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Baby squillo, coca e pedopornografia. Il processo lampo: tutti condannati

Ridimensionate le richieste del pm: inflitti 10 anni a Mirko Ieni, considerato il gestore dell’appartamento ai Parioli; 6 anni di reclusione alla madre di una delle due minorenni, con l’obbligo di risarcire la figlia

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, cessione di sostanze stupefacenti, diffusione e detenzione di materiale pedopornografico, sono i reati contestati, a seconda delle posizioni, agli imputati per fatti avvenuti tra il luglio e l’ottobre 2013 nell’ormai noto appartamento ai Parioli.

Dieci anni di reclusione è la pena inflitta con rito abbreviato a Mirko Ieni ritenuto il principale gestore del “giro” delle due baby squillo. L’imputato è stato inoltre condannato dal gup a pagare una multa pari a 60mila euro. Nel giro di Ieni anche quattro altre ragazze maggiorenni, mentre l’imputato è accusato anche di detenzione e cessione di cocaina ed un episodio di interferenza illecita nella vita privata perchè, attraverso il proprio telefono si sarebbe procurato immagini di una delle ragazze impegnata in un rapporto con un cliente.

Queste le altre condanne inflitte sempre con rito abbreviato dal giudice Costantino De Robbio: un anno e tremila euro di multa ciascuno per i due clienti Francesco Ferraro e Gianluca Sammarone (otto mesi la richiesta della procura); sei anni e ventimila euro di multa per la mamma di una delle due baby squillo così come chiesto dalla Procura; sette anni e 24mila euro di multa (6 anni era stato chiesto dal pm) per il caporalmaggiore dell’esercito Nunzio Pizzacalla accusato di aver reclutato e indotto alla prostituzione una delle due minorenni; 6 anni e 30mila euro (5 anni la richiesta) per il commercialista e cliente Sbarra che oltre ad avere avuto rapporti a pagamento con le due minori, deve rispondere anche della detenzione e della cessione di materiale pedopornografico; quattro anni e 8mila euro (un anno e quattro mesi la richiesta della procura) per il cliente Mario Michael De Quattro che risponde anche di un tentativo di estorsione, per aver cercato di farsi consegnare 1.500 euro da una minore dietro la minaccia di diffondere un video che la riprendeva durante un rapporto; tre anni e quattro mesi (quattro anni erano stati chiesti) per l’imprenditore Marco Galluzzo che  oltre ad aver indotto una minore, le avrebbe anche ceduto cocaina.

Tutti sono stati condannati a risarcire le parti civili in separata sede.