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Politica
Premierato, primo via libera del Senato alla riforma con 109 sì
Il Senato ha dato il via libera all’Autonomia differenziata. La riforma dovrà essere approvata dalla Camera a maggioranza assoluta.

M5S: "Referendum sarà la fine del governo". Lega: "Scambio? No, accordo politico"

Con 109 voti favorevoli, 77 contrari e 1 astenuto l'Aula del Senato ha approvato il disegno di legge costituzionale per il passaggio al modello di governo del Premierato, con l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Il testo, di iniziativa governativa, ha superato cosi' la prima tappa di un lungo percorso parlamentare che prevede altre tre letture. Ora il provvedimento passa alla Camera.

"La riforma sul premierato passa in Senato. Un primo passo in avanti per rafforzare la democrazia, dare stabilita' alle nostre istituzioni, mettere fine ai giochi di palazzo e restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati". Cosi' la presidente del Consiglio Girogia Meloni sui social. 

LEGGI ANCHE: Meloni batte Schlein se si vota con il premierato. I numeri sono chiari

 

Il dibattito in aula al Senato sul premierato
 

 




Premierato: Lisei (FdI), non voltiamo spalle ai cittadini - "L'Italia ha un problema di stabilita' che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi e che ha un costo. Noi ci siamo assunti la responsabilita' di risolverlo con una proposta rischiosa, ma noi non volteremo mai le spalle ai cittadini" per non affrontare un rischio. Lo ha detto il senatore di Fratelli d'Italia Marco Lisei, sottolineando che il Presidente della Repubblica, con il Premierato all'esame del Senato, "continuera' a mantenere tutti i poteri che gli sono garantiti oggi e avra' qualche grattacapo in meno".

Boccia, incapace di governare Meloni sfascia la Costituzione. Siamo al 'o la va o la spacca' - "Guardiamo la realtà del Paese. Abbiamo, ce lo dice l'Istat, la peggiore glaciazione demografica d'Europa. Arranchiamo sulla produttività del lavoro. Freniamo sulla produzione industriale. L' Eurispes ci ricorda sempre il disagio sociale che vive il nostro Paese: 5,7 milioni di italiani sono in povertà assoluta. Di fronte a tutto ciò il governo Meloni appare come un passante e quando sindacati, imprese e associazioni chiedono conto il Governo mente o nasconde la verità. Come ha fatto con il Def. Sull'evasione fiscale siamo ancora in attesa di un provvedimento che la possa arginare". Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenendo nell'Aula di Palazzo Madama in dichiarazione di voto sul ddl per il premierato. "Del resto - ha aggiunto - cosa aspettarsi da un governo che chiama le tasse 'pizzo di Stato' e che ha varato diciannove condoni, compreso l'ultimo sull'edilizia che il vicepresidente Salvini ha addirittura definito 'rivoluzione liberale'? E la sanità? Alla Camera c'è il ddl Schlein, basterebbe approvarlo per dare un segnale sulle liste d'attesa, personale e servizi sanitari. Invece no! Un governo serio dovrebbe pensare a far 'funzionare' il Paese, non solo a comandare". "E invece - ha osservato - Giorgia Meloni cosa fa? Incapace di affrontare i problemi del Paese cerca di cambiare la Costituzione, affermando che la riforma costituzionale è assolutamente necessaria. Che, anzi, lei non riesce a governare perché i lacci istituzionali glielo impediscono. Dopo 3 decreti al mese in 20 mesi di Governo? E chissenefrega se l'Italia sarà ancora più divisa: elezione diretta del Presidente del Consiglio, così Parlamento, Presidente della Repubblica ed equilibrio dei poteri non saranno più di intralcio. E' un sistema che non esiste in nessun altro paese occidentale e democratico? Non importa!" "'O la va, o la spacca'. Meloni si gioca l'Italia così, alla roulette del casinò costituzionale. Deve passare a ogni costo. In Parlamento, a colpi di maggioranza, silente, e a forza di tagliole. Anziché governare l'Italia, siete impegnati a dare fuoco alle polveri, a inseguire e a fabbricare nemici, a inveire "contro". Contro la sinistra che si oppone, contro i giudici che indagano, contro gli studenti che manifestano, contro gli intellettuali che obiettano, contro i giornalisti che scrivono", ha concluso Boccia. (ANSA). 2024-06-18T17:06:00+02:00 BSA-SUA ANSA per CAMERA01

Premierato, Romeo: scambio? No, si chiama accordo politico - "Una delle critiche più forti" che arrivano dalle opposizioni è che ci sia stato "uno scambio all'interno della maggioranza tra le tre riforme istituzionali", ossia Premierato, autonomia e separazione delle carriere, "ci tengo, noi ci teniamo a dire ai colleghi che non si chiama scambio ma accordo politico tra forze di maggioranza che hanno tutto il diritto di farlo, che anzi tiene unita la maggioranza e lo fece anche in passato". Lo ha detto il capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, durante le dichiarazioni di voto sul ddl sul Premierato.

Premierato: Patuanelli (M5s), votiamo contro, con no a referendum sara' inizio declino governo - "Voteremo convintamente contro questa riforma", ha detto in Aula in dichiarazione di voto sul ddl Premierato il presidente dei senatori del Movimento cinque stelle, Stefano Patuanelli. "Fuori da quest'Aula a partire da oggi con la piazza c'e' un Paese che vuole esprimersi su questo tema" e con il referendum "sono convinto che boccera' questa riforma e sara' l'inizio del vostro declino politico", ha concluso. 

Riforme: Gasparri, piu' popolo e meno palazzo, da FI si' gioioso - "Piu' popolo e meno palazzo, per questo votiamo con gioia e convinzione questa riforma. Piu' popolo e meno palazzo!". Lo dice il presidente dei Senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, in Aula durante le dichiarazioni di voto sul premierato.

Premierato: Gasparri (FI), scelta per democrazia e no a intrighi - "Tutto si puo' dire tranne che questa riforma arrivi in maniera affrettata e pressando il Parlamento". Lo ha detto il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, nell'Aula di Palazzo Madama. "La scelta e' tra la stabilita' o le manovre di Palazzo, tra la democrazia affidata ai cittadini o l'intrigo", ha sottolineato.

Riforme: Borghi (Iv), no a premierato, rischio cittadino-suddito - "Per noi discutere di elezione diretta del capo del governo non e' eresia, noi di Italia Viva lo avevamo gia' spiegato. Ci siamo approcciati a questa discussione avendo ancora nele orecchie le parole che ci rivolse Giorgo Napolitano: a esigenze di rinnovamento delle istituzioni si sono fatti prevalere calcoli di convenienza e tatticismi. Non si puo' in nessun campo sottrarsi al dovere della proposta. Con questo spirito siamo entrati in questo dibattito, scevri da pregiudizi, abbiamo presentato un nostro disegno di legge organico, abbiamo presentato proposte ed emendamenti. Ma il risultato finale e' un prodotto deludente". Lo dice il presidente dei Senatori di Italia Viva, Enrico Borghi, in dichiarazione di voto sul premierato. "I nodi sono ancora tutti sul tavolo: il bicameralismo perfeto, il rapporto trastato e regioni, la legge elettorale, il premier imprigionato dalla ragnatela del diritto di fronda. Un disegno disorganico figlio di un clima distante anni luce da quello spirito costituente che dovrebbe ispirare la riforma della nostra Carta Costituzionale. Rischiamo di ritrovarci con un cittadino suddito. Per questo non possiamo concorrere con il voto a questa riforma", ha aggiunto Borghi.

Riforme: Calenda, no a premierato, si allontanano i cittadini - "Noi siamo fermamente contrari alla riforma nel merito, nel metodo e per le conseguenze che produrra'". Lo dice il segertario di Azione, Carlo Calenda, prendendo la parola nell'Aula del Senato. "Se il governo va male, il premier e' blindato. Alla inefficienza della politica si risponde blindando il premier. Ci dovrebbe sorgere la perplessita' che la legge elettorale che verra' associata subira' squilibri. Ma nel merito lo sapete anche voi, colleghi della maggioranza, che questa riforma e' pasticciata. Quello che interessa e' il metodo: arrivare sempre e comunque a uno scontro frontale", aggiunge Calenda. "Il punto e' spostare l'attenzione dai 120 mila giovani che lasciano l'Italia e ai milioni di cittadini sotto la soglia di poverta'. Passeremo i prossimi mesi a dire che da un lato c'e' la pulsione verso tragici passati e dall'altra i traditori della volonta' popolare. Si comcia a segare un altro pezzo di ramo sul quale siamo seduti. Saremo piu' deboli tutti. Piu' cittadini si allontaneranno dalla politica".

 

Pd, Avs e Azione votano no, M5s valuta l'uscita dall'Aula e Iv sceglie l'opzione astensione

Dopo quanto successo lo scorso 29 maggio, con la rissa sfiorata in Aula, tra il senatore di Fdi, Roberto Menia e il pentastellato Marco Croatti, fermati a un passo dallo scontro fisico dall'intervento dei questori, tra cui anche l'anziano' Gaetano Nastri, collega di partito di Menia, la tensione nell'emiciclo non è mai mancata, pur senza arrivare a quanto visto alla Camera per l'autonomia. I questori restano allertati, ma l'andamento dei lavori non dovrebbe nascondere sorprese, anche per la deterrenza che avrà la diretta televisiva prevista per tutta la seduta.

"La destra sulle riforme sta dimostrando un atteggiamento aggressivo -accusa Boccia- confermato da quanto è avvenuto alla Camera la scorsa settimana e da molte dichiarazioni di esponenti del governo e della maggioranza. Per questo dopo il voto saremo in piazza con le altre forze di opposizione contro le riforme del governo di Giorgia Meloni. E se non si fermeranno lavoreremo per raccogliere le firme perché a decidere sia il popolo italiano''.

Tornando all'appuntamento dell'Aula, al voto finale sul Ddl Casellati, non è escluso che potrebbero non partecipare al voto i senatori del M5S ("votatevela da soli questa schifezza", aveva tuonato Alessandra Maiorino, la scorsa settimana dopo aver lasciato l'Aula). Ma la decisione finale del partito guidato da Giuseppe Conte verrà presa al termine della riunione dei gruppi, convocata per oggi.

Per quanto riguarda Italia Viva, si valuta l'opzione dell'astensione o del voto contrario, con i renziani che fatto sapere che il partito non sarà in piazza. No invece da Azione: "Abbiamo fatto opposizione per tutta la durata della discussione -ricorda il senatore Marco Lombardo all'AdnKronos- . Quindi voteremo contro la riforma del premierato".

Ddl autonomia torna in Aula dopo le tensioni

Sul ddl Calderoli l'intenzione della maggioranza sarebbe quella di provare a chiudere la prima partita il prima possibile. Secondo quanto scrive Adnkronos, infatti, domani potrebbe essere chiesta un'inversione dell'ordine dei lavori per partire subito con l'esame del disegno di legge sull'autonomia e non dal provvedimento su sindacati e forze armate, come prevede adesso l'agenda di Montecitorio. Per ora si tratta solamente di un'ipotesi, su cui i capigruppo della maggioranza starebbero riflettendo.

In piazza opposizione 'large', ma senza Renzi e Calenda

In contemporanea con il voto in Senato, a Santi Apostoli, indimenticata 'scenografia' delle vittorie dell'Ulivo, il centrosinistra si ritrova rispondendo alla chiamata di Pd, M5s, Avs e Più Europa. "Il governo Meloni sta forzando la mano e prova a minare le basi democratiche della nostra Costituzione", si legge nella convocazione dell'evento in programma a partire dalle 17,30. Sul palco i leader dei partiti promotori: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi (con Benedetto Della Vedova). "È ora di dire basta. Basta alle aggressioni e alla violenza, basta ai simboli e riferimenti fascisti in Parlamento, basta alla distruzione dell'unità del Paese. Non permetteremo alla destra di calpestare la nostra Costituzione. Chiediamo a tutte e tutti di partecipare domani", spiega Bonelli con un chiaro riferimento al 'caso Donno' e alla rissa della scorsa settimana alla Camera proprio in occasione del voto sull'autonomia.

Il campo largo di Santi Apostoli però non sarà extra large. Da Italia viva, infatti, hanno fatto sapere che il partito di Matteo Renzi non sarà in piazza. Assente anche Azione: Carlo Calenda sarà in Senato per intervenire contro il premierato e Matteo Richetti sarà alla Camera contro autonomia, è la posizione ufficiale del partito. Niente opposizione in piazza ma in Parlamento è, insomma, la posizione di Azione. 






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