Mentre l’Italia affronta lo spartiacque decisivo per i progetti del PNRR, la cui scadenza è fissata al prossimo 30 giugno, il dibattito politico si concentra sull’approvazione del Documento di Economia e Finanza (DEF). In un contesto geopolitico ancora segnato dall’instabilità dei prezzi energetici, le scelte della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato diventano il baricentro della politica economica nazionale.
Per approfondire i contenuti del documento e le nuove misure della “Transizione 5.0”, abbiamo sentito il Senatore Antonio Salvatore Trevisi. Esponente di Forza Italia e membro della Commissione Finanze e tesoro, Trevisi è una delle figure più autorevoli della maggioranza sui temi dell’energia e dell’innovazione. Energy Manager e dottore di ricerca in Sistemi Energetici e Ambiente, ha legato il suo nome alla legge nazionale sul Reddito Energetico, misura nata per combattere la povertà energetica attraverso le rinnovabili. In questa intervista, il Senatore illustra la visione liberale del partito guidato da Antonio Tajani: dalla rimodulazione degli incentivi per contenere il caro-bollette alla sfida di trasformare l’Italia da consumatore a produttore di tecnologie verdi, fino al rilancio del merito nei territori, con un focus particolare sulla sua Puglia.
Senatore Trevisi, il Documento di Economia e Finanza che state approvando arriva in un momento cruciale per il consolidamento della crescita post-PNRR. In che modo Forza Italia è riuscita a imprimere il suo marchio “liberale” in questo documento, bilanciando la necessaria prudenza fiscale con la spinta al taglio della pressione fiscale per imprese e famiglie?
A causa delle tensioni in Medio Oriente che hanno causato un aumento del prezzo del gas e del petrolio il DEF di questo anno si è concentrato giustamente su misure emergenziali che integrano misure programmatiche. Taglio delle accise sui carburanti e sconto in bolletta con contributi straordinari (fino a 115€ per chi ha il bonus sociale) e rimodulazioni degli incentivi del Conto Energia per impianti >20 kW per contenere i costi energetici. Il documento conferma gli impegni per la scadenza europea del 30 giugno 2026 relativa ai progetti del PNRR. La via maestra per Forza Italia è quella di convincere l’Europa a cambiare e farsi carico della situazione di crisi senza lasciare gli Stati membri da soli. Tajani ha chiesto un nuovo PNRR o di utilizzare i fondi MES che sarebbero a tassi dell’1% contro un tasso almeno del4%. Dobbiamo fare le cose che ci convengono senza impostazioni ideologiche.
Lei è da sempre un fautore della transizione energetica pragmatica. Guardando alle risorse stanziate e alle riforme previste dal DEF e dai recenti decreti sulla Transizione 5.0, come risponde a chi teme che l’Italia stia rallentando sugli obiettivi di decarbonizzazione? Qual è il punto di equilibrio tra sostenibilità ambientale e competitività industriale?
Innanzitutto sulle rinnovabili in Italia si possono distinguere 3 fasi storiche: la prima è “l’Avvio del boom” con il Conto Energia e il governo Berlusconi con il picco storico di crescita e volumi record di installazione di energia da fonte solare. Successivamente con i governi Letta, Renzi e Gentiloni abbiamo una fase di forte rallentamento. Durante il governo Renzi addirittura assistiamo ad incentivi per le fonti fossili e penalizzazione per le rinnovabili e pertanto non vi è da sorprendersi dei convegni pagati a peso d’oro in Arabia Saudita. Con il Governo Meloni assistiamo ad una nuova accelerazione: nel 2023 installati 5,8 GW e nel 2024 circa 7,6 GW, trainati dal solare (6,4 GW nel solo 2025). Nel DEF è previsto un incremento della quota di energia rinnovabile nel settore industriale di almeno 1,6 punti percentuali annui nel periodo 2026-2030 e viene data priorità allo sblocco dei progetti sulla rete elettrica e alla semplificazione delle procedure autorizzative per impianti fotovoltaici ed eolici. Il Piano Transizione 5.0 gioca un ruolo centrale nel DEF per sostenere la transizione verde delle imprese tramite crediti d’imposta per l’efficientamento. Contributi alle Imprese: Il Decreto Legge n. 42/2026 ha stanziato nuove risorse per il Fondo nazionale per l’efficienza energetica e potenziato i contributi per sistemi di stoccaggio dell’energia e impianti destinati all’autoconsumo. Viene introdotto l’obbligo di diagnosi energetica entro l’11 ottobre 2026 per le imprese con consumi superiori a 10 TJ/anno. Nel settore edile con il recepimento della RED III (D.Lgs. 5/2026) si inaspriscono gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni rilevanti. Sull’idrogeno Verde abbiamo un target del 42% di idrogeno di origine non biologica (RFNBO) nell’industria entro il 2030, con la creazione di circa 40 stazioni di rifornimento per trasporti pesanti entro metà 2026. Innovazione: Almeno il 5% della nuova capacità installata entro il 2030 dovrà derivare da tecnologie come l’eolico off shore galleggiante o il fotovoltaico ad alta efficienza.
Uno dei suoi cavalli di battaglia storici è il Reddito Energetico, una misura che ha difeso con forza. Nel quadro economico attuale delineato dal governo, quali sono i prossimi passi per rendere questa misura strutturale a livello nazionale e come può aiutare concretamente le fasce più deboli a diventare “produttori” di energia?
Il Reddito Energetico Nazionale è stato un grande successo. È stato un contributo a fondo perduto che ha permesso a circa 25mila famiglie con difficoltà economiche di installare un impianto fotovoltaico gratuitamente presso la propria abitazione principale. L’obiettivo è stato duplice: combattere la povertà energetica riducendo i costi delle bollette e promuovere l’uso di energie rinnovabili consentendo anche allo Stato di beneficiare di parte dell’energia prodotta. Uno dei miei obiettivi è lavorare per rifinanziare il Reddito Energetico Nazionale che non è una spesa, ma un investimento ad hoc che ha un ottimo rendimento. Rende le famiglie più libere, l’ambiente più pulito e il nostro Paese più moderno. Per una transizione ecologica che non lasci indietro nessuno, il rifinanziamento del Fondo Nazionale Reddito Energetico deve essere una priorità dell’agenda politica, ma a causa dell’instabilità dello scenario internazionale al momento non è possibile fare una valutazione dei fondi disponibili.
Lei è approdato in Forza Italia portando temi che un tempo sembravano distanti dal centrodestra tradizionale. Dopo la fase congressuale e sotto la guida di Antonio Tajani, Forza Italia sembra aver trovato una nuova centralità come polo moderato e rassicurante. C’è ancora spazio per crescere tra il pragmatismo di governo e l’eredità politica del Presidente Berlusconi?
Sono sempre stato un costruttivo che ama risolvere i problemi grazie al confronto moderato e al ragionamento collettivo. Purtroppo da qualche anno assistiamo ad una narrazione politica spesso distorta, dove l’urlo, la provocazione e l’offesa gratuita prevale sulla ragione e la strumentalizzazione sul bene comune. In questo contesto, Forza Italia si conferma l’unica forza moderata e liberale di riferimento, e rappresenta il vero “partito del fare” con il cuore sempre rivolto all’ Italia. Il mio obiettivo è quello di allontanare la politica dalla tifoseria da stadio, la mia missione è quella di una politica che risolvei problemi. Al contrario, assistiamo con profonda preoccupazione a un’opposizione che, spesso, sembra nutrire un approccio disfattista. Non è una critica costruttiva la loro, ma una speranza, a volte neanche troppo velata, che le cose vadano male, che l’economia rallenti o che le riforme falliscano. Perché? Solo per attaccare l’attuale governo. Quella dei partiti di opposizione è diventata una politica basata sul “tanto peggio, tanto meglio”, che ignora come, in questo modo, a rimetterci non siano solo i partiti al governo, ma l’intero sistema Paese, i cittadini e le imprese che rappresentiamo.
Passiamo al territorio: la Puglia è una regione chiave per le energie rinnovabili, ma è anche un laboratorio politico complesso. Qual è lo stato di salute di Forza Italia in Puglia in vista dei prossimi appuntamenti elettorali e come pensa che il partito possa riconquistare l’elettorato moderato pugliese, magari deluso dalle attuali dinamiche regionali?
Sui territori come in Puglia, secondo me è fondamentale ripartire dai giovani e dal merito. Credo che non serva un rilancio, ma una vera e propria rigenerazione. Ad esempio in Puglia ho già proposto ufficialmente di adottare il “Reddito di Merito”, una misura lungimirante ideata in Calabria dal governatore Roberto Occhiuto. Non è un sussidio passivo, ma un investimento attivo: vogliamo sostenere economicamente i giovani talenti che scelgono di formarsi, specializzarsi e, soprattutto, restare in Puglia per creare impresa e valore. Dobbiamo coinvolgere chi studia, chi si impegna e chi ha il coraggio di scommettere sulla propria terra. Forza Italia deve tornare a essere la casa delle opportunità, il partito che non ti dice “ti do un aiuto per sopravvivere”, ma “ti do gli strumenti per vincere”. Dobbiamo partire dai territori, dalle nuove generazioni e dal merito. Questa è la sfida per essere sempre più protagonisti.
Siamo nel 2026, l’anno che segna lo spartiacque per i progetti del PNRR. Se dovesse scegliere una priorità assoluta per il dopo-PNRR che emerga da questo DEF, su cosa dovrebbe puntare l’Italia per non perdere la velocità acquisita in questi anni? Infrastrutture digitali, autonomia energetica o riforma della burocrazia?
L’Italia deve farsi portavoce di un cambio di paradigma radicale in sede europea. Non dobbiamo più limitarci a incentivare l’acquisto della tecnologia, ma dobbiamo sostenere con forza le nostre industrie affinché si attrezzino per produrla. Sostenere l’innovazione in Italia oggi significa investire nell’IA, nelle linee di produzione, nella ricerca applicata, nelle fabbriche intelligenti e nelle competenze dei nostri lavoratori. Dobbiamo trasformare le nostre imprese in hub capaci di generare brevetti, componenti e macchinari. Solo così potremo proteggere la nostra economia dalle fluttuazioni geopolitiche e garantire ai nostri giovani posti di lavoro di alto valore.
L’obiettivo primario dopo il PNRR è di evitare la dipendenza tecnologica. L’innovazione non è un costo da sussidiare, ma un’industria da costruire. Se vogliamo che l’Italia e l’Europa restino attori. L’Europa ha purtroppo commesso un errore di prospettiva strategica. Abbiamo concentrato i nostri sforzi e i nostri incentivi sull’adozione di tecnologie spesso prodotte fuori dai nostri confini. Abbiamo finanziato la domanda, incentivando l’acquisto di soluzioni “chiavi in mano” provenienti da altri continenti, convinti che bastasse essere utilizzatori digitali per essere moderni. Ma la storia ci sta dando una lezione diversa. Mentre noi incentivavamo il consumo di prodotti esteri, le grandi potenze mondiali – Cina e Stati Uniti in testa – hanno investito massicciamente sulla capacità di creare quei prodotti. Il risultato? Oggi rischiamo di essere schiacciati tra due giganti: da un lato l’egemonia software e finanziaria americana, dall’altro il dominio produttivo e infrastrutturale cinese. Dobbiamo smettere di comprare il futuro dagli altri e ricominciare a costruirlo nelle nostre fabbriche.

