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17 giugno 1983, l’arresto di Enzo Tortora: una pagina amara della nostra giustizia

17 giugno 1983, l’arresto di Enzo Tortora: una pagina amara della nostra giustizia

Il 17 giugno 1983 è una data che Roma e l’Italia non dovrebbero dimenticare. All’alba, presso l’Hotel Plaza in via del Corso, viene arrestato Enzo Tortora, tra i volti più amati della televisione italiana di allora, simbolo del successo televisivo di Portobello. L’accusa è gravissima: associazione con la camorra e traffico di droga. Un’accusa che si rivelerà completamente infondata.

L’inchiesta nasce dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia legati alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Tra questi c’è Giovanni Pandico, personaggio dalla storia controversa, le cui accuse contribuiscono a trascinare Tortora in uno dei più clamorosi errori giudiziari della Repubblica.

Le immagini del presentatore in manette fanno il giro del Paese. Molti giornali lo condannano prima ancora del processo, mentre una parte dell’opinione pubblica accetta senza dubbi la versione dell’accusa. Solo anni dopo emergerà la verità: Tortora è innocente. Verrà assolto con formula piena nel 1987, anche se la vicenda segnerà per sempre la sua vita. A distanza di decenni, quel 17 giugno resta una pagina amara della storia italiana. Un monito che da Roma continua a parlare al presente: in uno Stato di diritto, le accuse non bastano. Servono prove, perché la giustizia non può trasformarsi in pregiudizio.