Hub nei Paesi terzi, detenzione fino a 24 mesi e stop al rientro: così Strasburgo sposta a destra l’asse politico
“C’è una nuova maggioranza in Europa sulla migrazione”. Lo ha detto il copresidente di Ecr Nicola Procaccini, durante una conferenza stampa a margine della plenaria in corso a Strasburgo, in riferimento al voto di ieri sera in commissione Giustizia (Libe) sul regolamento rimpatri.
“Crediamo che esista una dimensione esterna nella gestione della migrazione, perché sarà essenziale collaborare con i Paesi terzi”, ha ribadito Procaccini, che ha definito i centri per i rimpatri fuori dall’Ue “fondamentali”. L’esponente FdI ha detto che occorre “garantire il diritto d’asilo solo a chi ne ha realmente diritto” ha evidenziato come “la politica delle porte aperte ha fallito, da tutti i punti di vista”.
Nelle stesse ore il giornale Politico ha riportato di una cena tra il presidente dei popolari Manfred Weber e la presidente dei socialisti Iraxte Garcia Perez. Per cercare di ristabilire un rapporto che pare ormai irrimediabilmente sfilacciato. Ma secondo fonti bene informate e presenti alla cena, i risultati sarebbero stati deludenti. Il tentativo di riconciliazione non avrebbe avuto luogo ed anzi in certi frangenti della serata, si sarebbero riacutizzati vecchi rancori e incomprensioni. Insomma, un incontro che avrebbe lasciato sul tavolo tutti i problemi che certamente esistono tra i due gruppi politici, che la scorsa legislatura hanno guidato insieme a vederci e liberali la maggioranza del parlamento europeo porre fine agli scontri tra due alleati tradizionali dopo un anno turbolento in cui si sono scontrati su tutto, dalla politica migratoria dell’UE al programma di semplificazione della Commissione.
Christophe Clergeau, vicepresidente del gruppo S&D, presente alla cena, ha dichiarato a Politico, che la cena aveva due scopi principali: permettere ai vicepresidenti di conoscersi meglio e di esprimere le proprie lamentele. “Era necessario avere una discussione franca e diretta… in modo diplomatico”, ha detto Clergeau, aggiungendo che “ci sono problemi… il gioco che il PPE gioca con l’estrema destra, il programma di deregolamentazione della Commissione, le molteplici iniziative che indeboliscono il Green Deal e la legislazione sociale e ambientale”.
Il voto in commissione Libe a Strasburgo ha dimostrato ancora una volta che in molti dossier importanti primo tra tutti quello sulla migrazione, come si stia creando una maggioranza differente da quello che ha sostenuto a luglio la rielezione della Ursula Von der Leyen. Nel voto della commissione Giustizia dell’Euro camera sulla direttiva rimpatri, il testo di compromesso presentato dall’eurodeputato popolare francese François-Xavier Bellamy ha ottenuto una maggioranza ampia rispetto a quella presentata dal relatore liberale Malik Azmani, grazie a una maggioranza formata da Ppe, ECR, Patrioti ed Esn: il compromesso targato PPE, forte del supporto dell’estrema destra, è passato con 41 voti a favore e 32 contrari.
La proposta sostenuta dalle destre include riferimenti agli hub di rimpatrio in Paesi terzi, l’estensione della detenzione fino a 24 mesi, la creazione di una lista europea dei rimpatri e divieti di reingresso fino a 10 anni, una posizione “più vicina a quella del Consiglio Ue”, spiegano le fonti. Restano dubbi anche sulla posizione dei socialisti scandinavi, in particolare svedesi e danesi, che potrebbero sostenere il testo delle destre.
“Il voto nella commissione Libe è un passo importante nella direzione giusta- ha commentato il presidente e capogruppo del Ppe Manfred Weber – perché deve essere chiaro che portiamo i migranti illegali fuori dall’Ue”. E ha aggiunto: “Siamo a favore degli hub per i rimpatri”. Schiuma rabbia la sinistra.
“Finalmente anche la direttiva rimpatri viene messa sulla giusta strada – dichiara l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori ECR– Nella commissione Libe la politica immigrazionista delle sinistre è stata travolta da una larga maggioranza. Che intende governare il fenomeno migratorio anziché subirlo”. Un discorso che fa capire ancora una volta quanta sia la distanza ormai tra il gruppo dei popolari e quello dei socialisti.
Mentre il modello inaugurato dal governo italiano, ed appoggiato da Von der Leyen, ma anche dallo stesso cancelliere Merz, sta sicuramente avendo i suoi effetti anche sul parlamento europeo. Carlo Fidanza, capo delegazione di Fdi al parlamento europeo, ha appunto sottolineato questo aspetto del voto di ieri, che potrebbe avere una maggiore valenza di quello che sulla carta dovrebbe. Il voto “è un altro passo deciso verso la chiusura della lunga stagione: nella quale, per responsabilità della sinistra europea, è stato consentito l’arrivo indiscriminato di immigrati irregolari; e sistematicamente impedito un efficace meccanismo di espulsione”.
E ancora: “Viene recepito anche il principio degli hub per i rimpatri nei Paesi terzi: una soluzione ispirata dal protocollo Italia-Albania attuato dal governo Meloni. Con buona pace della sinistra immigrazionista di Pd, M5S e AVS. Che anche nel voto europeo hanno coerentemente sostenuto l’immigrazione incontrollata”. Così anche in Europa l’ipotesi di una cosiddetta maggioranza Giorgia, sul modello di quella esistente in Italia, sta diventando sempre più concreta.

