“Occorreranno altri sei mesi per verificare il coinvolgimento di alcuni professionisti romani che hanno avuto rapporti con le due baby squillo dei Parioli. Gli inquirenti hanno infatti chiesto e ottenuto una proroga delle indagini, notificata in questi giorni ad una quindicina di presunti clienti delle due minorenni che si prostituivano nell’appartamento dei Parioli. Nei prossimi 180 giorni la procura cercherà nuovi elementi che serviranno ad approfondire un quadro probatorio già ampio. Gli inquirenti non vogliono tralasciare nessun elemento e così, prima di richiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione nei confronti dei singoli indagati, analizzeranno nuovamente le prove a disposizione e cercheranno di acquisirne delle altre. Lo scrivono su Il Tempo Vincenzo Imperitura a Andrea Ossino.
“Si tratta – scrive il Tempo – di verificare la natura dei contatti intrattenuti da alcuni adulti con le ragazzine, vendute al migliore offerente proprio da chi doveva proteggerle, vittime di un mondo perverso dove «papponi», spacciatori e personaggi della Roma bene mercificavano l’adolescenza delle studentesse con la compiacenza di una madre disposta a vendere la figlia per permettersi un vizio in più”. Tra gli indagati ci sono solo i nomi di coloro i quali hanno concordato appuntamenti attraverso sms. O di chi è stato fotografato all’ingresso dell’appartamento dei Parioli. Le sole chiamate e gli squilli al cellulare non bastano per portare i clienti sul banco degli imputati. Infatti le telefonate senza conversazioni non sono state ritenute indizi sufficienti. Sono dunque in tanti a restare fuori dall’inchiesta per mancanza di prove. Ad ogni modo, dopo le prime otto condanne inflitte allo sfruttatore delle bambine, alla madre e ad alcuni clienti, altri uomini hanno patteggiato la loro pena a un anno di reclusione, con sospensione condizionale della pena e mille euro di multa.
