Palazzi & potere
Un supermagistrato più uguale degli altri
La vicenda, scrive Bruno Manfellotto sull'Espresso, esplosa in piena estate sotto forma di decreto legge del governo, convertito dal Senato il 19 ottobre scorso, non ha avuto l' eco che meritava (ma se n'è occupato diffusamente "Il Fatto"), forse perché cela la sua essenza dietro pandette e cavilli. In sostanza: prima che il Csm provvedesse alla nomina del primo presidente della Cassazione - giudice di ultima istanza, massima autorità della macchina giudiziaria - il governo ha deciso la conferma, la proroga, il congelamento, scegliete voi, di Giovanni Canzio, 71 anni, illustre magistrato dalla ricchissima biografia, fermandolo proprio sulla porta che lo stava portando alla meritata quiescenza.
Ricorda, Manfellotto, che il giudice di Cassazione Canzio fu relatore nei delicatissimi processi Andreotti-Pecorelli, Corrado Carnevale e Calogero Mannino (alla fine assolti). E che da presidente della Corte d' appello di Milano si è dovuto districare nei processi Mills e Ruby, con le polemiche che ne sono seguite. Da ieri a oggi: a giugno la Cassazione ha detto sì, in alcuni casi, alla stepchild adoption; alla vigilia del voto di fiducia al Senato, è transitato prima il ricorso sul quesito referendario di dicembre (respinto) e poi la richiesta di referendum abrogativo per la "buona scuola", giudicato inammissibile per mancanza di qualche migliaio di firme; ora è attesa la pronuncia sul Job's act. Quanto basta per alimentare altre insinuazioni e colorare di politica i vertici della massima magistratura. Ma è anche per evitare di minare la fiducia nelle istituzioni giudiziarie, e nelle loro sentenze, che la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Appunto, dovrebbe.
