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Teatro Petruzzelli, al servizio dell'arte

di Massimo Biscardi *

Il rapporto del Comune di Bari con la musica lirica, l’arte musicale più costosa al mondo, risale a più di cento anni fa.

Il Comune finanziava le iniziative di impresari privati che organizzavano ogni anno una Stagione lirica e di balletto della durata variabile negli anni, in generale da due a sei mesi al massimo, all’anno.

L’ultimo intervento di finanziamento del Comune di Bari risale al 2002 quando erogò un contributo di 1.300.000 euro.

Con la nascita della Fondazione lirica, la 14.ma in Italia, a fronte di un contributo del Comune di Bari che nel 2014 dovrebbe essere di 2 milioni di euro (solo settecentomila in più rispetto a dodici anni fa), la città di Bari, grazie ai nuovi contributi del Mibac – circa 7 milioni, Regione 2 milioni, sponsor privati 600.000 –, dispone oggi di un teatro in attività per dodici mesi all’anno, una orchestra e un coro, un team tecnico e amministrativo disponibile continuativamente per 365 giorni all’anno, per assicurare il funzionamento di una struttura teatrale complessa e costosa, aperta non solo alle attività della Fondazione lirica, ma anche alle più diverse realtà di spettacolo di Bari, della Provincia e della Regione.

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Mi pare che si possa facilmente concordare che questa Fondazione si è rivelata una idea giusta non solo dal punto di vista culturale, per le potenzialità in essa racchiuse, ma anche per l’economicità dell’impresa, rispetto al servizio che offre o che potrebbe offrire alla città.

Ha la Fondazione Petruzzelli, nei dieci anni dalla sua nascita, messo a frutto pienamente le potenzialità di questa nuova situazione?

Io credo di no e per un motivo molto semplice: è mancata una visione strategica di lungo raggio che definisse i punti di arrivo e i relativi percorsi da seguire per il raggiungimento dei fini culturali, del lavoro, della politica sul territorio, dell’immagine e del ruolo con i quali caratterizzare il rinato teatro barese.

Sono passati solo dieci anni, si è ancora in tempo, ma non va perso un solo minuto.

La strategia deve guardare non al termine di uno o due anni, ma a un periodo lungo almeno vent’anni, durante i quali il Petruzzelli dovrà crescere passo dopo passo senza inseguire l’illusione di successi stratosferici nell’immediato. Il voler imitare i grandi teatri d’opera che hanno secoli o almeno molti decenni di storia e di tradizione, non essendo né avendo i finanziamenti della Scala o dell’Opera di Roma, ha fatto sì che quattro bilanci annuali su cinque, nell’ultimo quinquennio, si chiudessero in deficit.

Teatro Petruzzelli
 

Abbiamo bisogno di una costruzione strategica che parta dalla effettiva e realistica disponibilità finanziaria e dalla giusta previsione di incremento economico per gli anni avvenire.

Abbiamo bisogno di una linea artistica, culturale e di spettacolo che caratterizzi fortemente il Petruzzelli e lo renda riconoscibile per la sua singolarità all’interno del panorama nazionale e internazionale.

Abbiamo bisogno di individuare le aspettative e le necessità del pubblico già esistente, ma anche svolgere un lavoro profondo sulla formazione di un nuovo pubblico, a partire dall’età infantile; l’incendio del Petruzzelli, insieme all’inesorabile passare del tempo, ha drammaticamente disperso quel pubblico che per tradizione, spesso di famiglia, affollava il teatro della città di Bari. Il Petruzzelli deve recuperare all’arte e alla cultura, con volontà e caparbietà, il grande pubblico oggi assente.

Questo Teatro deve essere sentito da ogni cittadino di Bari come la sua casa della cultura e, di conseguenza, deve essere un luogo aperto in cui tutti i cittadini possano incontrarsi e non solo per ascoltare la musica.

Per questo motivo, la Fondazione Petruzzelli, che non dispone delle risorse necessarie per coprire l’intero anno con la propria programmazione, dovrà offrire lo strumento per poter esercitare nel modo migliore e più economico la propria attività istituzionale a chi lavora in questa città nel campo dello spettacolo.

Una regolamentazione chiara e oggettiva dei metodi e dei costi della concessione a terzi del Teatro, potrà e dovrà essere realizzata per dare un contributo concreto e un segnale positivo a tutte quelle realtà baresi che, con sacrifici e abnegazione, dedicano la propria vita alla diffusione della cultura e dello spettacolo nelle più differenti forme d’arte.

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Il Petruzzelli non dovrà, invece, dare di sé un’immagine autoreferenziale, di un luogo nel quale tutti discutono su tutto, in cui le divisioni sono la regola, senza farsi mancare nulla nel catalogo dei tòrbidi, dei sospetti, degli intrighi, delle illusioni vagheggiate e perdute nel corso di pochi mesi, un luogo, per di più, ingovernabile.

Al contrario, servirà umiltà, serietà, etica, requisiti indispensabili se si vuole essere al servizio dell’arte.

E se questo mondo di valori e di principi ovvi che risiedono nella nostra coscienza non dovesse essere sempre riconosciuto da chi nel Petruzzelli lavora, dovremo scrivere un codice etico affinché sia chiara per tutti la linea di demarcazione fra bene e male.

E se si vuole che il Petruzzelli sia la casa comune in cui ogni barese possa riconoscersi, dovrà, nel rispetto delle leggi vigenti, essere trasparente in ogni aspetto della sua attività, dai costi dei contratti alle consulenze, dalle spese di rappresentanza a quelle di gestione e del personale.

Nei sei mesi nei quali ho avuto il privilegio di essere Sovrintendente di questo meraviglioso Teatro, mi sono sforzato di porre le basi affinché, con la nomina entro dicembre prossimo dei nuovi Organi della Fondazione, si possa dare il via prontamente e velocemente a un progetto-Petruzzelli consapevole e lungimirante.

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Sull’esperienza fatta, vi posso assicurare: il Petruzzelli guarderà al futuro remoto e non solo a quello prossimo, si spoglierà della inutile vanità del successo immediato – al quale puntualmente segue l’insuccesso che pareggia i conti –, adotterà comportamenti etici al suo interno, saprà scegliere e seguire con serietà e convinzione una strategia che caratterizzi in modo forte e distintivo il segno del Teatro Petruzzelli in Italia e all’estero, ritornerà a essere il polo di attrazione di un mecenatismo che, per impegnarsi, chiede solo che da questo Teatro emani una immagine sana e forte, dimostrerà di saper essere unito nel perseguire la sua strategia artistico-gestionale, sarà governato, metterà mano alla necessaria e doverosa stabilizzazione di maestranze il cui valore è ammirato in tutta Italia e che da troppo tempo opera in regime di precariato.

Il Petruzzelli è pronto.

A tutti gli operatori del settore qui riuniti, chiedo di credere nella sincerità dell’assunto di questo intervento.

Al Sindaco De Caro, all’Assessore Maselli, a tutta la politica della città chiedo di partecipare il più possibile, consigliare, controllare, indicare le necessarie linee guida, sentire e far sentire il Petruzzelli come uno dei simboli della tradizione e del futuro di questa città.

 

* Sovrintendente Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari

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