Per gli antichi romani era la “Regina Viarum”, per molti rappresenta la prima autostrada della storia, Woody Allen la scelse come set di uno dei suoi film, “To Rome with love”, ma quello che è universalmente conosciuto come una vera e propria meraviglia rischia di essere l’ennesima vittima del degrado che attanaglia Roma.
L’allarme viene niente meno che dal National Geographic, una vera e propria istituzione nel campo dei patrimoni ambientali e artistici. La copertina del magazine di giugno titola lapidaria: “Appia Antica, un patrimonio da salvare”. Un vero e proprio grido dall’allarme corredato da una galleria fotografica tratta da un reportage di Stefano Simoncini per il testo ed Emiliano Mancuso per le foto, che immortala lo scempio che ogni giorno viene perpetuato all’interno del parco archeologico e naturalistico. Completata intorno al 190 a.C., principale asse di espansione e comunicazione tra Roma e la Grecia, fu scelta dagli optimates romani edificarono ai suoi margini magnifici sepolcri, mentre i populares realizzarono nei dintorni miriadi di sepolcri collettivi definiti “colombari”, e anche i cristiani in ultimo vi crearono i labirinti ipogei delle catacombe. Per lo stesso motivo, nobili e imperatori elevarono vicino alla strada grandiose ville suburbane. Ora discariche e abusi edilizi feriscono i resti delle fastose dimore che spuntano ovunque in questa lingua verde che si insinua dal colle Palatino fino alle pendici dei Colli Albani.
Il Parco regionale dell’Appia Antica, nato più o meno 200 anni fa, è rimasto un grande incompiuto. Così scrive il National Geograpich che bacchetta anche l’amministrazione: “Basta scorrere la mappa del parco, con il suo patrimonio archeologico e naturalistico, per capire che portare a termine la realizzazione di questo immenso piano dovrebbe essere una priorità delle amministrazioni locali e dei governi nazionali”.
L’ente parco deve tutelare 3.500 ettari, di cui circa l’80 per cento di proprietà privata, e se l’espansione edilizia strinse in una morsa di cemento l’area del Parco, è stata la lottizzazione a corroderlo dall’interno, quando dai primi anni Cinquanta le celebrità del cinema lanciarono la moda di costruire residenze di lusso a ridosso del tratto più bello della strada, facendone la Beverly Hills romana. “Quello che fa veramente dispiacere e rabbia – afferma al National Geograpich Rita Paris, direttrice responsabile per l’Appia della Soprintendenza statale – è che, per la costruzione di un po’ di ville di cui la città non aveva alcun bisogno dal punto di vista abitativo, si è perso gran parte di questo patrimonio e la possibilità di goderne come parco pubblico veramente straordinario”.
