di Fabio Carosi
L’assoluzione del leader non è servita a ridare slancio. E Berlusconi così vicino a Renzi a Roma e ne Lazio non sembra piacere molto. Su Forza Italia si apre una battaglia d’estate, fatta di silenzi, polemiche e veleni. Affaritaliani.it con l’aiuto di due esperti insider, ha ricostruito la guerra intestina che sta lacerando il partito, uscito malconcio dall’ultima tornata elettorale e che si avvicina lacerato alla scadenza del 31 ottobre, giorno in cui si concluderà il nuovo tesseramento.
I NODI POST ELETTORALI. Numeri alla mano, la crisi di Fi a Roma e nel Lazio è certificata dalla sonora sconfitta. Nelle altre regioni il partito ha vinto mediamente nel 20 per cento dei Comuni dove si è presentato. Nel Lazio il dato scende al 12%. Tre esempi la dicono lunga su quello che è accaduto: a Cisterna si sono presentati 3 candidati con lo stesso stemma, idem a Civitavecchia, mentre a Velletri sono stati in 2 a correre l’uno contro l’altro. Più che un partito alle elezioni è sembrata una faida tra “signori”.
LA GOVERNANCE. Senza una lira in cassa e senza neanche una sede regionale, l’amministratore straordinario Mariarosaria Rossi ha nominato l’ex coordinatore di Latina, Claudio Fazzone, nuovo segretario regionale. Secondo i bene informati, la “ricostruzione” somiglierebbe molto alla gestione da piccolo despota di provincia. Tralasciando il gossip della riunione di Albano, segnata dalla presenza di inquietanti scarpe di coccodrillo ai piedi del numero uno di Roma e del Lazio, a parte le nomine per il completamento della “microstruttura” forzista, dal coordinamento non sarebbe mai partita neanche una mail. Insomma, una sorta di paralisi che arriva nel momento in cui i sondaggi danno il popolo di Berlusconi in lieve risalita.
FAZZONE-TAJANI, c’eravamo tanto amati. Prima delle elezioni sembrava che l’eurodeputato e il potente di Fondi andassero d’amore e d’accordo. Uno lavorava per il partito e per sé, l’altro per spingere l’ex presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, verso Bruxelles. Sono i numeri che indicano come tra i due l’accordo non abbia funzionato. Sezione per sezioni, all’appello mancherebbero diverse decine di migliaia di voti che Fazzone avrebbe dovuto portare a Tajani. C’è chi giura che ogni volta che si parla di Fazzone a Tajani, quest’ultimo avrebbe un sussulto delle sopracciglia e un improvviso cambio d’umore.
FORZA ITALIA sono io. Sempre i bene informati e con la passione per i racconti allegorici, dicono che sotto sotto il buon Fazzone abbia fatto un pensierino per prendere il posto di Tajani e che lo stesso l’abbia saputo, visto che l’ex senatore sarebbe andato in giro a raccontare che sarebbe diventato il numero 1 del centro Italia, benedetto da Berlusconi e dalla “straordinaria” Rossi. Questo avrebbe convinto Simeone, Aurigemma e Tredicine a passare armi e bagagli con il coordinatore regionale. “Contro” è un termine molto forte, ma la gestione Fazzone non piace a Davide Bordoni, coordinatore romano e neanche ad “provinciale” di Roma, Adriano Palozzi. Se poi si va nelle altre province, il “contro” rischia di trasformarsi in “rivolta”.
LE TESSERE. La nuova organizzazione della macchina forzista ha giù fatto un intervento anti crisi, portando il costo delle tessere da 50 a 30 euro. Uno sconto niente male che però non ha portato il risultato sperato. Anzi. Gli insider garantiscono che l’agevolazione avvantaggia chi voleva investire sui congresso che, a parità di budget, vedrà aumentare il numero dei tesserati. Defunti e inconsapevoli compresi, giacché si narra che l’antica e odiosa abitudine di tesserare cittadini dell’aldilà e ignari viventi non sia mai scomparsa.
CHI VINCE AL CONGRESSO controlla il partito. Ecco perché il tesseramento è fondamentale: a cavallo di Natale si deciderà il volto laziale di Forza Italia e chi tornerà tra i cittadini per fare proseliti. Lo statuto prevede una struttura a livello comunale nella regione e municipale a Roma, per un totale di circa 500 persone che avranno il compito di spiegare ai cittadini la nuova release del partito. Al 12 agosto le tessere non ci sono e il coordinamento è nella bagarre totale.
AL VOTO AL VOTO. In primavera si voterà in alcuni Comuni, tra cui Albano Laziale. C’è il rischio che si arrivi con due candidati a darsi battaglia con la stessa bandiera. Niente male per chi doveva riorganizzarsi dopo la batosta.
