Sergio Mattarella, 42 grazie nel suo mandato: come funziona la clemenza presidenziale
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso 42 grazie dall’inizio del suo mandato. È quanto emerge da una nota del Quirinale, diffusa a seguito del caso legato alla grazia concessa a Nicole Minetti, che nei giorni scorsi ha riportato l’attenzione pubblica sul funzionamento della clemenza presidenziale. Secondo i dati ufficiali, 12 provvedimenti sono stati accompagnati da un comunicato, mentre 30 non sono stati resi pubblici al momento della concessione. Una scelta che il Colle ricondurrebbe alla necessità di tutelare dati sensibili, spesso presenti nei fascicoli: condizioni di salute, situazioni familiari o altre circostanze personali particolarmente delicate. Ma come funziona esattamente la concessione?
La grazia è uno degli strumenti di clemenza individuale previsti dall’ordinamento italiano e segue un procedimento articolato che coinvolge più istituzioni. La domanda può essere presentata dal diretto interessato o da soggetti terzi. Il fascicolo viene quindi istruito dal Ministero della Giustizia, che raccoglie elementi giudiziari, penitenziari e sociali utili alla valutazione del caso. Successivamente viene acquisito il parere della magistratura competente e, solo a quel punto, il dossier arriva al Quirinale. La decisione finale spetta al Presidente della Repubblica, che può concedere la grazia, respingerla oppure chiedere ulteriori approfondimenti.
Dal Colle viene ribadito un principio centrale: la grazia non è automatica e non segue criteri rigidi o predeterminati. Anche in presenza di pareri favorevoli, la valutazione resta interamente discrezionale e affidata al Capo dello Stato, che tiene conto soprattutto di elementi umanitari e personali. Proprio questa natura “caso per caso”, insieme alla frequente presenza di informazioni sensibili, spiega perché molti provvedimenti non vengano resi pubblici al momento della loro adozione. Una prassi che il Quirinale considera consolidata e legata alla tutela della riservatezza delle persone coinvolte.
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Nel mettere la parola fine alla vicenda dell’ex consigliera regionale lombarda – nata dall’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano che aveva sollevato dubbi sulle condizioni che avevano portato alla concessione della clemenza – il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha escluso qualsiasi irregolarità: le ricostruzioni circolate sulla stampa “non corrispondono al vero”, si legge nella nota. Su richiesta dello stesso Colle, la Procura Generale di Milano aveva avviato accertamenti approfonditi, svolti anche attraverso gli organismi di polizia italiani e, secondo quanto riportato, con il supporto di canali internazionali. L’esito dell’istruttoria è stato netto: le circostanze riportate nelle notizie di stampa non hanno trovato riscontro. Da qui la conclusione del Quirinale, che ha preso atto delle verifiche senza ravvisare elementi per rimettere in discussione il provvedimento di clemenza già adottato.

