Immaginate che da uno sportello bancario sia partito l’allarme che avvisa che è in atto una rapina: un paio di balordi, forse tossici, con le pistole in pugno hanno sequestrato gli impiegati e stanno minacciando i pochi clienti. Passa il tempo ma la polizia non arriva, scrive Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi. I banditi intanto arraffano tutto ciò che riescono ad prendere e sono, anche loro, stupiti che nessuno si sia accorto della rapina. Riempito il sacco di plastica, escono dalla banca. Volevano fuggire sgommando ma, visto che non li insegue nessuno, decidono, su due piedi, di partire con calma e di alleggerire anche un’altra banca che si trova sul loro tragitto. Stesso copione. Mani in alto, salto del bancone, arraffamento del malloppo, cuore in gola per l’ imminente e inevitabile arrivo della polizia. Invece, anche qui, non succede nulla. Non si sentono le sirene che ti gelano il sangue. Non arrivano la pantere che si fermano con uno stridìo dei freni. Non escono i poliziotti di corsa con i giubbotti antiproiettile già addosso e i mitra in mano puntati contro di te. I balordi, visto che la fortuna li assiste sfacciatamente, sarebbero tentati di fare un altro colpo, e sarebbe il terzo, visto la facilità con la quale adesso si realizzano, ma lo stress è lo stress e poi non si può provocare troppo la fortuna.
Loro non sanno che la polizia, per vari motivi, ha deciso di fare, con le rapine, ciò che (non per colpa sua) sta facendo con i sequestri delle case (che sono anch’ essi dei furti veri e propri, anche se di proporzione economiche spesso molto più rilevanti).
Se adottasse la stessa calma, in attesa di tutte le autorizzazioni del caso, la polizia potrebbe intervenire sui furti nelle banche, magari anche con un maggiore dispiegamento di forze, ma solo il giorno dopo. La polizia quindi non interverrebbe più per cercare di arrestare in flagrante i delinquenti ma solo per farsi spiegare dai testimoni come sono andate le cose. Se una metodologia di questo genere fosse concretamente applicata, non ci vuol molto a capire che gli assalti alle banche smetterebbero di essere un’ eccezione per diventare una regola.
La vicenda dello sgombero dell’enorme palazzo di piazza Indipendenza Roma, continua Magnaschi su Italia Oggi, è stata vissuta e descritta come lo scontro fra coloro che vogliono l’ accoglienza a gogò degli immigrati e coloro che la rifiutano per definizione. È la solita pantomina fra la curva Nord e la curva Sud, fra opposti tifosi. Pregiudizialmente aggrappati alle loro preferenze.
Impermeabili a tutte le altre ragioni.
Ma questo sgombero meriterebbe di essere visto anche al di là della vicenda accoglienza sì o accoglienza no. La cornice sottovalutata da quasi tutti è quella della legalità. Esiste ancora il diritto di proprietà in Italia? Se sì, deve essere difeso sempre e comunque. Se no, non può essere difeso a macchia di leopardo.
Come possono essere ridotte le occupazioni che hanno anche effetti criminali che vanno oltre l’ aggressione alla proprietà privata? In modo semplice. Intervenendo automaticamente e immediatamente come si fa nei furti in banca. Le occupazione infatti sono sempre l’ opera di pochi facinorosi (che spesso sono anche incalliti delinquenti) che prima sfondano l’ immobile e poi fanno spazio ai loro altri compari. Sgomberare con la forza pubblica 400 persone (fra cui donne a bambini), quattro anni dopo che questi, bene o male, si erano installati in un posto, è politicamente più difficile e socialmente molto meno accettato che non neutralizzare immediatamente e automaticamente, ripeto, un’ occupazione fatta da dieci persone, spesso solo violente. L’ equazione occupazione/sgombero dovrebbe essere automatica come il furto in banca/irruzione della polizia in armi.

