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Politica
Recovery plan, anche Mario Draghi sospende la democrazia
(fonte Lapresse ) Mario Draghi
In un sistema parlamentare ci sono la maggioranza e l’opposizione. Ciò posto, siamo tutti abituati a vedere che, se la maggioranza dice bianco, l’opposizione dice nero. E viceversa. Un po’ come nel processo penale, dove è ovvio che il difensore dell’imputato ne sostenga l’innocenza, e il difensore della parte civile ne sostenga la colpevolezza. Proprio per questo, quando il nostro partito è al governo, dobbiamo diffidare della maggioranza: e quando il nostro partito è all’opposizione, dobbiamo diffidare dell’opposizione. Le posizioni preconcette non sono la migliore garanzia di obiettività.

Per queste ragioni bisogna sempre guardare con attenzione a ciò che dice l’opposizione: da un lato potrebbe stupidamente calunniare il governo, dall’altro potrebbe essere l’unica a dire che il Re è nudo, e denunciarne le magagne.

In questo momento l’opposizione è il partito dei Fratelli d’Italia e così, quando parla Giorgia Meloni, apro bene le orecchie. E stavolta non ho avuto da pentirmene. La leader lamenta un vulnus al sistema parlamentare perché il documento che contiene il piano per le riforme e gli interventi del cosiddetto Recovery Plan per i prossimi cinque anni (documento che, come quello francese di molti mesi fa) consta di circa trecento pagine, sarà dato da esaminare alla due Camere soltanto per qualche ora. Il tempo di sapere di che colore è la copertina e che tipo di font si è preferito.

La Meloni ha ragione da vendere. È vero che la cattiva abitudine data dai tempi del governo Conte, quando i provvedimenti erano discussi da una sola Camera per un paio d’ore (dunque pro forma) e poi approvati a scatola chiusa dall’altra Camera, che volete farci, il tempo scadeva.

Il sistema parlamentare non funziona, anzi, non deve funzionare così. Se le Camere devono soltanto mettere un bollo su ciò che decide il governo, tanto vale abolirle. Eviteremo spese e perdite di tempo. Ed eviteremo anche di essere in una democrazia parlamentare.

Come si può pretendere che le due Camere – specifico bene, le due Camere – approvino un progetto chedetta legge in tutti i campi per cinque anni, e mettendo in conto una spesa (prevalentemente a debito) di oltre duecento miliardi di euro, in quattro e quattr’otto? Mi rendo conto che, con la scadenza di fine aprile, il governo Draghi ha fatto un miracolo, riuscendo ad approntare questo testo in così poco tempo. Ma se non si dà alle Camere il tempo di discuterlo, il governo fa anche il miracolo di abolire la democrazia in Italia.

Qualcuno potrebbe accusarmi di formalismo e l’accusa quasi mi inorgoglisce. È un formalismo quello per cui la polizia non può tenere nessuno in carcere se non lo decide un giudice. È un formalismo quello per cui i processi non possono durare all’infinito: se lo Stato non è capace di far valere in tempi ragionevoli la sua pretesa punitiva, deve scattare la prescrizione. I formalismi sono del tutto inutili per chi non ne beneficia, ma sono utilissimi per chi ne beneficia, e spesso costui è la parte più debole. Non per caso – in una democrazia - la legge la protegge.

Fornisco un esempio alla portata di chiunque non viva in una villetta unifamiliare. Se per una decisione importante il codice prevede l’unanimità, e si sa che un certo condomino sarà contrario, la soluzione potrebbe essere quella di non avvertirlo dell’assemblea. Così tutti si riuniscono, sono trentanove su quaranta, tutti d’accordo, e il provvedimento è approvato all’unanimità. E il condomino dissenziente sa della cosa due anni dopo. Che cosa può fare? Molto semplice: va dal giudice e chiede che l’Amministratore di condominio dimostri di averlo avvertito dell’assemblea con raccomandata. L’Amministratore ovviamente non ha nulla da esibire e il giudice, necessariamente, dichiara nulla l’Assemblea. Avvertire tutti i condomini è l’essenza della norma che richiede l’unanimità.

L’approvazione delle Camere, dopo adeguato dibattito, non è una formalità. Non è il governo che rappresenta il popolo italiano, è il Parlamento. Il governo ha soltanto la funzione di applicare le decisioni del Parlamento. Non per caso si chiamava “Potere Esecutivo”, non “Legislativo”. E se qualcuno non conosce l’importanza della separazione dei poteri, perfino più antica ed augusta del famoso libro di Montesquieu, studi un po’ di politica.

Ora i giornali caudatari diranno che la Meloni approfitta della situazione per farsi pubblicità. Che la scadenza è inesorabilmente la fine di aprile. Che siamo tutti d’accordo e che bisogna presentare il testo per non perdere i finanziamenti. Tutte ottime ragioni che lasciano però sul terreno il cadavere della nostra democrazia. Se il documento da presentare a Bruxelles era così importante, se la scadenza era nota, in Parlamento bisognava non occuparsi d’altro, da sei mesi a questa parte. Se non lo si è fatto, non ci sono scuse: il nostro sistema democratico non funziona.

Troppe decisioni del governo, troppi decreti - troppi Dpcm, ultimamente - troppe persone che sanno per certo ciò che va bene per l’Italia. Mentre il popolo e i suoi rappresentanti legali – i parlamentari – stanno a guardare. Siamo nelle condizioni di ragazzini cui un padre burbero dice: “Sta’ zitto, tu, che non capisci niente”.

L’Italia è stata governata male da sempre e forse Mussolini non è stato il peggiore. Ma ha avuto il torto – e il potere – di entrare nella Seconda Guerra Mondiale, per la quale non eravamo preparati, in cui non avevamo alcun interesse ad entrare e facendoci passare per Maramaldi nei confronti della Francia. Perché l’ha fatto? Perché poteva decidere senza ascoltare il Parlamento. Perché sapeva lui qual era il bene dell’Italia. Perché era l’uomo della Provvidenza.

Direi che in materia abbiamo già dato.

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