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Milano, il piano del centrodestra per le elezioni: Lupi e quattro assessori “forti”

Prende piede l’ipotesi del leader di Noi Moderati rafforzato da quattro nomi di peso che potrebbero venire annunciati prima delle elezioni

Milano, il piano del centrodestra per le elezioni: Lupi e quattro assessori “forti”
Maurizio Lupi

Milano, il piano del centrodestra per le elezioni

C’è un’ipotesi clamorosa che sta prendendo piede dentro il centro-destra milanese. Dimentichiamo il divario del referendum, quei famosi 17 punti di distacco tra sinistra e destra. Qualcosa sembra muoversi e la speranza del clamoroso ribaltone inizia – seppur sommessamente – a prendere corpo.

Il centrosinistra è ostaggio del post-Sala: se si dovessero indire le primarie, è assai probabile che a prevalere sarebbe Pierfrancesco Majorino, che però non sarebbe esattamente gradito a quella fetta, ampia, di moderati che rimangono a Milano. “Ma anche Pisapia non era esattamente un centrista eppure stravinse” ricorda qualcuno. Certo, ma era una stagione diversa, il capoluogo meneghino era stanco, ingrigito e aveva bisogno di una scossa. Oggi questa esigenza non c’è più, perché Milano – complice anche la Brexit – è ormai l’unica città veramente europea, che concorre a creare una fetta consistente del Pil.

A destra invece la situazione è diversa: c’è la consapevolezza di partire con un netto svantaggio e soprattutto manca ancora un candidato che “sfondi”. Non ha convinto l’autocandidatura di “Mister Panino Giusto” Antonio Civita, abile imprenditore ma non un nome forte, tra l’altro incappato immediatamente in una gaffe quando ha parlato del caro vita a Milano, lui che vende panini ben al di sopra dei 10 euro.

C’è poi Maurizio Lupi, indicato da tempo da Ignazio La Russa, che però non sembra trovare terreno assai fertile soprattutto in una Forza Italia che rivendica la primazia nella città. Da qui, l’idea che alcuni stanno ragionando: perché non provare ad annunciare, insieme al candidato Lupi, anche quattro assessori forti, conosciuti, capaci di spostare voti? E perché – ed è qui la vera novità – non farlo prima delle elezioni, di fatto indicando una squadra di massima con i ruoli chiave annunciati in anticipo?

È con questa idea e con la convinzione che il distacco dal centrosinistra sia ampio ma non incolmabile che la destra milanese prova a compattarsi. D’altronde, le contraddizioni della sinistra, il “primarie sì/primarie no”, lo spetto di Mario Calabresi (che dovrebbe però scendere a patti con la sua ChoraWill Media avendo un accordo piuttosto rigido in materia), la sensazione che su alcuni temi – sicurezza in primis – si sia prodotta una grave dicotomia tra chi rileva l’allerta (il sindaco Beppe Sala) e chi minimizza, sembrano riaprire la partita. Ci sarà il ribaltone? Presto per dirlo, ma certo qualcosa si muove.