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Roma
Draghi non è un supereroe, ma insieme a Conte e Grillo farà cambiare l'Italia
Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (LaPresse)

di Giuliano Pacetti *

Mario Draghi non è un supereroe, ma un importante manager che condivide con Giuseppe Conte e Beppe Grillo la parte veramente essenziale del programma di governo. Uno strano triangolo il loro, ma con gli apici che rappresentano altrettanti obiettivi che ci chiede (da tempo) l’Europa: transizione verde, innovazione digitale e allineamento dell’assetto socio-economico ad un nuovo modello di vita e di sviluppo.

Che poi sono i temi da sempre sostenuti dal Movimento 5 Stelle e bene ha fatto Beppe Grillo a ricordare all’Italia ritardi e mancanza di visione. Enrico Letta sembra aver sposato tali progettualità ed anche il PD, oltre a Leu, guarderebbe con interesse alla necessità di trovare un compromesso tra lo sviluppo e la salvaguardia dell’ambiente.

Insomma, si profila un tavolo a quattro gambe in grado di guardare al futuro e di sostenere provvedimenti del Governo capaci di ristabilire un equilibrio tra ecosistema e sistema sociale. Dopo la Rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese, toccherà ancora all’Europa il compito di guidare il mondo nella Rivoluzione ambientale e suoi derivati e l’Italia dovrà rispondere “presente!”.

I circa 200 miliardi di euro destinati all’Italia dall’Europa, per un Piano di recupero che guardi alle nuove generazioni, sono così ripartiti: un minimo del 37% dei 200 miliardi dedicato alla Transizione verde, un minimo del 20% destinato all’Innovazione digitale e il residuo in progetti rivolti all’infrastruttura e al rilancio dell’industria e più in generale dell’economia.

Tra tanti disastri, sofferenze e morti, la pandemia da CoViD-19 ci lascia in eredità almeno una cosa positiva: dopo tanti anni di attesa finalmente l’Europa si sveglia e vara il tanto atteso Piano di Recupero straordinario finalizzato (anche) alla neutralità delle emissioni di Anidride carbonica, da attuare entro il 2050. La pandemia da CoViD-19, secondo la IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) ha prodotto una riduzione di domanda di energia primaria nel 2020, rispetto al 2019, del 4% e le emissioni globali di CO2 legate all’energia sono diminuite del 5,8%, che è il più grande calo percentuale annuo dalla seconda guerra mondiale. Come dire che il ridotto uso di combustibili fossili nel 2020, per via della pandemia da CoViD-19, ha risparmiato al Pianeta 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, un dato che non trova alcun precedente nella storia dell’umanità. Nel report dell’IEA si può anche leggere che il calo delle emissioni di CO2 derivanti dall’uso di petrolio nei trasporti ha rappresentato ben oltre il 50% del calo globale totale delle emissioni di CO2 nel 2020. Nel contempo il solare fotovoltaico e l’eolico hanno fatto registrare il record annuale di quote di energia prodotta.

La parola passa ora ai governi e in Italia al Ministero della Transizione ecologica, che dovrà avere la capacità di mettere al centro della sua azione l‘utilizzo dell’energia solare, che come si può leggere nel WEO-2020 (World Energy Outlook) è in grado di offrire elettricità ad un costo fortemente più basso anche delle nuove centrali elettriche a gas. Energia pulita e a basso costo appoggiata totalmente dal Movimento 5 Stelle e, secondo gli impegni, dal governo presi eduto da Mario Draghi. Sullo stesso rapporto si può leggere che l’era della crescita della domanda mondiale di petrolio finirà nel prossimo decennio, sempre che sapremo meritarcelo. Ed è una cosa con una valenza straordinaria, perché ottenere l’avvio della Transizione ecologica ha richiesto tempo e un costante lavoro diplomatico: nel 1972 a Stoccolma le Nazioni Unite sancirono l’avvio di una cooperazione diretta a mitigare l’acidificazione dell’aria, che dopo sette anni a Ginevra trovò una prima concretizzazione con la sottoscrizione vincolante di 8 protocolli attuativi, che armonizzavano le azioni di ricerca internazionali, al fine di affrontare in modo omogeneo il problema dell’inquinamento atmosferico; poi la Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, con la quale fu stabilito il rapporto esistente tra cambiamenti climatici e sviluppo economico, con al centro due forme di intervento strategico: le misure di mitigazione (riduzione delle emissioni di gas serra) e le misure di adattamento (interventi di adeguamento agli effetti dei cambiamenti climatici); poi, ancora, il protocollo di Kyoto e l’impegno a ridurre le emissioni di gas responsabili del riscaldamento globale, e il Programma “Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta”, che pose l’attenzione su Ambiente e Salute, Biodiversità e Gestione sostenibile delle risorse e dei rifiuti. Tutte tematiche sostenute da sempre dal Movimento 5 Stelle e che il Ministero della Transizione Verde o Ecologica dovrà affrontare con energia e determinazione, stante che gli incontri annuali tra delegazioni hanno subito a partire dalla Conferenza di Doha del 2012 un rallentamento di risultati, fatta salva la Conferenza di Parigi del 2015 che puntò sulla neutralità climatica, che vede oggi una prospettiva di concretizzazione. L’ultima Conferenza (principalmente tecnica) svoltasi in Marocco ha portato alla valorizzazione dell’azione degli enti locali, ed in questo senso, a partire da Roma Capitale, le città e le Regioni italiane possono con loro progettualità concorrere alla riduzione dei gas serra e mettere in campo interventi di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici.

Il Movimento 5 Stelle è quindi chiamato non solo a difendere e rilanciare flora e fauna, ma anche a dettare le regole che potranno farci raggiungere nel 2050 “zero emissioni” e, per ottenere questo risultato, occorrerà rivedere le modalità con le quali viviamo, a partire dal riscaldamento della casa, dal come spostarsi e dal come produciamo beni e servizi. Dovremmo essere in grado di capire e di far capire che le future generazioni non saranno in grado di pagare il conto di un benessere e di comodità che non possiamo permetterci; non è quindi pensabile continuare a sperperare le risorse primarie come si sta facendo ora: il mondo è una entità finita nella quale non ci possiamo permettere più il consumo di suolo e l’assenza di circolarità delle materie, che vanno necessariamente riutilizzate. La sopravvivenza dell’intera umanità passa per l’utilizzo di fonti rinnovabili e pulite e se utilizzi il fossile zero sgravi fiscali e zero aiuti.

Su questo non ci possono essere atteggiamenti incoerenti.

Il WEO 2020 richiama l’attenzione dei governi del pianeta sulla necessità di adeguare produzione e consumo di energia elettrica, precisando che occorrono solidi investimenti nelle reti elettriche che, senza fondi sufficienti, costituiranno l’anello debole del settore. In questo senso l’Italia si sta già muovendo e da ultimo abbiamo il lavoro portato avanti dall’Ing. Stefano Donnarumma, già amministratore di Acea ed ora di Terna, che nel novembre scorso ha già varato un piano da 9 miliardi di investimenti nel rispetto delle indicazioni europee. Nell’intervista al Corriere della Sera è lui stesso a spiegare che “Investire nella rete elettrica significa investire nel futuro sostenibile del nostro Paese. Per favorire la transizione ecologica, non c’è altra strada: questa è la lezione della crisi e gli sforzi vanno intensificati”. E con queste premesse il Ministro Cingolani può guardare lontano e farci sognare un Paese ed una vita migliore, con energia pulita e tanti nuovi posti di lavoro.

* Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina
e Consigliere delegato dell’Area Metropolitana di Roma

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