A- A+
PugliaItalia
La città diffusa e le sue culture

L'intervento di Leo Palmisano al forum "Arriva Godot" organizzato dall'Assessore alle Culture del comune di Bari, Silvio Maselli:

In uno dei suoi numerosi saggi, dedicato alla difesa della globalizzazione, Amartya Sen individuava nel 2002 nei processi culturali un moltiplicatore dell’integrazione economica. Non di un’integrazione commerciale, ma di forme dell’economia, e nella democrazia il luogo della costruzione e del governo di queste forme. Parto citando il premio Nobel perché nell’individuazione di un percorso culturale vanno subito messe in chiaro le direzioni da prendere.

Io sono convinto che oggigiorno non si possa più parlare di Cultura, al singolare, cioè per astrazione, per via della complessità culturale del mondo globalizzato e della vastità delle possibilità di produrre, tradurre e tramandare culture dentro un contenitore solo apparentemente piccolo o apparentemente grande quale è il mondo.

Maselli ArrivaGodot
 

Culture, quindi, ed economie delle culture, ma a monte le società, che esigono, all’indomani della più terribile e più lunga crisi finanziaria globale, di riformularsi, di rivoluzionarsi e di modificarsi in una direzione opposta alle precedenti. Il primato delle economie pesanti (fondate sul manifatturiero) è stato innanzitutto un primato culturale (l’operaismo ne è stato un tratto). Il primato delle economie finanziarie è stato un primato culturale (il consumismo ne è stato il tratto più saliente).

Adesso è arrivato il tempo di cambiare. La Storia sociale, ovviamente, fa egemonia premiando quei pensieri lunghi che sono riusciti a seminare opportunità economiche differenti dentro il crollo dei valori delle economie pesanti e delle economie finanziarie. Sono quei pensieri che hanno sostenuto l’ingresso delle culture altre nei processi produttivi, dove per culture intendiamo orientamenti di valore di più percorsi identitari, ai quali spesso si contrappongono forme provinciali di etnocentrismo culturale o barriere culturali dietro le quali si celano interessi particolari.

Culture, dunque, come segnali che orientano e conducono le persone verso nuove forme di convivenza, verso nuove economie e, soprattutto, verso nuovi lavori dentro una cornice di ricerca della libertà prima impensabile, fuori, finalmente, delle noiose gabbie del Novecento.

Siamo all’inizio di un ribaltamento antropologico che mette in crisi i sistemi tradizionali – universalistici e particolaristici - della produzione di sapere (le Università, le scuole, i salotti culturali, le scuole di pensiero, la carta stampata, l’editoria, perfino le forme del racconto) e comincia a premiare (anche sul piano economico ed occupazionale) percorsi di produzione, di promozione e di fruizione culturale che non negoziano più la propria ricerca di libertà in cambio di briciole per la sopravvivenza.

torre eiffel 500
 

Stiamo entrando in una fase che ha al centro le culture nel dialogo e non il monologo del profitto, per un motivo tanto semplice quanto gratificante: siamo tornati a capire, chi più chi meno, che dentro le culture, in un mondo che comunica immaterialmente, si può vivere bene. Tanto è vero che i dati macroeconomici e quelli micro provenienti dai territori che più di altri hanno investito nel tempo nella produzione, promozione e fruizione di cultura sono confortanti, tanto da motivare una moltiplicazione degl’investimenti pubblici e l’attrazione di investimenti privati, anche nei settori più forti di quello culturale. E questo soprattutto nelle città.

Quando parlo ai miei studenti di città post-moderna parlo di città che hanno trasformato il proprio motore produttivo da pesante a pensante: dall’industria alla cultura. E quando gli spiego cos’è una città diffusa, parto dalla diffusione di quelle culture, tante culture, che sono nel luogo e che sono ‘il’ luogo: un luogo plurimo con più identità.

Quando domando a quelli che ancora non hanno visitato una grande città cosa pensano di quella città, emergono sempre tratti culturali come risposte: l’immaginario che si è globalizzato ma che non si contrappone al materiale ma lo nutre. Proprio così, lo nutre.

Palmisano4
 

L’economia culturale e turistica di Parigi ha soppiantato quella industriale, ma è stata alimentata da un singolare processo di costruzione sociale di un immaginario complesso che dalla Tour Eiffel può arrivare a Marco Pantani che vince il Tour fino al primato della sanità francese, e così via. Ho citato tre esempi che alludono tutti ad una economia dove i servizi sono un pezzo importante, ma non hanno demolito il manifatturiero, lo hanno modificato grazie alla capacità che ha la domanda turistico-culturale di intervenire indirettamente ma pesantemente sui processi produttivi grazie alla diffusione di gusti e preferenze.

È come se l’immaginario offrisse nuovi e più stimolanti suggerimenti e consigli al mondo produttivo. Dove l’economia riprende il suo cammino le cose vanno avanti così. I rischi di questo sistema sono, come sempre, quelli di un accentramento del potere economico nei centri del vecchio potere economico, e che luoghi come Bari possano continuare ad essere periferie di questo nuovo sistema mondiale. Anche perché i produttori culturali e gl’investitori sono molto più deterritorializzati di una volta, volatili e volubili.

bari margherita
 

Ecco perché diventa necessario costruire un percorso di sostanziale modifica dell’economia cittadina - metropolitana - che abbia al centro la sedimentazione di culture e l’attrattività turistica. I luoghi e gli argomenti della produzione culturale locale ci sono, ma non sono del tutto adeguati alla sfida: alcuni sono fuori mercato, altri contro una prospettiva di crescita perché troppo dentro una presunta tradizione che presuppone una comunità che non esiste, per fortuna, e che crea una barriera culturale tanto banale quanto reazionaria e volgare.

I luoghi della fruizione, poi, possono e devono essere modificati e moltiplicati, producendo lavoro garantito e impresa autonoma. Devono crescere gl’investimenti nella ricezione, nella formazione all’accoglienza turistica ed al trattamento del turista e del cittadino come materia prima da plasmare verso un cambiamento lungo e imprevedibile, ma sostanzioso, colto, nutriente. Ma soprattutto deve essere chiaro alla città che la produzione immateriale è il terreno della sfida anche per la manifattura e per il commercio nel futuro della città.

Chiudo con una citazione che rende molto più chiaro quanto detto fino ad ora: ‘Cos’è che sente piacere dentro di voi? È forse la mano o il braccio, la carne o il sangue? Si vedrà che dev’essere qualcosa d’immateriale’ (Pascal, 339).

Leo Palmisano - Sociologo

--------------------------

Interventi pubblicati in precedenza:

Teatro Petruzzelli, al servizio dell'arte

Tags:
cittàculturepalmisanogodotbari
i blog di affari
Reddito di cittadinanza, chi lo percepisce non ottiene l'assegno divorzile
di Francesca Albi*
FONDI PER ICT, CRISI, RETI CONTRO FURTI BENI CULTURALI, CONTRO OMOFOBIA
Boschiero Cinzia
Smettere di fumare: 5 step da seguire
Anna Capuano
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.