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Pd, Veltroni: “No paura della parola sinistra”. Renzi: guerra col centrodestra

L’ex segretario Valter Veltroni ha aperto le celebrazioni per i 10 anni del Pd: “Il partito è nato per unire, non abbia paura della parola sinistra”

“Chi e’ entrato?”. La domanda che ci si pone in galleria, al teatro Eliseo, e’ legittimata dal boato della platea del teatro Eliseo. Ci si sporge per vedere le prime file. Una testa canuta sta prendendo posto accanto a Maria Elena Boschi. Poi si gira a raccogliere l’applauso e compare il volto mite e sorridente di Walter Veltroni, uno dei padri nobili del Partito Democratico. A conti fatti, l’unico presente alla cerimonia per il decennale. Non c’e’ Romano Prodi e non c’e’ il fedelissimo Arturo Parisi. Non c’e’ nemmeno Goffredo Bettini, che lavoro’ gomito a gomito a Veltroni nei mesi precedenti la nascita del Pd. E non c’e’ la minoranza del partito. Il ministro Andrea Orlando e’ dato febbricitante e Gianni Cuperlo e’ impegnato a Milano con un’altra iniziativa dem. C’e’ la parte dem del governo con i ministri Giuliano Poletti, Graziano Delrio, Valeria Fedeli, Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Marco Minniti.

A Veltroni tocca il compito di aprire i lavori, un intervento tra passato e futuro che scalda quanti lo ascoltano, in particolare quando suona la ‘carica’ per la conquista dello ius soli, un obiettivo che incontra il convinto sostegno di Gentiloni e Renzi. “Il Pd – ricorda – nacque con 10 anni di ritardo, doveva essere la naturale prosecuzione della storia dell’UlivoCon l’Ulivo tutta la sinistra governava l’Italia. Quel governo e’ stato il migliore della storia repubblicana, prima di tutto per l’autorevolezza di chi lo guidava, Romano Prodi. Poi per le personalita’ che ne facevano parte”. Una esperienza durata troppo poco, “abbattuta in volo dai due mali storici della sinistra”. E qui il riferimento di Veltroni e’ al presente: “le divisioni e il massimalismo”.

L’ex segretario continua a parlare di passato per spiegare il presente anche quando sottolinea che lui, da quando si e’ ritirato dalla politica, interviene pochissimo pubblicamente. E, quando lo fa, e’ sempre per portare qualcosa di costruttivo: “Perche’ si puo’ smettere di avere un ruolo senza dover far male a chi condivide gli stessi ideali”. Un riferimento che sembra calzare a quanto avviene a sinistra del partito, con Massimo D’Alema. L’invito e’ ad andare avanti: “Il passato e’ passato”, dice Veltroni. “Non ci resta che il futuro. Vorrei che il nostro sguardo si alzasse dalla polvere delle baruffe quotidiane”. Per Veltroni “l’elettore di sinistra aspetta questa notizia: un giorno, anche solo 24 ore, senza una scissione o una divisione, che rendono piu’ deboli noi e piu’ forti gli altri”.

Ma non e’ solo agli ex compagni di partito che Veltroni riserva i suoi ‘rimproveri’. Si rivolge alla classe dirigente di oggi quando invita tutti a “non avere paura della parola sinistra” perche’ “sinistra e’ un’idea del mondo e della giustizia, cambiata nel tempo come e’ dovere farlo, la sinistra ci ha messo troppo a capire che liberta’ e giustizia non sono separate. Sinistra e’ liberta’, per me sinistra era quel ragazzo cinese con le buste della spesa e non il carro armato”, sottolinea riferendosi a una celebre immagine di piazza Tien am men: “Non dobbiamo aver paura di essere sinistra riformista, democratica, di governo”. Infine, da padre del partito, un appello al segretario, Matteo Renzi, e al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Vorrei che la legislatura si concludesse con l’approvazione dello ius soli. Caro Paolo, caro Matteo fate cio’ che e’ necessario”.

Un richiamo al quale il presidente del Consiglio – “il mio ministro preferito”, lo defini’ un giorno Veltroni ai tempi in cui Gentiloni era ministro delle comunicazioni – non esita a rispondere: “Abbiamo introdotto le unioni civili in questo Paese e ne siamo orgogliosi. E spero che saremo orgogliosi di poter dire che un altro diritto, quello dei bambini che frequentano le nostre scuole, che sono nei nostri quartieri e giocano nelle squadre di calcio, ma che sono nati da genitori stranieri, possano avere il diritto alla cittadinanza. E’ questo l’impegno del governo e mio personale. Stiamo lavorando per poter approvare questa legge durante questa legislatura”, scandisce il premier. E, per rimanere in tema di diritti, Gentiloni difende l’operato del ministro dell’Interno, Marco Minniti, oggetto di critiche aspre da sinsitra per la sua politica sui flussi migratori: “La sinistra di governo non spaccia paure o illusioni sul tema dei grandi flussi migratori. Si impegna a gestirli, a cercare di governarli se possibile. E ridurre del 30 per cento il numero dei morti nel Mediterraneo e’ una straordinaria politica di sinistra del governo, caro Marco”.

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Allo stesso modo Gentiloni difende, applaudito, la scelta degli ottanta euro ai redditi piu’ bassi compiuta dal governo Renzi. Sulla strada del sostegno ai ceti in difficolta’ ha intenzione di continuare il governo in carica: “La sfida del lavoro sara’ centrale nella legge di bilancio che approveremo lunedi’”, afferma il presidente del Consiglio riferendosi soprattutto alla sfida verso i giovani”, fa sapere Gentiloni. L’esordio del presidente del Consiglio e’, tuttavia, dedicato al partito, a quello che e’ stato, a quello che e’: “Questi non sono stati dieci anni facili. A tratti a qualcuno questa casa e’ parsa occupata da un manipolo di estranei”, sottolinea Gentiloni con un riferimento che sembra diretto agli scissionisti di ieri, quando Rutelli lascio’ il partito all’indomani della vittoria di Bersani, e di oggi, con lo stesso Bersani a uscire dalla ‘casa’ governata da Matteo Renzi. “Ma e’ acqua passata. Il Pd e’ il Pd. Frase storica…”, scherza Gentiloni per poi rimarcare: “Il progetto bene o male e’ riuscito, e’ vivo, lotta insieme a noi”.

Un progetto avviato, dal quale non si torna indietro: “Alla fine l’alternativa che attraversa la sinistra e’ tra chi pensa possibile rifugiarsi nella pantofole delle proprie biografie e chi accetta la sfida tempestosa e’ difficile del Governo. Il Pd ha scelto dieci anni fa la via di una sinistra di governo e da li’ non possiamo tornare indietro”. Sulla stessa linea, ma con toni piu’ accesi, si pone Matteo Renzi: “A chi ha anteposto il destino personale al destino del Pd minacciando di andarsene e poi voglio dire che il Pd appartiene al suo popolo e chi se ne va tradisce se stesso. Basta con i rancori, sentiamoci tutti a casa nostra”, dice, sottolineando ancora una volta il ruolo del Partito democratico: “Se non ci fosse stato il Pd, la sinistra italiana sarebbe irrilevante. Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo”.

E ancora: “Il Pd non appartiene a chi e’ sul palco in questo momento. Noi abbiamo un debito straordinario e una grande gratitudine nei confronti di Veltroni, ma il Pd non appartiene a lui. Noi sosteniamo Gentiloni, ma il Pd non appartiene nemmeno a lui e men che meno a me”. E’ a questo punto, sul finire dell’iniziativa, che viene pronunciato per la prima volta il nome dell’avversario”, come lo chiama Renzi: “Il M5S appartiene al figlio del fondatore, al nipote del fondatore e al commercialista del fondatore. La nostra e’ tutta un’altra storia”, dice, ricordando quanto visto in piazza nelle ultime ore. “Avete visto cosa e’ accaduto, qualcuno ha sbagliato piazza a fare le proteste. Ma a me preoccupano piu’ quelli che hanno sbagliato secolo nelle proteste. Il nostro avversario e’ il centro-destra. Se passa come spero il Rosatellum abbiamo di fronte a noi un corpo a corpo in tutti i collegi con un centrodestra populista, che ci ha lasciato con lo spread e la piu’ grande crisi economica del dopoguerra. O noi saremo nelle condizioni di capire che questa e’ la sfida o rischieremo di perdere non noi come Pd ma l’Italia”.

Anche il segretario Pd affronta il problema del lavoro che, sostiene, “non si difende mettendosi sulle barricate a difendere un totem ideologico, ma creando posti di lavoro e evitare le dimissioni in bianco”. E non e’ mancata la frecciata all’eccessiva austerita’ sposata dall’Europa: “L’austerita’ ha fallito, ha creato disoccupati. Mettere in discussione il fiscal compact e’ la cosa piu’ di sinistra possibile”. Infine lancia uno sguardo al futuro: “Dobbiamo superare questa fase di discussione con la voglia di costruire il futuro. Non e’ vero che va tutto male, i prossimi dieci anni saranno fantastici”.

E annuncia: “Dobbiamo proporre che per lo meno per un mese l’anno, ciascun giovane uomo o giovane donna deve poter fare un servizio civile obbligatorio”. Una giornata di riflessione piu’ che di festa, improntata alla sobrieta’. Tre discorsi di circa 40-45 minuti ciascuno. Scenografia ridotta all’osso, con uno schermo che rimanda i soli volti dei tre oratori e, di fianco, due simboli del partito. Nessuna bandiera in platea, solo tre sedie di plastica trasparente sul palco. Alla fine finisce come era cominciata. “Chi esce?”, chiede qualcuno quando la folle su via Nazionale esplode in un applauso. Veltroni stringe mani, si presta a selfie e, in compagnia di moglie e figlia, oltre che del fedelissimo Walter Verini, raggiunge a fatica l’auto parcheggiata li’, a pochi metri.