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Politica
Pd, ecco la squadra di Letta. Dribbling tra le correnti. I nomi
Sede PD

Enrico Letta ha sciolto la riserva e ha annunciato la sua candidatura alla guida del Pd. Domenica la parola passa all’assemblea nazionale, ma è ormai scontato che sarà lui il nuovo segretario. Il partito dovrebbe infatti convergere all’unanimità sul suo nome. Proprio quell’unanimità che, come ha spiegato lo stesso ex premier oggi, non è ciò a cui punta. Cerca piuttosto “la verità nei rapporti”. Se però la partita per la segreteria sembra ormai archiviata, ce n’è subito un’altra che si prepara. Quella dei vice. Un uomo o una donna, come pure il fermento della componente femminile lascerebbe presagire?
Di nomi in campo ce ne sarebbero. Gli stessi, in pratica, già circolati per la segreteria dopo il passo indietro di Nicola Zingaretti e di cui Affaritaliani ha scritto. Da Roberta Pinotti (anche se, essendo di area franceschiniana, non avrebbe molto chance, visto che proprio Franceschini è stato tra i king maker dell’operazione Letta, insieme ad altri big come David Sassoli e Paolo Gentiloni), alla zingarettiana Cecilia D’elia, passando per Debora Serracchiani, deputata vicina a Graziano Delrio. Nella rosa, inoltre, ci sarebbero pure Anna Finocchiaro e Rosy Bindi, due personalità molto stimate nel partito.

Ma siamo sicuri che l’ex presidente del Consiglio abbia bisogno di aprire così a stretto giro questo capitolo che, inevitabilmente, darebbe il via alla più classica delle trattative tra aree? E se, invece, per il momento, non ci fosse nessun vice? Un’ipotesi confermata al nostro giornale da un’autorevole fonte Pd: “E’ probabile che il nuovo segretario si prenda del tempo per strutturare una squadra e valuti con calma, successivamente, incarichi di merito. Giustamente, è difficile che voglia ripartire con il teatrino delle correnti”. D’altronde, è il ragionamento che fa, “non ne ha bisogno. Se, come pare, verrà eletto all’unanimità, infatti, che motivo avrebbe di mediare?”.
In realtà, da più parti nel partito sta crescendo la convinzione - o la rassegnazione – che Letta voglia sparigliare. E gli indizi in questo senso ci sono. L’economista pisano ed ex allievo di Andreatta avrebbe messo ben in chiaro nei colloqui che hanno preceduto la sua decisione, di non aver alcuna intenzione di fare il segretario tappa buchi né tantomeno di sacrificarsi quale mero traghettatore verso il congresso. Dunque, quali potrebbero essere le prime mosse del neo-inquilino del Nazareno? “Può darsi che si limiti a individuare i ruoli fondamentali per riavviare il partito – continua la fonte –. E i ruoli chiave sono l’organizzazione, con il tesseramento da far ripartire, la comunicazione e gli enti locali”.

C’è chi nelle fila dem ipotizza inoltre che Letta potrebbe, come fece a suo tempo Bersani, decidere di non avere parlamentari in segreteria: “Così taglierebbe la testa al toro, senza accontentare e scontentare nessuno”. Sicuramente, però, “punterà molto su giovani e donne”. Ma a chi guarderebbe per comporre la sua squadra? Anche se è un discorso ancora prematuro, qualche nome già si può ipotizzare. intanto, guardando alla pattuglia di lettiani in Parlamento e, quindi, ai deputati Gianni Dal Moro ed Enrico Borghi. Oltre all’ex ministro Francesco Boccia. In verità, pure Paola De Micheli è stata in passato molto vicina all’ex premier. E, tra l’altro, ha già rivestito il ruolo di vicesegretario. Ma, come dicono ad Affari, “le chance sono quasi nulla. Non ci saranno ritorni”. 

Se davvero, invece, il segretario deciderà di non avere deputati e senatori a bordo, verranno alla ribalta altre personalità. “Potrebbe attingere ad un bottino esterno di fedelissimi”, ragiona la fonte dem. Nel ventaglio di nomi, in tal caso, rientrerebbe l’ex deputato Marco Meloni, che attualmente dirige a Roma proprio la scuola di formazione fondata da Letta, La Sdp- Scuola di politiche. Un’altra ex parlamentare, anche lei lettiana, che potrebbe essere coinvolta nel nuovo corso del Nazareno, poi, è sicuramente Alessia Mosca. E che dire del sardo Francesco Sanna? In Parlamento nella scorsa legislatura, Sanna è sempre stato un fedelissimo. L’allora premier lo chiamo a palazzo Chigi nel suo staff come consigliere per i rapporti politici e territoriali. Ma prima ancora l’ex parlamentare era stato al suo fianco, nella segreteria tecnica, quando l’economista pisano era ministro dell’Industria.

Una cosa è certa, comunque: l’ex vicesegretario Pd Andrea Orlando pare spacciato. “Dopo le dimissioni di Zingaretti – è l’analisi –, Andrea è un po’ la vittima sacrificale. E non solo per l’immediato”. Guardando alla successione, infatti, Orlando (e in parte lo stesso Bonaccini) potrebbe pagare lo scotto di questa rinnovata segreteria. Inoltre, “per lui potrebbero esserci contraccolpi pure sulla linea politica”. In che senso? “E’ evidente che l’agenda di Enrico Letta è quasi una fotocopia di quella del premier Draghi. Prendiamo ad esempio la questione calda della proroga del blocco dei licenziamenti. Su questo il presidente del Consiglio ha detto parole chiare, spiegando che avverrà in maniera selettiva. Ecco, di sicuro, le linee di Letta e Orlando troveranno un punto d’incontro, ma è un dato di fatto che hanno una natura diversa”.

 

 

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