di Claudio Roma
Negli ultimi anni si è sviluppato un grande dibattito relativo al successo editoriale di numerosi scrittori noir in Italia. Si è anche molto discusso sulle stessa definizione di “romanzo noir” e sulla sua distinzione dal “romanzo giallo”.
Il noir rappresenta il lato oscuro della realtà, il riflesso di una società che inizia ad interrogarsi, a mettersi in discussione e ad osservare i suoi protagonisti, in genere al di sopra di ogni sospetto, sotto una nuova prospettiva: quella del Male. Il noir, tuttavia, è un territorio-limite, una zona di confine e di nebbie, per questo di difficile definizione.
La trama, spesso, non è raffinata come nei gialli classici. In molti casi manca addirittura la sorpresa, nel senso che le carte sono scoperte fin dall’inizio e il lettore sa subito chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”. Ai lettori interessa poco sapere “chi è stato”. Vogliono emozioni, ma non intendono sforzarsi di indovinare l’enigma tanto caro ai gialli classici. Rispetto ai puri romanzi di suspense, il noir sfrutta gli aspetti più morbosi dell’emozione letteraria, dove la tensione consiste nel verificare come e quando si arriverà all’inevitabile resa dei conti e in che modo il protagonista eliminerà il suo nemico. Ciò che conta, inoltre, non è tanto la storia in se stessa, ma il contesto in cui si svolge. I romanzi noir sono fortemente caratterizzati dall’ambiente, spesso metropolitano, dall’azione, dal ritmo e dalla violenza.

Il noir ha tra i suoi ingredienti principali il sangue e la brutalità e gli investigatori non sono eroi flemmatici e compassati come, per esempio, Sherlock Holmes o Nero Wolfe, né vecchietti miti e inoffensivi come Miss Marple o Hercule Poirot. E’ stato calcolato che nei primi sei romanzi di Raymond Chandler ci sono ben cinquantotto cadaveri, e di questi trentotto erano povere vittime innocenti. In Italia lo scrittore noir più amato è ancora Andrea Camilleri. Dopo di lui, Carlo Lucarelli, Donato Carrisi, Maurizio De Giovanni, Massimo Carlotto, Gianluca Arrighi e Gianrico Carofiglio. Questi ultimi due, Arrighi e Carofiglio, si contendono oggi lo scettro di “re” del legal thriller nostrano. Carofiglio (barese, classe 1961) vanta dalla sua parte l’aver iniziato a scrivere sin dal 2002 oltre all’esperienza maturata in 22 anni trascorsi in magistratura e all’essere stato sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia. Arrighi (romano, classe 1972), è invece un giovane e brillante avvocato penalista che dopo aver iniziato, nel 2009, a scrivere romanzi “crime” quasi per gioco, si ritrova oggi ad essere uno dei più apprezzati autori di genere.
