaretti, che aspirava alla presidenza del partito socialista europeo, si sarebbe sfogato con i suoi: “Questo è il capolavoro della segretaria, ha ceduto la presidenza dei socialisti europei che spettava a noi come delegazione più numerosa, proprio per fare un favore a Sanchez, ed ecco questo è il suo ringraziamento”. L’ex segretario del Pd, che certo non può dirsi un sostenitore della Schlein, si riferisce al fatto che il Pd avrebbe deciso di riconfermare la spagnola Iratxe García Pérez alla guida dei socialisti spagnoli. Una decisione che secondo molti eurodeputati italiani, ha dimostrato una certa sudditanza della Schlein verso Sanchez.

“È indubbio che la segretaria del Pd, che non ha alcuna esperienza di politica internazionale cerchi una sponda nel leader in Europa più vicino alle sue idee. Ma occorre anche considerare il peso e l’autorevolezza dell’Italia e quello della Spagna”, dice una fonte diplomatica italiana a Bruxelles. Insomma molti al Nazareno considerano quello dell’amico Pedro, come un piccolo sgarbo. Per altri invece è solo la plastica dimostrazione della sostanziale irrilevanza del Pd italiano a livello internazionale. Per cercare di arrivare ad un compromesso, la segretaria del Pd, durante la recente assise socialista a Barcellona, ha cercato di trovare un punto di incontro col premier spagnolo. Ma da quello che si apprende da fonti qualificate, il premier spagnolo pare sia rimasto fermissimo, nel suo appoggio incondizionato ad un uomo a lui fedelissimo come appunto il ministro dell’agricoltura Planas, che non a caso è stato ministro in tutti gli ultimi tre governi di Sanchez.

Per la Spagna il controllo delle autorità legate all’agricoltura e all’alimentazione sono fondamentali nella strategia volta a rafforzare il multilateralismo e la presenza spagnola nei processi decisionali globali in materia di sicurezza alimentare. Ma certo è che questo mette in serio imbarazzo il Pd e rappresenta certamente un punto a favore del governo, che giustamente ha buon gioco nell’accusare la Spagna del socialista Sanchez di fare il gioco sporco. “Noi candidiamo uno del Pd, Maurizio Martina, al vertice di un organismo internazionale come la Fao e i socialisti, che sono alleati di Schlein, con Pedro Sanchez ci oppongono un altro nome? Protesterò con l’Ue”, si sfoga, parlando con Repubblica, Francesco Lollobrigida. Il ministro dell’Agricoltura si confida a margine del brindisi organizzato dal suo dicastero due giorni fa, per gli internazionali di tennis al Foro Italico. E chiaramente il ministro dell’agricoltura non può che prendersela anche con la segretaria del Pd, che non sarebbe riuscita a mediare (così dice lui) con il suo collega europeo Sanchez.

Il ministro dell’agricoltura italiana ha cercato anche una moral suasion verso Maria Panayiotou, ministra per l’agricoltura di Cipro, che ha la presidenza di turno dell’Ue, consapevole del fatto che la Spagna avrebbe formulato candidature anche in altri organismi internazionali legati al settore agrifood. A febbraio del 2027, infatti, si terrà l’elezione per la direzione del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), dove potrebbe spuntarla ancora una volta l’economista di Madrid Alvaro Lario, attuale direttore. E poi ci sono da nominare i vertici del Programma alimentare mondiale (Pam). Secondo alcune fonti qualificate del ministero degli esteri, Tajani avrebbe avuto venerdì scorso rassicurazione da parte di Marco Rubio sull’appoggio degli americani al candidato italiano, ma il problema è che la Spagna può contare su solidi appoggi in Sud America e in Medio Oriente.

Il voto assume una ulteriore rilevanza perché si tratta della prima volta in cinquant’anni, che si possa avere un europeo al vertice della Fao. E la cosa non è affatto secondaria, dal momento che l’attuale direttore generale, il cinese Qu Dongyu, eletto grazie al voto africano e a quello sudamericano, ha certamente spostato l’asse dell’organismo verso gli interessi del dragone. “Mentre adesso l’Europa ha assoluto bisogno di avere maggior potere e peso negoziale, proprio in organismi come la FAO, che sembrano secondari ma invece non lo sono affatto, soprattutto alla luce di quello che sta accadendo nel mondo”, fa notare un diplomatico italiano di vecchio corso. Ecco allora che tra i due litiganti potrebbe anche spuntarla il terzo incomodo, l’irlandese Phil Hogan, ex commissario europeo dell’agricoltura, che il governo irlandese ha proposto ad inizio marzo. Ma non è da escludere anche che alla fine possa uscire un altro nome non europeo, e questo per la sinistra europeista tanto cara a Schlein e Sanchez sarebbe davvero il più grande smacco. Ed è per questo che da Palazzo Chigi seguono la vicenda con la serenità di chi sa di essersi comportato in maniera impeccabile, e anche con la consapevolezza di avere messo chissà, in un certo senso, anche se indirettamente, in difficoltà l’asse socialista europeo.

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