“Il ministro Nordio? Usa espressioni colorite, ma nessuno si metta a fare l’anima pia”. Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato ed esponente di spicco di Forza Italia, racconta ad Affaritaliani sensazioni ed emozioni a meno di 48 ore dall’inizio del voto per il referendum sulla giustizia. Il dibattito si è fatto sempre più acceso, con toni che si sono progressivamente alzati da una parte e dall’altra. Previsioni, ovviamente, non se ne possono fare, ma ha colpito molto, dal punto di vista sociologico, la scelta della premier di parlare nel podcast Pulp di Fedez e Davide Marra.
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Senatrice Ronzulli, come giudica questi ultimi giorni di dibattito sul referendum? Toni sani o troppo accesi?
La sinistra invece di concentrarsi sul merito della riforma e discutere di come potrebbe evolversi il nostro sistema giudiziario, inventa di sana pianta teoremi secondo cui ci sarebbe in cantiere una svolta autoritaria oppure di un presunto controllo dell’esecutivo verso la magistratura. Queste falsificazioni avvelenano il clima e spostano il confronto su questioni che non riguardano minimamente i quesiti. Tutto viene personalizzato e tramutato in un battibecco condominiale tra inquilini nervosi. E’ l’antica modalità che caratterizza la sinistra del nostro Paese ormai da diversi decenni: scatenare il caos per nascondere l’incapacità di sviluppare idee e per riempire il vuoto siderale di proposte e contenuti. Un esempio di questo approccio sono le parole di Gratteri, che ha addirittura minacciato ‘Il Foglio’, a cui ribadisco la mia solidarietà. I toni spesso vengono quindi esacerbati da chi teme che la vittoria del Si possa compromettere le proprie rendite di potere. Chi si sente minacciato, reagisce nervosamente e scende in campo con violenza verbale e faziosità.
L’evento del 12 marzo a Milano ha sancito la discesa in campo di Meloni e questo sembra aver cambiato il sentiment generale? Pensa che possa essere stata la mossa risolutiva?
Certamente l’intervento della premier esercita un peso significativo, come è giusto che sia. Con il suo carisma riesce a spiegare concetti fondamentali in modo chiaro, efficace e persuasivo. Nel complesso tutte le forze che compongono la maggioranza di governo hanno costruito una campagna capillare e densa di contenuti, cercando di concentrarsi sui temi dirimenti della riforma e spiegando ai cittadini come potrebbe migliorare il nostro sistema giudiziario. Il garantismo fa parte storicamente del dna di Forza Italia che, a sua volta, ha attraversato il Paese per illustrare a ciascuno gli effetti benefici della vittoria del Sì.
Come giudica le esternazioni del ministro Carlo Nordio sulla magistratura (“verminaio”)? Efficace dibattito politico o potenziale autogol?
Il ministro a volte utilizza espressioni colorite per rappresentare in modo più efficace il proprio pensiero. Direi che dall’altra parte abbiamo sentito ben di peggio, quindi chi gioca a fare l’anima pia si rende estremamente ridicolo. Direi che rispetto agli improperi e alle intimidazioni di Gratteri contro chiunque, le parole di Nordio risuonano come quelle di un’educanda.
Cosa succederà se dovesse vincere il No? Ci sarà un impatto sul Governo?
Se dovesse vincere il No, non ci saranno conseguenze per il Governo di centrodestra che andrà avanti fino alla fine della legislatura e sarà giudicato dagli elettori alle prossime elezioni. Siamo motivati a portare a termine il programma elettorale con cui ci siamo presentati agli italiani. Ci sarebbe, invece, un impatto negativo, a detrimento dei cittadini, a cui lasceremmo una giustizia non riformata e piena di criticità, con un Paese che resterebbe sempre più indietro.
Quali saranno i principali effetti se vincesse il Si?
Con questa riforma chi ci guadagnerà saranno innanzitutto i cittadini, che potranno ritrovare fiducia nella giustizia e nella magistratura. Il Paese potrà tornare a correre, diventando più solido e anche più attrattivo per gli investimenti stranieri. E i magistrati in primis saranno davvero indipendenti, finalmente liberi da logiche di partito, da cordate e da correnti, e potranno svolgere il loro ruolo nell’interesse esclusivo della collettività.
Ritiene che tutti i partiti della maggioranza si siano spesi allo stesso modo in questa campagna referendaria?
Senza ombra di dubbio, abbiamo iniziato questo percorso assieme e lo stiamo terminando assieme, con tante forze civiche che sono nate sui territori e hanno fornito un contributo fondamentale alla causa. Il gioco dei bilancini non ci appartiene. Nel complesso questa maggioranza si confronta, può avere approcci e sensibilità diverse che derivano da percorsi e storie differenti, ma risponde sempre con grande senso di unità e responsabilità a ogni sfida.
Che cosa pensa dei magistrati che sono scesi in campo a gamba tesa, facendo una serrata campagna per il No?
In democrazia ciascuno è libero di esprimere liberamente le proprie opinioni. Trovo, invece, scorretto utilizzare toni violenti e veicolare fake news. Mi pare fuori da ogni concezione democratica che un magistrato arrivi a minacciare gli organi di informazione. Purtroppo questi elementi hanno reso violenta la campagna referendaria e ciò mi amareggia. Temo che questa estremizzazione derivi dalla paura di molti di perdere pezzi di potere.

