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Vannacci tira le somme: “35.000 iscritti in 60 giorni. Elezioni? Ben venga un’alleanza”. E su Giorgia Meloni…

Il leader di Futuro Nazionale è intervenuto a Bari durante l’inaugurazione del comitato costituente del movimento

Vannacci tira le somme: “35.000 iscritti in 60 giorni. Elezioni? Ben venga un’alleanza”. E su Giorgia Meloni…

Energia, immigrazione e interessi nazionali: la ricetta politica di Vannacci per prepararsi al voto del 2027

Futuro Nazionale è una realtà in crescita e “totalmente autonoma”, ma che non esclude possibili convergenze future con il centrodestra. È quanto ha dichiarato Roberto Vannacci, intervenendo a Bari durante l’inaugurazione del comitato costituente del movimento. “La sfera di cristallo non ce l’ho. Oggi marciamo come partito indipendente e ripeto, la cosa più importante è essere coerenti con i propri principi. Nel 2027, a ridosso delle elezioni, se ci sarà margine per delle alleanze e se la coalizione rispetterà le nostre linee rosse, ben venga un’alleanza”, ha detto Vannacci. L’ex europarlamentare ha ribadito poi la distanza dalla Lega: “Futuro nazionale è un movimento ed è un partito totalmente autonomo dalla Lega e non come dissenso alla Lega. Si rifà a dei principi e dei valori e degli ideali ai quali io ho sempre creduto e ho portato avanti anche nella Lega. Quando però mi sono accorto che nella Lega non c’era coerenza nell’essere promotori di questi valori, allora sono io che sono rimasto coerente con i miei valori e loro sono andati da un’altra parte”.

“Siamo un qualcosa che sta nascendo peraltro in un momento stupendo, in un momento florido. Oggi, mi hanno comunicato che abbiamo superato i 35.000 iscritti in soli neanche 60 giorni. Noi rappresentiamo l’unica novità della politica degli ultimi 15 anni, un tentativo di riportare la politica all’essenza di questa nobile arte che è quella di essere vicino ai cittadini e di fare solamente gli interessi dell’elettorato al quale ci si riferisce”, ha detto Vannacci. Il leader ha ribadito che il movimento si rivolge a “tutte le persone che cercano una destra vera, pura, orgogliosa, che non si vergogna di fare la destra. Alle persone stanche dei compromessi, degli inciuci, dei giochi di palazzo e che vogliono una politica sincera, e alle tante persone che non votano più da anni perché non si riconoscono nell’attuale offerta politica”.

Energia, sicurezza e immigrazione

Vannacci ha delineato anche le priorità programmatiche del movimento. In cima all’agenda, la riduzione del costo dell’energia, considerato un fattore decisivo per la competitività del sistema produttivo italiano. “Dobbiamo abbassare il prezzo dell’energia perché credo che quello sia il centro di gravità di qualsiasi attività economico sociale e commerciale che un qualsiasi politico debba portare avanti. Noi con il prezzo dell’energia che abbiamo oggi non siamo competitivi su nulla, né nel commercio, né nell’industria, né nelle attività sociali”, ha aggiunto.

“Poi dobbiamo ritornare a essere un Paese sicuro, un Paese dove si possa uscire senza avere il timore di essere aggrediti, di essere stuprati, in cui le mamme mandano i propri figli a scuola nell’attesa di ricevere i messaggi dai propri figli. ‘Mamma sono arrivata a scuola sano e salvo come se fosse una cosa normale’. Dobbiamo rimandare a casa chi non ha diritto di stare da noi. Tutti gli immigrati illegali, tutti quelli che intasano i nostri ospedali, i nostri pronto soccorso, tutti quelli che erodono il nostro stato sociale senza averne alcun diritto”, ha detto Vannacci.

Nel corso del suo intervento Vannacci ha anche commentato il ruolo del governo guidato da Giorgia Meloni, invitandolo a “tenere la barra dritta sugli interessi nazionali” e a non dipendere da dinamiche esterne. “Oggi gli italiani pagano l’energia più cara del mondo. Questo è il problema e se è scaturito da qualcosa che qualcun altro ha messo in atto noi dobbiamo convincere questo qualcun altro o a ritornare sui suoi passi o a pagare in parte il conto”, ha detto Vannacci. Riferendosi agli Stati Uniti e al presidente Donald Trump, ha distinto tra una fase politica che ha apprezzato – legata alla visione “sovranista” e al “Make America Great Again” – e una successiva impostazione più interventista, definita meno in linea con i suoi orientamenti.

“A me andava bene il Trump sovranista, il Trump del make America great again, il Trump che si voleva candidare a premio Nobel della pace perché voleva far terminare le guerre nel mondo. Non mi sta bene il Trump che impersona il gendarme del mondo. Come italiani e come europei dobbiamo fare i nostri interessi, dobbiamo cercare un punto di convergenza tra i nostri interessi e quelli statunitensi perché facciamo parte di un mondo occidentale che si distingue per condividere determinati principi, valori e ideali. Se questo punto di convergenza non c’è, quello che prevale sono gli interessi degli italiani e dell’Italia”, ha concluso.

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