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PD, orizzonte Congresso Ultimatum e 'carte bollate'

La dichiarazione di guerra non è stata ancora consegnata ai plenipotenziari, ma l’ultimatum “in dolby system” non lascia scampo: “Altro che 40%, qui prima di cantar vittoria - soprattutto dopo una “sonora” sconfitta, come quella subita col Referendum Costituzionale - va varata una legge elettorale sostenibile e praticabile, e indetto il Congresso del PD, per dare al partito una linea solida e una leadership forte e condivisa, non spocchiosa e autoreferenziale”.

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Queste in sintesi le risposte agli echi che da Rimini riportavano un segretario del Pd in pressing: “O si arriva entro il 13 febbraio ad un accordo tra i partiti per una nuova legge elettorale, o si vota al più presto, ovvero a giugno”.

I messaggi in dolby surround sono arrivati come stilettate a Matteo Renzi, Segretario del Partito Democratico. Da Massimo D’Alema  in perfetto stile bizantino: "Se Matteo Renzi cercherà di correre al voto, per normalizzare il partito e avere gruppi parlamentari più fedeli, scatterà il liberi tutti. Una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero". In qualche modo testimoniando che il PD, in fondo, gli è stato sempre stretto!

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Da Michele Emiliano con fastidiose e ‘sentenziose’ punzecchiature da scimitarra - al limite della promessa minacciosa - nell’arco della “1/2 ora” televisiva su Rai3 di Lucia Annunziata: "Anche le carte bollate per arrivare al Congresso". "Io consiglio vivamente al segretario di iniziare immediatamente la procedura per il congresso – ha ribadito Emiliano - perché se non lo fa è in una tale difficoltà politica che rischia di uscirne assolutamente azzerato, come soggetto legittimato a guidare il partito". "Quindi - chiosa il Governatore pugliese - prima cominciamo meglio è".

Ed è sintomatico come il primo cerchi l’appiglio per giustificare un processo “scismatico” già in atto, mentre il secondo - a cui il PD è decisamente vitale - ribalti l’ipotesi scissione, addebitandola alle eventuali resistenze del segretario stesso e del suo gruppo dirigente: “Un congresso è necessario, se il segretario lo nega, allora è lui ad arrivare a una scissione, non gli altri”.

Le reazioni, tutte verso Emiliano a conferma del lato più a rischio, si materializzano in breve nelle dichiarazioni di Lorenzo Guerini, vicesegretario del PD: “Le regole sono chiare. Emiliano la smetta con le mistificazioni” e dal presidente Matteo Orfini: “Si guardi meglio lo statuto”.

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A replicare ci pensa Dario Ginefra, deputato pugliese: "Ha ragione Lorenzo Guerini quando afferma che il congresso del PD è indetto dal Presidente dell'Assemblea e non dal Segretario nazionale. Ha ragione, invece, Emiliano quando afferma che questa procedura va istruita sei mesi prima della scadenza del mandato del Segretario, proprio in rispetto dell'art.5 dello Statuto richiamato da Lorenzo". Come dire, lo statuto è stato letto… e fin troppo bene!

Ma Ginefra aggiunge anche un’analisi più politica: "Il Partito Democratico rischia di diventare un luogo dove chi ha le chiavi di casa si chiude in casa e lascia tutti gli altri fuori, l'esatto contrario di quello per cui era stato costruito da molti di noi". E poi aggiunge: “Ha ragione Emiliano quando invoca la celebrazione di un congresso, che ridefinisca la missione del PD e che riporti questo partito ad essere comunità aperta”.

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“La scadenza naturale del mandato di Renzi è il prossimo autunno - ricorda Dario Ginefra - anche se qualche renziano più di Renzi parla già di congresso invernale, a dicembre (riferendosi all’indicazione del toscano Andrea Marcucci). Aprire ora il Congresso consentirebbe di celebrare un congresso vero e di ridare alle iscritte e gli iscritti il diritto di definire la missione del Governo Gentiloni e di partecipare alle decisioni delicate, che il Pd dovrà assumere in vista delle prossime elezioni amministrative e politiche, a partire dalla condivisione del programma e dalla coalizione con la quale presentarsi al voto”.

“In assenza di una sede del confronto - conclude Ginefra - continueremo ad avere un congresso permanente del Partito, che finirà per scaricarsi sulle istituzioni e sul Paese".

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In uno scambio di battute con lo stesso Ginefra, è l’europarlamentare PD, Elena Gentile, a puntare il dito sulle manovre precongressuali, provando a stimolare Michele Emiliano a una maggiore attenzione verso i livelli locali del partito: “Purtroppo, conosciamo tutti regole e consuetudini del tesseramento alla vigilia dei congressi. Emiliano o qualsiasi altro dirigente venga a raccontare le sue suggestioni nelle assemblee del Partito, in direzione ...invece di preferire gli studi televisivi... l'esposizione mediatica vale ovviamente di più che una barbosa riunione di partito, anche a Bari, per parlare delle questioni che interessano le persone ...quelle persone a cui il Pd regionale non presta ascolto”.

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Anche il presidente della commissione di garanzia del Pd Gianni Dal Moro replica a Emiliano: “Le parole del presidente Emiliano non sono accettabili, perché demoliscono le regole di vita democratica del nostro partito. Emiliano invoca il congresso, ma sa che le regole sono chiare in proposito e che la Commissione Nazionale di Garanzia ne ha sempre assicurato il rispetto".

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"Sotto la mia Presidenza - dice Dal Moro - abbiamo affrontato casi delicati e complicati e tutte le deliberazioni della Commissione di Garanzia, dove tutte le componenti sono rappresentate, sono state assunte con mai un voto contrario. Per questo, non posso accettare quanto affermato dal Presidente Emiliano e cioè che si dica che se il Segretario Matteo Renzi non convoca ora il congresso non starebbe rispettando lo Statuto, perché è una falsità e mina la credibilità della Commissione che presiedo. Quanto deliberato, invece, a larghissima maggioranza nell'ultima Assemblea Nazionale del partito e quanto sin qui deciso dal Segretario nazionale è pienamente nel rispetto delle regole".

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E Francesco Boccia dal suo blog rintuzza: “Il congresso si apre 6 mesi prima. Referendum immediato è possibile. Non capisco le polemiche di compagni di partito solitamente attenti alle regole e alla politica. Ricordo loro che siamo il Partito Democratico, non il partito della paura. Nessuno deve aver paura del confronto e del voto dei militanti”.

“Michele Emiliano - prosegue Boccia - ha semplicemente posto un problema sentito da tutti. Salvare il Pd dall'implosione e dalla scissione. Sono consapevoli dei rischi che corriamo? O pensano di salvare tutto chiudendosi nelle stanze al Nazareno? Spiace prendere atto che molti compagni di partito che stimo si stiano affannando nel difendere un'indifendibile posizione del segretario che non consente una discussione franca. Il Congresso serve per unire il nostro popolo”.

Siamo solo agli inizi, ma i venti si preannunciano d’intensità forte e prolungata. Se saranno accompagnati da precipitazioni burrascose, lo capiremo ben presto.

(gelormini@affaritaliani.it)

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Pubblicato in precedenza: Emiliano, il PD e l’approccio meridiano

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