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Brindisi, finisce l’era Consales. Dimissioni in massa dei consiglieri

Bari – L’ultimo atto dell’era Consales va in scena quasi in contemporanea sui due fronti: alle 19 si riunisce il centrodestra, presso il notaio Errico, annunciando le dimissioni dei rappresentanti di Forza Italia, Conservatori e Riformisti, Futuro e Libertà, Brindisi Avanti Veloce e Regione Salento. All’hotel Virgilio, invece, è Giuseppe Ambrosi a porre il sigillo al passo indietro del centrosinistra, dal gruppo Pd alle opposizioni interne di Fusco e Brigante. A seguire arriva quello dei centristi ed è il pallottoliere a decretarlo: ventotto firme su trentadue consiglieri. Mimmo Consales non è più il Sindaco di Brindisi.

L’ordine di scuderia era previsto per lunedì - alla presenza del segretario generale di Palazzo Nervegna - ma l’evoluzione degli eventi ha imposto una ulteriore accelerazione. Già nel pomeriggio, infatti, il Prefetto Vardè aveva confermato la sospensione dell’ex notista politico dalle funzioni di primo cittadino, dopo l’arresto in mattinata con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla gestione dei rifiuti. La scomunica politica era arrivata a poche ore dall’evento, con la firma di Michele Emiliano: “Adesso chiedo a tutto il centro sinistra e in particolare al Partito democratico, a tutti i consiglieri del Pd e del centrosinistra di Brindisi, di rassegnare tutti le dimissioni. Questa amministrazione deve cadere. Questa amministrazione Consales deve rimanere un brutto ricordo per la città di Brindisi e noi non ne vogliamo più sentir parlare”, aveva commentato il Gladiatore, archiviando definitivamente un lungo braccio di ferro, che aveva visto nell’appoggio esterno dei democratici e nella richiesta di estromissione degli assessori Luperti e Monetti le stilettate finali.

Non servirà, dunque, attendere le dimissioni dell’ex giornalista di Telenorba, da rumours insistenti annunciate per lunedì. Nè aspettare i venti giorni canonici, come da prassi: la città tornerà al voto già in primavera. “Sono enormi le responsabilità di quanto accaduto, non solo del Sindaco, ma le stesse ricadono anche su chi ha sostenuto questa amministrazione: consiglieri e rappresentanti dei partiti del centrosinistra e di tutta la maggioranza. In questo caso, non basterà a molti di quelli lavarsi la coscienza con banali comunicati stampa”, serra i ranghi il forzista Mauro D’Attis, che del Sindaco era stato diretto competitor alle Amministrative del 2012. E durissima è anche la presa di distanze di Emiliano, per nulla intenzionato ad intestarsi una campagna elettorale con un’eredità tanto gravosa. “Consales è stato eletto come sindaco indipendente. Si è poi successivamente iscritto al Pd e quando è stato - nel 2013 - rinviato a giudizio per una serie di imputazioni, ho chiesto e ottunuto che egli si sospendesse dal Pd e uscisse dal partito, sospensione che è rimasta intatta fino ad oggi. Pertanto da tre anni non è più iscritto”, manda a dire il numero uno dem, seppellendo quel Laboratorio Brindisi che aveva sancito lo stesso abbraccio con i centristi del quale si continua a parlare, tanto a livello regionale, quanto nelle strategie romane.

Tutto da rifare. E la maledizione di una città che vede in tredici anni ben due primi cittadini alla sbarra, quattro in trent’anni. Era toccato nel 2003 a Giovanni Antonino, all’epoca da poco rieletto e accusato di corruzione, concussione e truffa. Prima di lui a Giuseppe Marchionna e - nel 1984 - al democristiano Bruno Carluccio. “Non è stato il destino cinico e baro a candidare Mimmo Consales a sindaco di Brindisi ma il Pd con il suo segretario regionale Michele Emiliano. Lo stesso Emiliano che, non più di qualche mese fa, in occasione delle Regionali, ha beneficiato da Consales e dalla sua Amministrazione comunale di candidature e consensi”, provano ad inchiodare il Governatore i parlamentari fittiani Nicola Ciracì e Vittorio Zizza. La campagna elettorale è già cominciata. Ed è tutta in salita.

(a.bucci1@libero.it)

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