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Taranto, buoni consigli e cattivo esempio

Non vorrei apparire noioso e saccente ma davvero non capisco coloro che oggi si scandalizzano del risultato delle elezioni provinciali di Taranto.

Certo si è trattato di una operazione politica  che può aver  stupito chi  in questa provincia di politica non si occupa , ma non poteva essere  una sorpresa per glii addetti ai lavori.

Al dunque vogliamo dircelo con la schiettezza  del bambino della favola? "Il re è nudo!"

A Taranto, la politica non è quello che appare, i partiti spesso sono dei contenitori vuoti e gli eletti non rispondono alle indicazioni di partito, fanno patti con chiunque, cambiano gruppo a seconda delle esigenze, hanno appartenenze non dichiarate.

In particolare nel Consiglio Comunale di Taranto era del tutto chiaro che al di là della distribuzione nei diversi partiti e nei diversi gruppi, un numero (non piccolo) di consiglieri apparteneva ad una aggregazione politica unica ed a un unico capo, che non corrispondeva alle logiche di partito dichiarate.

tambuurano
 

Perchè far finta di stupirsi, allora, quando questi alla chiamata alle armi del capo rispondono positivamente? Stupirsi di questo sarebbe come stupirsi del fatto che in caso di necessità Berlusconi non farebbe mancare il suo appoggio a Renzi sull'articolo 18.

Non è un tradimento, non è una mancanza di coeerenza politica, al contrario è il pieno dispiegamento di un progetto che viene da lontano.

Il punto è un altro, perchè tutto ciò è passsato  sinora sotto silenzio? Per quieto vivere? Per opportunismo, per la speranza di eleggere nelle proprie liste un consigliere in più, pur sapendo di poterlo perdere in ogni momento?

Nelle giravolte di una politica fatta solo di piccoli e grandi potentati, oggi si stànno esaurendo  esperienze decennali a Taranto come in Puglia, che avevano fatto sperare in un profondo rinnovamento della società.

Oggi si torna ad un antico trasformismo che è stato causa di molti mali della società italiana, soprattutto nel Meridione dove  la vischiosità delle classi dirigenti ha sempre fatto il paio con la loro scarsa levatura. Peccato, così rischiano di perdersi grandi e fondate speranze, ma se qualcuno vuol cercare le cause della disaffezione alla politica non vada a cercare lontano.

Io la vedo così. Chi ha vinto, e non parlo solo delle attuali provinciali, ha mostrato di avere un disegno politico e di costruire, una prospettiva - che io non condivido e non accetto, - ma che c'è ed è costruita sui fatti. Dall'altra parte c'è stato solo un tirare a campare, magari pensando di poter vivere sulla benevolenza e sugli errori altrui, per questo un modo di essere della politica nel nostro Paese non è stato contrastato adeguatamente.

Per questo il punto non è scandalizzarsi, neppure indignarsi, ma verificare se esistano ancora le condizioni minime per proporre una progettualità politica diversa, non solo negli enunciati ma nella pratica. Altrimenti ogni qualvolta qualcosa non va, non potremo che fare come la vecchietta della canzone di De Andrè: che dava  buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio!

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Pubblicato in precedenza: A Taranto come altrove Il possibile in politica

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