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Politica
Migranti-lavoro, Meloni assediata dalla Sx Ue: cosa c'è dietro agli attacchi

Per quanto riguarda invece il partito di Macron, è chiaro che ormai la sua flebile maggioranza in patria non gli permetta ampi spazi di manovra, come si è ben visto, in occasione della forzatura adottata con la recente riforma sulle pensioni. Ma quello che preoccupa maggiormente Macron, evidentemente sono le prossime elezioni in Europa, dove il suo partito rischia seriamente di diventare marginale, proprio a causa del probabile grande risultato che potrebbe fare il partito della Meloni. Inoltre il progetto di alleanza tra Ecr e popolari, che la Meloni sta portando avanti da mesi, insieme al suo fido ministro degli affari europei, Raffaele Fitto e al copresidente del gruppo parlamentare, l’eurodeputato Nicola Procaccini, potrebbe spostare sensibilmente gli equilibri a Bruxelles, a tutto vantaggio del centrodestra.

Come non ricordare, tal proposito, le durissime parole che la portavoce della sinistra europea indirizzo alla Meloni, all’indomani della strage di Cutro: "Dobbiamo dire che Giorgia Meloni ha le mani sporche di sangue", ha dichiarato Sonja Giese”, e accusando esplicitamente Manfred Weber ovvero il leader del Partito popolare europeo e altri conservatori in questo Parlamento di stringere quella mano “nella speranza di ottenere benefici dopo le elezioni europee".

Accuse gravissime che sottintendono un chiaro nervosismo di chi vede nella Meloni, una possibile leader anche in Europa che possa guidare i movimenti di destra, che come visto anche nelle recenti elezioni in Svezia, Finlandia e Bulgaria, sembrano avere il vento in poppa in mezza Europa. Ma questi attacchi concentrici da più direzioni dovrebbero paradossalmente non dispiacere troppo alla premier italiana, perché sono la prova evidente di come, dopo soli sei mesi di governo, la sua leadership desti assai preoccupazione in Europa.

A livello internazionale Giorgia Meloni, fin dal G20 di Bali, ha da subito guadagnato la stima e la considerazione dei principali leader internazionali, a cominciare da Biden e dal leader cionese Xi Jinping. Evidentemente così come è accaduto in patria, anche nelle cancellerie europee, è stato commesso, all’inizio, un grave errore di sottovalutazione verso di lei, che veniva considerata a torto, come una sovranista e populista, inesperta nel ruolo che stava assumendo e che perciò avrebbe presto palesato tutti i suoi limiti. Nel vuoto di leadership di cui sta soffrendo l’Europa, dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, la nostra premier sta dimostrando invece di avere , a buon titolo, le carte in regola per giocare un ruolo da sicuro protagonista anche in campo internazionale.

E agli altri leader non resta quindi che cercare di attaccarla scompostamente, per frenare la sua ascesa e per attaccare i suoi possibili alleati o affini. E la sua reazione a questi attacchi dimostra ancora di più quanto la sua caratura sia entrata a tutti gli effetti in “modalità” leadership. Mentre Macron, Sanchez e Scholtz, per differenti motivi, devono far fronte a debolezze interne e a scarso appeal internazionale, la Meloni può contare su una maggioranza stabile in patria e su una considerazione in salita a livello internazionale, che può bene sfruttare, anche grazie alla sua carica di presidente del partito dei conservatori europei, in vista delle prossime importantissime elezioni europee.

Quindi pare inevitabile che, con l’approssimarsi delle elezioni europee, previste a maggio del prossimo anni, gli attacchi di altri paesi contro di lei si moltiplicheranno. Ma questo potrebbe paradossalmente spingere i popolari europei (soprattutto se a vincere le elezioni in Spagna sarà il centro destra, come pare probabile) a superare lo scetticismo verso un'alleanza con i conservatori. Ed è anche per questo che tutto sommato alla Meloni questi attacchi, che oltretutto in patria è ben abituato al clima di ostilità, come già detto, in fondo non dovrebbero provocare eccessiva preoccupazione. Anzi.

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