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Mons. Giuliano Episcopus di Lucera-Troia. Dinamismo da Vescovo della rinascita

La data è fortemente simbolica: vicina alla “fine” dell’anno e prossima “all’inizio” del nuovo. Il 27 dicembre 2016 Mons. Giuseppe Giuliano - 65 anni di Somma Vesuviana e parroco della Chiesa di San Giorgio martire - è consacrato Vescovo, nella Basilica Cattedrale di Nola, dopo essere stato destinato da Papa Francesco alla Diocesi di Lucera-Troia.

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Una linea di confine virtuosa e metaforica che il nuovo “episcopus” conosce molto bene, per averla a lungo frequentata, tanto da volerne sottolineare la pressoché naturale familiarità sin dal primo messaggio “da pastore” al suo primo gregge, in Capitanata, nell’Alta Puglia. Non resistendo - da docente di Teologia Morale - a rivolgere con emozione il pensiero al santo d’adozione dauna, Alfonso Maria de’ Liguori, dottore della Chiesa: “Era Alfonso in età di sessantasei anni. Quando credeva ... esser prossimo alla morte, e disporsi per quel passaggio. Iddio, con un tratto di provvidenza, lo richiama a nuova vita, e l'investe di nuovo zelo, per altre opere di sua maggior gloria" (Antonio M. Tannoia)”.

E nel silenzio di un lungo e perseverante lavoro apostolico, che da raffinato animatore di catechesi ai giovani dell’Azione Cattolica, rettore del Seminario diocesano di Nola e direttore del Centro Diocesano Vocazioni, nonché docente di teologia morale e direttore presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, lo ha portato ad essere membro del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana e poi Cappellano di Sua Santità, oggi Mons. Giuliano lancia il suo “ovattato” e moderno grido di gioia, stampandolo in saecula saeculorum sul suo stemma episcopale.

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Una scelta innovativa in linea con le logiche dell’odierna comunicazione, che fa di un simbolo solitamente statico nella sua solennità, un messaggio decisamente “dinamico” e fortemente intriso di speranza, misericordia e spiritualità evangelica. Fulcro e cardine della missiva simbolica: la famiglia. Centro del racconto espressivo: la Croce pensile d’oro e gemmata di Paolino da Nola e della Basilica nova. Il motto, nobile nella sua incisività popolare: “In amicitia Jesu Christi”.

Essenziale nella sua sintesi, lo stemma presenta la Stella d’argento a otto punte (numero delle beatitudini) in campo azzurro che, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa. Stella Maris (Stella del mare e modello per la Rosa dei venti), infatti, è uno dei titoli più antichi per la Madonna. Sul fronte opposto il giglio fiorito indica San Giuseppe, Santo onomastico del Vescovo e patrono della Chiesa universale, per  esprimere il desiderio di voler custodire la Chiesa affidatagli con la stessa paternità - discreta e forte - del Custode della santa Famiglia.

Quindi, al centro, la Croce d’oro e gemmata, così come è raffigurata anche su un bassorilievo marmoreo custodito nella Cattedrale di Nola, che fa riferimento al Cristo Risorto, vincitore della morte, come indica e mostra l’originale e inversa disposizione delle lettere, che pendono dai bracci della Croce: l’Alfa, la lettera dell’inizio, che “segue anziché precedere”, l’Omega, la lettera della fine.

Ma la novità è proprio nell’asimmetria del braccio trasversale della croce, che se è vero che è più “pesante” dalla parte della vita dell’uomo e dell’intera storia del mondo - che dopo la Pasqua di Cristo “pendono” a favore della vita, quella vera, che viene dalla morte di Cristo ed è più forte della morte stessa - in realtà rimanda in maniera efficace al movimento rotatorio della croce pensile, che di solito campeggiava al centro del presbiterio sull’altare maggiore.

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Proprio come la Croce pensile di Nola, fatta confezionare per l’altare della Basilica nova a simboleggiare il forte e perpetuo “cristocentrismo”, che è facile immaginare - nella sua sospensione roteante - farsi vera e propria riflessione teologica: una sorta di “perno” nel gioco “chiastico” delle sue basiliche, che registrano anche due cicli di pitture col Vecchio Testamento nella Basilica “nova” e il Nuovo nella “vetus”.

Attraverso la croce Cristo diventa per tutti inizio e fine, Alfa e Omega, come è indicato nel Libro dell’Apocalisse di Giovanni (l’ultimo libro del Nuovo Testamento), la cui festività - probabilmente non a caso - cade proprio nel giorno prescelto per l’ordinazione episcopale di Mons. Giuseppe Giuliano nella Basilica di Nola.

Collocando la Croce pensile al centro dello stemma, mons. Giuliano intende proclamare Gesù Signore, centro della sua vita e del suo ministero: nel Suo Nome glorioso e nella Sua santa amicizia egli vuole vivere il suo episcopato nella Chiesa di Lucera-Troia.

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E si direbbe che vuole viverlo nel segno della “rinascita” in tutti i sensi, dato che mentre a Nola i Vescovi impongono le loro mani sulla testa del nuovo “Episcopus”, nella sede della sua nuova con-cathedra viene celebrato - con l’istituzione di un premio per le migliori tesi universitarie sulla città di Troia - il Catapano Basilio Boioannes, fondatore circa mille anni fa della nuova ‘civitas’, che rinasceva dalle rovine dell’antica Aecae. E siccome i casi della vita si combinano spesso a proposito, a celebrarlo è un altro “Giuliano” (Volpe): Magnifico Rettore ed ‘episcopus’ laico di Beni Culturali, scavi e rinascite archeologiche.

"Carissimo don Peppino - ha detto Mons. Beniamino Depalma, Vescovo di Nola, durante l’omelia del rito di consacrazione - ancora una volta questa sera scegli di ‘abbassare la testa’ sotto la Parola di Dio. Ancora una volta - come negli inizi giovanili della tua vocazione - decidi oggi, ripetendo l’eccomi, di obbedire nuovamente ad una chiamata che scompagina i fogli dei tuoi progetti. Caro don Peppino, tra poco sentirai anche tu quello che Abramo ascoltò dal Signore: ‘lascia la tua terra e vai verso la terra che io ti indicherò’ “.

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“Ti attende la chiesa sorella di Lucera-Troia. Ti accompagna questa chiesa - ha scandito ancora Mons. Depalma - la tua amata chiesa di Nola! Non sentirti mai solo: ‘Chi crede non è mai solo!’ Sentiti custodito dalla compagnia dei santi delle nostre diocesi. Sei anche tu il discepolo amato che ha visto, creduto e rende testimonianza. Affidati alla preghiera della Regina degli Apostoli che in questo momento, come nel cenacolo di Gerusalemme, insieme con noi invoca anche su di te il fuoco della Pentecoste".

"Il pensiero in questa celebrazione - ha detto il neo-vescovo Giuliano nei suoi saluti - corre a quel verbo ‘accetto’, che a nome del Santo Padre il Nunzio apostolico in Italia mi chiedeva per poter procedere. So bene che solo allora dopo quel verbo semplicissimo ed impegnativo, pronunciato in prima persona da me timoroso e fiducioso, nasceva un nuovo vescovo nel cuore di Dio".

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Infine, Mons. Giuseppe Giuliano ha ringraziato, tra gli altri, il Santo Padre per averlo scelto come Vescovo di Lucera-Troia, l’Arcivescovo Depalma, successore dei santi Felice e Paolino, le chiese di Nola e Lucera, e ha dedicato un pensiero grato e commosso alla sua famiglia, rivelando come l’anello episcopale scelto sia il frutto della fusione delle fedi nuziali dei propri genitori.

Anche per questo risulta particolarmente appropriato il viatico espresso da una cara amica, a cui mitria e pastorale sono stati a suo tempo familiari e che facciamo immediatamente nostro:  “Un augurio di fecondità pastorale al nostro nuovo vescovo e di rinascita spirituale alla nostra diocesi”.

Benvenuto tra noi, Eccellenza!

(gelormini@gmail.com)

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Pubblicato in precedenza: Mons. Giuseppe Giuliano Neo vescovo di Lucera-Troia

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