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Bellezza, potere e finzione. “Ultra Flat” di Alberto Maggini trasforma un centro estetico in un’opera d’arte

La mostra personale, curata da Gianlorenzo Chiaraluce, mette in discussione gli standard estetici contemporanei attraverso un percorso immersivo dove arte, marketing e identità si confondono

Bellezza, potere e finzione. “Ultra Flat” di Alberto Maggini trasforma un centro estetico in un’opera d’arte

La bellezza non è mai neutrale. Dietro l’ossessione contemporanea per l’immagine si nascondono regole, modelli e meccanismi di potere che influenzano il modo in cui ciascuno costruisce la propria identità. È da questa riflessione che nasce “Ultra Flat”, la nuova mostra personale di Alberto Maggini, curata da Gianlorenzo Chiaraluce. L’esposizione è aperta al pubblico fino a venerdì 10 luglio presso Spazio Mensa, in via Santa Maria dell’Anima 30, nel cuore di Roma.

Bellezza, potere e finzione. “Ultra Flat” di Alberto Maggini trasforma un centro estetico in un’opera d’arte

Un centro estetico diventa laboratorio sociale

L’esposizione sorprende fin dal primo impatto: lo spazio espositivo assume le sembianze di un centro estetico immaginario. Lettini per trattamenti, superfici lucide, luci fredde e strumenti professionali dialogano con sculture in ceramica, installazioni e opere video, dando vita a un ambiente sospeso tra spa, showroom e installazione artistica.

L’obiettivo della mostra va ben oltre la semplice ricostruzione di un ambiente dedicato al benessere e alla cura del corpo. Il centro estetico diventa un espediente narrativo, uno spazio simbolico attraverso il quale Alberto Maggini invita il pubblico a riflettere sul modo in cui la società costruisce il concetto di bellezza. Ogni elemento dell’allestimento spinge il visitatore a interrogarsi su quanto il desiderio di apparire sia realmente frutto di una scelta personale e quanto, invece, sia condizionato da modelli culturali, logiche di mercato e aspettative sociali. In questo contesto, l’immagine non è più soltanto un’espressione dell’identità individuale, ma il risultato di un sistema che orienta gusti, comportamenti e aspirazioni, trasformando il conformismo in una delle forme più invisibili e pervasive del nostro tempo.

Bellezza, potere e finzione. “Ultra Flat” di Alberto Maggini trasforma un centro estetico in un’opera d’arte

Quando la bellezza diventa uno strumento di potere

Al centro del progetto c’è una domanda tanto semplice quanto attuale: chi decide cosa è bello?

Secondo Maggini, la bellezza non rappresenta un valore universale, bensì il risultato di processi culturali, economici e simbolici che definiscono modelli estetici, alimentano aspettative e orientano i comportamenti collettivi. Il centro estetico diventa così una metafora della società contemporanea, dove il corpo si trasforma in un territorio da modellare secondo standard sempre più codificati.

Quattro spazi per raccontare la trasformazione dell’identità

Il percorso espositivo si sviluppa in quattro ambienti immersivi, pensati come tappe di un rituale simbolico. Ogni spazio accompagna il visitatore in un’esperienza che supera la dimensione estetica per interrogare il rapporto tra percezione, memoria e costruzione dell’identità.

La trasformazione proposta dall’artista non riguarda soltanto l’esteriorità, ma coinvolge il modo stesso in cui osserviamo noi stessi e gli altri.

Bellezza, potere e finzione. “Ultra Flat” di Alberto Maggini trasforma un centro estetico in un’opera d’arte

Arte contemporanea, pubblicità e cultura pop

La ricerca dell’artista si distingue per la capacità di fondere linguaggi apparentemente distanti. Iconografie religiose, estetica cosmetica, riferimenti alla storia dell’arte, oggetti kitsch, campagne pubblicitarie immaginarie e autorappresentazione convivono nello stesso spazio, dando vita a un universo visivo volutamente ironico e destabilizzante.

“Ultra Flat” prosegue il percorso iniziato con il progetto editoriale Adore, una rivista di moda reinventata in chiave critica, portando ancora più in profondità la riflessione sui meccanismi della rappresentazione contemporanea.

Il risultato è un’esperienza immersiva che invita il pubblico a guardare oltre la superficie, mettendo in discussione i codici della bellezza, il valore attribuito all’immagine e il sottile confine tra autenticità e artificio.

La bellezza estetica tra etica e autenticità

Per approfondire il tema della bellezza abbiamo incontrato il professor Roberto Valeriani, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Internazionale UniCamillus di Roma.

Professore, come definirebbe l’ideale di bello?

La bellezza è un concetto rigido o puramente oggettivo. Esistono proporzioni, armonie anatomiche e criteri tecnici che guidano ogni scelta chirurgica, ma l’idea di bello cambia in base alla cultura, al contesto sociale, all’età e soprattutto alla percezione che ogni paziente ha di sé.

La chirurgia estetica non dovrebbe inseguire un modello unico, né trasformare una persona in una copia di qualcun altro. Il vero obiettivo è valorizzare i tratti, correggere ciò che crea disagio ed ottenere un risultato coerente con il volto, il corpo e la personalità del paziente.

Quanto la chirurgia estetica rischia di alimentare questi modelli?

I social hanno influenzato le richieste dei pazienti. Sempre più spesso arrivano in studio desideri costruiti su immagini viste online, su volti filtrati o su canoni estetici molto simili tra loro. In questo senso la chirurgia estetica ha una grande responsabilità: può limitarsi a rincorrere le mode oppure diventare uno strumento serio, consapevole e personalizzato.