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FdL, Matteo Renzi ammalia la platea giocando con i numeri

Non hanno usato certamente il fioretto, ma non sono arrivati nemmeno ad impugnare la scimitarra. Michele Emiliano e Matteo Renzi, aprendo l’80^ edizione della Fiera del Levante hanno preferito l’uno la sciabola - più consona alla mole di problemi a cui “inchiodare” l‘ospite “in campo per la Puglia” - l’altro la spada: opzione più agile e penetrante, quindi più adatta a fendere la rete imbrigliante a trama stretta, i cui nodi stringono ciascuno un punto pesante di contesa.

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TAP, malcontento salentino, spreco di risorse, Brindisi, centrale di Cerano, decarbonizzazione, Ilva, decreti salva Ilva, Taranto, il cancro “diffuso” nei quartieri della morte, perequazione sanitaria, questione meridionale, lacune della cosiddetta riforma costituzionale, mortificazione delle autonomie regionali: un groviglio che, nonostante tutto - come riferito dal Governatore pugliese - non ha impedito e non impedisce a questa regione di proporsi spesso come modello, di essere tra le mete più ambite dei turisti, e di riuscire ancora a fare della bellezza, della cucina autoctona delle sue macroaree e delle relazioni interpersonali, un solido e trasversale orgoglio identitario, nonché motori performanti d’attrazione quotidiana.

Applauso lungo. S’intuiva che le aspettative della platea erano state soddisfatte: nei toni, nei modi e negli “affondi”. Il discorso cuscinetto della commissario Antonella Bisceglia - finalmente una nota femminile su quel palco storicamente a sesso unico - ha dato modo al presidente della Regione Puglia di valutare subito l’ampiezza del consenso, dai messaggi che gli arrivavano sullo smartphone, e al Premier di riprender fiato dopo la raffica di colpi subiti.

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Ma come si sa, il Premier è bravo a sparigliare. E sin dai primi passaggi s’è capito che stavolta si era preparato. Che stavolta sapeva di avere occhi e attenzioni puntati e, pertanto, che bisognava toccare le corde giuste e puntare su due o tre temi di forte impatto.

Dopo una piccola esitazione iniziale, con l’esordio “Non ci servono emozioni” - dimenticando che alle spalle campeggiava la gigantografia della Fiera del Levante con “80 edizioni - Infinite Emozioni” - Matteo Renzi ha spostato il discorso dal micro-meridiano al macro imprescindibile della globalizzazione.

Ha toccato le corde della commozione, ha esortato a pensare in grande, a uscire dal guscio locale per confrontarsi col mondo “più grande e più lontano” - magari anche per rendersi più consapevoli dei rapporti di forza e di grandezza - ha ribadito che è inimmaginabile un futuro del Mezzogiorno e della Puglia stessa de-industrializzato, e ha preparato la stoccata decisiva, presentando una slide che indica la percezione dei territori italiani secondo i turisti stranieri: con un’Italia macrocefala nel Lombardo-Veneto, obesa nel Tosco-Laziale e alquanto striminzita al Sud, con una Puglia quasi inesistente. Impatto assicurato, platea sorpresa e ammutolita, Emiliano accigliato!

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Come sempre, però, il colpo finale è affidato all’indole e alle capacità personali di chi deve portarlo a segno, e qui Matteo Renzi è tornato ad essere se stesso. Nel crescendo di ammonimenti e stimoli esortativi ha deciso che doveva ricorrere agli effetti speciali, calcare la mano, enfatizzare per sorprendere. In pratica è ricorso al trucco: “In Puglia siete bravi, avete 784 chilometri di costa e dati dello scorso anno o di due anni fa, 13 milioni di arrivi. In Sicilia sono bravi, un po' meno di voi, perché hanno 1.429 chilometri di coste, il doppio vostri e hanno 14 milioni di arrivi. Le Baleari che hanno gli stessi chilometri di costa della Sicilia hanno 58 milioni di presenze e le Canarie che hanno appena di più, 1.583 hanno 75 milioni di presenze. E siccome né le Canarie, né le Baleari sono più belle della Puglia e della Sicilia, io voglio invitarvi a guardare in faccia alla competizione globale a non chiudervi nelle piccolezze”.

Platea annichilita, ammaliata. Detti così, i dati raggelano. C’è chi ha smussato da un pezzo le perplessità e la diffidenza iniziale. Io, invece, salto sulla sedia e a stento resisto dal rivelarne il motivo a Michele Mirabella che avevo vicino (una specie di ripicca, perché lui non aveva voluto rivelarmi qualcosa che leggerò stamattina nel suo articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno).

E’ tra i preziosi insegnamenti di mio padre: “Se per sostenere le tue tesi o il filo del tuo ragionamento ricorri al raggiro o alla bugia hai perso la partita. Perché perderai la credibilità”. Il Premier non ha resistito. E’ ricorso al trucco. E ha mischiato artatamente gli arrivi di Puglia e Sicilia con le presenze di Baleari e Canarie. Per supportare il suo discorso, ha mischiato pere con mele o come si dice da queste parti “la lana con la seta”.

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E da qui tutto il resto va letto di conseguenza. Compresa la vicenda-metafora dell’amico cinese che vende il vino toscano: un vino, come molti altri altrettanto blasonati, dalla struttura autoctona “bisognosa” del rinforzo meridiano, per avere un “taglio” più longevo. Compreso l’ammonimento all’inimmaginabile de-industrializzazione della Puglia, senza spendere una parola su quale tipo di modello industriale adottare, dati gli effetti devastanti di quello seguito finora a Taranto come a Brindisi o Manfredonia. Riaffiora, insomma, il modello di Sud utile al Nord, anziché quello di Sud co-protagonista della crescita del Paese.

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Dopo la firma del “Patto per la Puglia”, un Emiliano contrariato continua a ricordare come solo qualche anno fa di questa splendida regione non si conoscessero nemmeno le coordinate geografiche. Mentre più analitica si dimostra l’Assessore allo sviluppo Economico, alla Cultura e al Turismo della Regione Puglia, Loredana Capone: “Arrivi e presenze come le Baleari? A dati omogenei la differenza si ridimensiona e quasi si annulla. Comunque, può essere un’ambizione se si lavora insieme - per un turismo in 365 giorni all’anno - su promozione, rotte, accoglienza e strutture ricettive. Noi ci stiamo provando. Il piano strategico del turismo è funzionale a questi scopi. Sarebbe assai utile che anche il nostro Paese accompagnasse questo percorso come il ministro ha dichiarato di voler fare. Finora abbiamo dovuto fare da soli”.

Il bello delle Fiere è proprio questo: farti conoscere meglio gli interlocutori. Lo ha indicato Antonella Bisceglia nel suo intervento: “L’occasione che offrono le Fiere è di portare attenzione e cura nelle relazioni, siano esse personali, aziendali o intersettoriali”. Guardarsi negli occhi, incontrarsi ‘de visu’  sarà cosa nel tempo sempre più irrinunciabile. “Nessuna piattaforma telematica potrà mai sostituire il valore della presenza contemporanea di attori economici ed istituzionali, che si traduce in costruzione di relazioni. E  le relazioni, spesso, possono diventare anche alleanze”.

Grazie alla Fiera del Levante per avercene dato prova, ancora una volta!

(gelormini@affaritaliani.it)

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Pubblicato in precedenza: Lo sgarbo istituzionale di Renzi e il silenzio assordante di Emiliano

                                       FdL - Il discorso di Michele Emiliano, presidente Regione Puglia

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