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Elezioni: prevedibile il risultato, incerto il futuro

Da Taranto i “Pensieri in libertà” di Mario Pennuzzi sulla crisi del PD

Elezioni: prevedibile il risultato, incerto il futuro

Non ci voleva una grande perspicacia per comprendere quello che queste elezioni avrebbero prodotto, la storia era già scritta: sfiducia verso le forme tradizionali della politica, e frustrazione del cittadino medio, che ha ha rinunciato a partecipare nelle antiche forme. Non solo perchè il mondo digitale ne ha create di nuove, ma soprattutto perchè la partecipazione risulta spesso inutile e deludente. Ma anche il timore per il futuro proprio e delle nuove generazioni ,per un cambiamento che ormai non è più un progresso sociale, ma spesso la perdita di diritti e di sicurezze, oltre a una politica che appare indifferente alle personali e collettive aspirazioni.

Finale di partito
 

 

Tutto questo è in campo ormai da molto tempo e i segnali erano arrivati forti e chiari. In un libretto del 2012, che in mi è già capitato di citare, “Finale di partito”, Marco Revelli analizzava come questa miscela di sfiducia e di crisi sociale stava provocando in tutta Europa smottamenti ed annullamenti di forze politiche. che per tutto il XX secolo avevano rappresentato il riferimento delle rispettive nazioni, sia le forze di orientamento progressista che quelle conservatrici: il modello non funziona più. Tutti gli addetti ai lavori lo sapevano  da anni ma le correzioni non sono venute.

 

Io penso che ciò non sia accaduto  per semplice incompetenza e stupidità, ma perchè questa macchina era costruita per andarsi a schiantare, non aveva più un freno per arrestare la sua corsa verso il baratro, ne uno sterzo funzionante per cambiare direzione; era prigioniera di se stessa, delle sue finalità e della sua storia.

 

marco revelli
 

In molti in queste ore a sinistra hanno citato Antonio Gramsci, dal quale è possibile ricavare una serie infinita di aforismi moraleggianti: dall’odio per gli indifferenti, alla necessità di operare secondo la propria possibilità e dovere, in molti hanno invocato la necessità di una unità perduta: ma lasciamo stare Gramsci e non tiriamolo per la giacchetta, perchè le sue affermazioni non erano una miniera di appunti morali, ma l’applicazione approfondita di una analisi politica, erano insieme analisi e proposta: esattamente quello che in questa fase non è stato fatto.

 

Lo stesso Renzi non poteva non sapere dove si stava arrivando, le sconfitte di Roma e Torino, il risultato del referendum, l’isterilirsi di una base sociale erano davanti agli occhi e richiedevano un cambiamento di rotta. invece no, si provoca una scissione, si cerca di vendere fumo sui risultati ottenuti – un milione di posti di lavoro –  (cosa che non ha prodotto la crescita di consensi ma la profonda irritazione  dei tanti che vivono nel bisogno e nel timore per il futuro) ed infine si tagliano energie interne, perchè occorre creare una squadra  di parlamentari fedelissimi, si lavora in una direzione che in molti hanno ritenuto la preparazione dell’inciucio con Forza Italia. Non aveva capito dove andava o semplicemente aveva avviato una corsa dalla quale non era in grado di scendere senza farsi male? Ed allora si prova a correre ancora di più così forse ce la faremo a saltare il fosso senza caderci dentro.

diseguaglianza
 

 

Ma le colpe non sono solo del PD, bensì anche del mondo che esiste alla sua sinistra, che pure da molto tempo aveva intuito che  per far fronte ad un cambiamento così profondo, ad una cris sociale ed economica così devastante come quella che il nuovo millennio ha proposto occorresse armarsi di nuove forme di democrazia e di protagonismo sociale, contrapporre ai guasti del liberismo che ha livellato verso il basso la vita dei più su scala globale, risposte piccole e grandi che partissero dalle peculiarità dei territori.

 

pd Renzi
 

Ci sono stati esempi della credibilità di un tale percorso, la nostra Puglia per un po’ ne era stata un esempio, un percorso che doveva intrecciare riscatto sociale e democrazia politica.Ma non ci si è creduto abbastanza, neppure quando si è capito che bisognava salvare il salvabile. Un ultimo tentativo è stato fatto in estremis, avviando un percorso successivo al referendum (parlo del Brancaccio)che metetse insieme risorse ed esperienze diverse. Non si è andati avanti perchè sono prevalse logiche che a me sono sembrate piccole storie di un ceto politico residuale.

 

A questo punto non so se la sinistra avrà una storia nel futuro di questo Paese, certo è che se l’avrà non potrà semplicemente ripartire da dove aveva lasciato, non può semplicemente accendere ceri ai propri santi che si chiamino Gramsci,  Berlinguer o Ingrao. Deve tornare a confrontarsi con la realtà a studiarla, a comprenderla a programmarla, ma i tempi sono lunghi perchè occorre che cresca e si formi una nuova generazione politica.