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Politica
Ecco dove investire in periodo di sanzioni

'VADEMECUM' PER L'IMPRESA ITALIANA, DOVE INVESTIRE IN PERIODO DI SANZIONI - DA FAREFUTURO ‘RAPPORTO’ SU CONTRACCOLPI IN ITALIA

I nuovi sbocchi per il Made in Italy nel Rapporto della Fondazione Farefuturo per le imprese italiane che operano in mercati di Stati sottoposti a sanzioni

“L'export italiano in Russia, con le sanzioni imposte dalla Comunità Internazionale, è crollato del 11% nell'ultimo biennio, con una perdita di circa 1,3 miliardi di dollari. Il dato, però, è destinato a crescere poiché il Pil russo, nel prossimo biennio, potrebbe subire una ulteriore flessione variabile tra il 5 e il 10%. Per l'export italiano questo si tradurrebbe in una maggiore perdita, che si andrà ad attestare intorno ai 3 miliardi di dollari”. E' quanto emerge dal “Rapporto su sanzioni e restrizioni internazionali” realizzato da Farefuturo, la Fondazione presieduta da Adolfo Urso, già Ministro delegato per il Commercio Estero, in collaborazione con il  Center for Near Abroad Strategic Studies (CeNASS) presieduto dall’ambasciatore Mario Maiolini.
L'Italia è uno dei Paesi che nel corso degli ultimi anni ha perso maggiori quote di mercato in termini di export ogni volta che un regime sanzionatorio è stato 'costruito' dagli Usa e dall’Ue: “È stato il caso dell’Iran, della Libia, della Siria. Ora è il caso della Russia: siamo di fronte a quello che nel nostro Rapporto abbiamo definito l' ”aspetto asimmetrico delle sanzioni' " sostiene Adolfo Urso. La Russia oggi è a un passo dal default. I turisti russi, in Italia, spendono molto meno. Ma per il Made in Italy non è tutto 'perduto'. Parafrasando il vecchio detto 'si chiude una porta si apre un portone', secondo le stime del Rapporto “rischia di chiudersi il mercato russo, ma si sta riaprendo quello iraniano, con la probabile rimozione delle sanzioni” incalza Urso. “Lo smantellamento dell’apparato di sanzioni nei confronti dell'Iran sarà un processo lungo e complesso, ma quando verrà completato il Paese recupererà tra il 10 ed il 20% del Pil, quindi diverse centinaia di miliardi di dollari. L’Italia, quindi, grazie a una strategia di rientro e a chiare e concrete politiche commerciali di riposizionamento, potrà riaffermarsi sul mercato iraniano, tornando ad essere il suo primo partner commerciale come negli anni 2000. E' stata stimata, infatti, una opportunità-Paese, per l'Italia, di quasi 20 miliardi di euro in tre anni; superiore, perciò, a quanto potrebbe perdere sul mercato russo, penalizzato dalle sanzioni imposte dalla Comunità Internazionale”.
Il monito di Farefuturo è chiaro: le sanzioni, da ottimo strumento per punire gli 'Stati-canaglia' e i regimi 'brutali', se reiterate o imposte troppo a lungo rischiano di creare un 'effetto-boomerang' anche nei confronti degli Stati che le hanno imposte. "E' necessario 'dosarle', capire ex-ante e in sede deliberante quanto siano efficaci strategicamente e capire come 'attrezzare' le imprese italiane a far fronte a una situazione di crisi, orientando la propria attività commerciale verso produzioni più efficaci. Da qui la proposta di Farefuturo di realizzare "una task-force tra Palazzo Chigi, MAE, e MISE, con Ice, Confindustria, Abi e Sace, per indirizzare le imprese italiane a operare, nel pieno rispetto delle regole sanzionatorie, allo scopo di cogliere tutte le opportunità che comunque esistono in alcuni mercati strategici".
Il “Rapporto su sanzioni e restrizioni internazionali” verrà presentato il prossimo 7 maggio nel corso del Convegno Internazionale "L'Italia e le Sanzioni - Quando la geopolitica si scontra con i mercati. Quattro casi studio per gli interessi economici italiani: Eritrea, Iran, Russia e Sudan" si terrà, dalle 9.30 alle ore 19, presso il Ministero degli Affari Esteri (Sala delle Conferenze Internazionali).

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