
Giornalisti contro magistrati. Quanto costa essere veritieri? E’ la domanda posta dai giornalisti riuniti, all’ombra della statua di Minerva, sulle scale del Palazzo di Giustizia di Bari.
“Aste e fallimenti truccati…” Di fronte all’ingresso dello stesso palazzo, una scritta sul muro sintetizza impietosamente il comportamento vergognoso di alcuni magistrati responsabili della Sezione Fallimentare, che hanno subìto provvedimenti duri da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.
Nell’ambito delle stesse indagini, qualche mese fa, erano stati indagati altri quattro stimati magistrati, e la notizia era stata pubblicata tempestivamente dai cronisti di giudiziaria agenti su Bari e anche ripresa da molti media nazionali. In seguito, i quattro magistrati sono stati prosciolti dalle accuse ipotizzate e ora chiedono un megarisarcimento di danni alle 3 testate più importanti di Puglia: Gazzetta del Mezzogiorno (600 mila euro). Corriere del Mezzogiorno (505 mila euro). Repubblica (455 mila). Una cifra sostanziosa di 1.560.000 euro, per ripagare l’amarezza di professionisti che si sono sentiti messi sulla graticola dei mass-media, troppo ingiustamente e troppo tempestivamente.

Orbene, questa ultimissima richiesta risarcitoria verso i giornalisti non rimarrà sepolta nei fascicoli degli avvocati, in attesa del giudizio finale, come sempre accade.
L’Assostampa di Puglia, rappresentata da Raffaele Lorusso, e l’Ordine dei Giornalisti di Puglia rappresentato dal presidente Valentino Losito hanno convocato tutti i colleghi giornalisti nell’atrio del Palazzo di Giustizia di Bari per affrontare una questione “non è più rinviabile, né sopportabile”.
“Esprimiamo preoccupazione e solidarietà verso i colleghi di cronaca giudiziaria che si sono imbattuti in inchieste riguardanti magistrati…I colleghi giornalisti Massimo Scagliarini, Giovanni Longo, Mara Chiarelli, Vincenzo Damiani hanno raccontato i fatti con precisione e hanno altrettanto correttamente reso conto della successiva archiviazione delle indagini” ha detto Raffaele Lorusso, senza tante perifrasi.
“Vorrei ricordare che finire sui giornali non significa essere screditati. Se alcuni magistrati sono stati indagati è doveroso che il giornalista li tratti come fa abitualmente verso tutti i cittadini, nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione:Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge… Le azioni dei magistrati verso i giornalisti tendono a moltiplicarsi. Il sindacato e l’Ordine di Puglia che sorveglia sull’etica professionale oggi ripetono, a voce alta e con fermezza, che la stampa non è sotto l’ordine giudiziario. È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, ordina la fondamentale legge del 1963…E la libertà di stampa vive e va praticata anche quando ci sono critiche verso i poteri più forti.”

Valentino Losito, neo-eletto presidente dell’OdG, ha ripetuto gli espliciti doveri e gli indispensabili propositi che i numerosi colleghi presenti al sit in non devono mai dimenticare. “Non si è ‘colpevoli’ di fare i cronisti. I giornalisti autentici lavorano nei palazzi, ma si sentono ‘fuori’ del palazzo. Il Potere non deve condizionare la nostra libertà di parola. Noi siamo realmente leali verso il popolo quando vigiliamo sulla condotta di chi ha le responsabilità pubbliche e la comunichiamo senza mentire.”
Uno dei cronisti coinvolti rifletteva e confidava: “I magistrati che hanno firmato la richiesta risarcitoria hanno lasciato trascorrere 3 mesi dalla pubblicazione della notizia, evitando così di farci anche una querela per diffamazione a mezzo stampa. Questa azione ‘venale’ sembra più morale che penale. È un voler punire l’ eccesso di zelo giornalistico che per qualche giorno ha alimentato illazioni moralmente dannose nei loro confronti…”
E’ tempo per magistrati e giornalisti, di rispettarsi a vicenda, di considerarsi dalla stessa parte, ovvero: insieme difensori della verità e combattenti dei diritti civili.
