Sentenze di Cassazione e altre circostanze... - Affaritaliani.it

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Sentenze di Cassazione e altre circostanze...

La Cassazione con la recente sentenza n. 11868 della Sezione Lavoro ha dichiarato che  il licenziamento del pubblico dipendente non è disciplinato dalla legge “Fornero” ne’ dal Iobs Act, ma dal vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ciò significa che in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo , il giudice dovrà disporre il reintegro nel posto di lavoro del lavoratore pubblico,  anziché il risarcimento come avviene nel settore privato (dove solo nel caso dei licenziamenti discriminatori è prevista la reintegra). La decisione dei giudici si inserisce nel più ampio dibattito sulla progressiva assimilazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni con quello alle dipendenze dei datori di lavoro privati e sulle differenze che ancora permangono, fino ad entrare per certi versi in contrasto persino con una precedente sentenza 24157/ 2015 della stessa Cassazione che aveva previsto la possibilità di adeguamenti automatici del testo unico dei pubblico impiego alle modifiche dello Statuto dei Lavoratori. Ma la questione non divide solo i giudici; anche giuslavoristi come Pietro Ichino parlano di una importante occasione persa per equiparare lavoro pubblico e lavoro privato,  affermazione condivisa anche dall’ex Ministro Maurizio Sacconi e lo stesso vice Ministro dell’Economia Zanetti  in passato aveva parlato di errore tecnico e politico sostenere  la differenza di regole. Diversamente il ministro Madia, il Ministro Poletti e il Ministero della Funzione Pubblica stesso hanno sempre ribadito la peculiarità del pubblico impiego e la non applicabilità allo stesso della riforma “ Fornero”. Plaudono alla sentenza della Cassazione   tutte le organizzazioni sindacali. Vero è che sulla materia c’è una grande confusione, frutto di un intrigo normativo, di un processo di privatizzazione del pubblico impiego mai concluso, ma anche di un certo disvalore che attualmente circonda il lavoro pubblico, alimentato, purtroppo da inquietanti episodi di malaffare. I dipendenti pubblici sono stati “contrattualizzati”, ma permangono moltissime differenze  fra lavoro pubblico e privato e quindi è normale che non possano esserci le stesse regole. Troppo spesso ci si dimentica dell’art. 97 della Costituzione che sancisce che il dipendente pubblico è al servizio della Nazione e che  agli uffici pubblici si accede per concorso perché gli interessi da tutelare sono quelli di tutti i cittadini rivolti al buon andamento, alla legalità  ed all’imparzialità dell’amministrazione. Un meccanismo diverso di accesso fra pubblico e privato, che nasce da motivazioni costituzionalmente rilevanti, può ben giustificare un meccanismo diverso di licenziamento. Ma ci sono anche molte altre  differenze fra pubblico e privato: i contratti di lavoro pubblici sono stati bloccati per molti anni, quelli privati no; c’è voluta una sentenza della Corte Costituzionale per dichiarare la nullità del blocco. La Corte dei Conti ha dichiarato che dall’inizio della stretta sul pubblico impiego si è tornati ai livelli del 2016 cancellando gli effetti di ben due tornate contrattuali ( il 6,3% in meno). Il salario accessorio dei dipendenti privati è defiscalizzato, mentre quello dei dipendenti pubblici no, tanto è vero che secondo dati UIL il 20% dei dipendenti pubblici dovranno restituire il bonus di 80 euro ricevuto in busta paga. Nel pubblico assistiamo ad anni di blocco delle assunzioni, mentre nel privato la riforma “Fornero” e la riformulazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori è servita proprio per dare nuovo slancio alla occupazione, venendo incontro alle esigenze proprie delle imprese. Vero è che va fatta chiarezza nelle norme una volta per tutte  riempiendo i vuoti sui quali  fin’ora né il Governo Letta, né il Governo Monti sono intervenuti. Spetta ora alla Riforma Madia che riscriverà le norme sul pubblico impiego mettere la parola fine su tutta la diatriba e definire ambiti modalità e termini di armonizzazione fra le diverse discipline tenendo sempre in conto, comunque, le peculiarità del pubblico impiego come viene definito dalla stessa carta costituzionale, e soprattutto ridando valore al lavoro pubblico come volano per rilanciare un nuovo sviluppo del Paese nell’interesse di tutti i cittadini.
 

Silvana de Paolis
*Segretario Nazionale DIRER SIDirSS