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Allarme sicurezza: la città tra statistiche e realtà delle strade

Calano i furti in appartamento, diminuiscono le rapine ma aumentano i borseggi ai danni di turisti nelle aree monumentali

Allarme sicurezza: la città tra statistiche e realtà delle strade
Polizia

A Roma la sicurezza non è mai solo una questione di statistiche. È un racconto che si snoda tra le strade, nei sottopassi, nelle piazze che cambiano volto a seconda dell’ora del giorno. È una sensazione che si insinua tra ciò che accade davvero e ciò che i cittadini percepiscono. Eppure i numeri, quando arrivano, aiutano a capire dove si muove la città. Gli ultimi dati del Viminale mostrano un calo del 6 per cento dei furti in appartamento e una diminuzione del 4 per cento delle rapine rispetto allo scorso anno. Ma nello stesso periodo sono aumentate del 12 per cento le segnalazioni di aggressioni e del 15 per cento gli interventi legati a situazioni di marginalità, soprattutto nelle aree intorno alle stazioni.

A Termini la percezione di insicurezza è più alta di altre zone

Termini resta il punto più sensibile, un crocevia dove ogni giorno transitano quasi mezzo milione di persone. Qui la percezione di insicurezza è più alta che altrove, e non serve un sondaggio per capirlo: basta osservare il ritmo dei passi, gli sguardi che si incrociano, i turisti che stringono le borse al petto. La Polizia locale racconta di un aumento degli interventi per risse improvvise, spesso legate a fragilità sociali più che a criminalità organizzata. All’Esquilino, invece, il problema è la microcriminalità diffusa, un mosaico di piccoli reati che non fanno notizia singolarmente ma che, sommati, costruiscono un clima.

Il Campidoglio prova a tenere insieme i due piani: quello dei numeri e quello delle sensazioni. L’amministrazione ricorda che Roma non è una città fuori controllo e che i dati lo dimostrano. Ma ammette che esistono zone dove la pressione sociale è più forte e dove la presenza dello Stato deve essere più visibile. Il governo, dal canto suo, ha annunciato un piano di controlli straordinari e l’arrivo di nuovi agenti, soprattutto nelle periferie orientali. È una risposta che punta a rassicurare, ma che non scioglie il nodo principale: la sicurezza non è solo ordine pubblico, è anche urbanistica, servizi, politiche sociali.

A Tor Bella Monaca reati in calo ma percezione di insicurezza altissima

Tor Bella Monaca è l’esempio più evidente di questa complessità. Qui i reati sono diminuiti del 7 per cento, ma la percezione di insicurezza resta altissima. Gli abitanti raccontano che non è tanto la criminalità a far paura, quanto l’assenza di alternative: pochi spazi pubblici, poca illuminazione, poche occasioni di incontro. È un quartiere dove la sicurezza si misura anche nella qualità della vita, non solo nei verbali delle forze dell’ordine.

Il turismo, intanto, continua a crescere. Roma ha superato i 35 milioni di presenze nel 2025 e si avvia a un nuovo record nel 2026. È una ricchezza enorme, ma anche una pressione costante. I borseggi nelle aree monumentali sono aumentati del 9 per cento, soprattutto tra Colosseo, Fontana di Trevi e Vaticano. Gli operatori turistici temono che un’immagine di insicurezza possa rallentare la crescita, mentre il Campidoglio insiste sul fatto che la città resta una delle capitali europee più visitate e più controllate.

I romani si sentono meno sicuri rispetto a cinque anni fa

Il vero nodo, però, è la distanza tra ciò che accade e ciò che i romani sentono. In un sondaggio Ipsos di aprile, il 62 per cento degli intervistati ha dichiarato di sentirsi meno sicuro rispetto a cinque anni fa, nonostante i dati dicano il contrario. È una frattura che non riguarda solo Roma, ma che nella capitale assume un peso politico e simbolico particolare. Ogni episodio diventa un caso nazionale, ogni video virale un argomento di scontro.

Roma, in fondo, vive sempre su due piani: quello reale e quello percepito. E la sicurezza è il punto in cui questi due piani si toccano, si confondono, si scontrano. Per affrontarla davvero serve una strategia che non si limiti a inseguire le emergenze, ma che tenga insieme ordine pubblico, rigenerazione urbana e politiche sociali. Perché la capitale non può permettersi di essere una città dove i numeri migliorano ma le persone continuano a sentirsi sole nelle strade.