Nella Banda della Magliana è entrato e uscito così come è sopravvissuto a indagini che hanno tentato di dimostrate la sua contiguità con la malavita. Dopo trentanni passati ad accumulare ricchezze da oggi Ernesto Diotallevi, vero collegamento tra la mala romana e i siciliani di Cosa Nostra, è meno ricco.
In un colpo solo gli inquirenti gli hanno sottratto qualcosa come 25 milioni di euro in beni mobili e immobili. I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma e i Carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di prevenzione, emesso dal Presidente del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Ernesto Diotallevi, della moglie Carolina Lucarini, dei figli Mario e Leonardo e dei “prestanome” individuati.
Il sequestro ha riguardato numerosi beni immobili, autoveicoli, motoveicoli, quote societarie e conti bancari nella disponibilità di Diotallevi e degli altri componenti del suo nucleo familiare, per un valore complessivo di stima pari a circa 25 milioni di euro.
Scrivono carabinieri e finanzieri: “All’esito degli accertamenti economico-patrimoniali eseguiti è risultato a capo di una complessa ed insidiosa realtà criminale, la cui manifesta pericolosità è, da lungo tempo, cristallizzata negli atti processuali di numerose inchieste giudiziarie, alcune di grande rilievo, i cui frutti, in termini di proventi illecitamente accumulati, si trovano, a tutt’oggi, nel libero godimento da parte del medesimo, che ne ha direttamente od indirettamente la disponibilità”.
Insomma, un tesoro costruito negli anni d’oro della BdM, grazie al quale Diotallevi è giunto ad acquisire un certo credito nella ben più ampia e temibile sfera delle organizzazioni della mafia siciliana, conquistando la fiducia dei suoi esponenti di maggior rilievo, come attestato, puntualmente, da numerose dichiarazioni di qualificati collaboratori di giustizia, anche organici alla criminalità organizzata romana, la quale ha stretto nel tempo accordi ed alleanze con la nominata organizzazione siciliana.

Le Fiamme Gialle del Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata e i Carabinieri del R.O.S. di Roma hanno individuato il vasto patrimonio personale di Diotallevi nonché ulteriori beni fittiziamente intestati a persone fisiche e/o giuridiche a lui compiacenti (Ciotti Roberto e Floris Alessandro, nonché alle società ai medesimi facenti capo – C IMMOBILIARE S.r.l. di Rimini, GESTIMM S.r.l. e SEPEFI Sr.l., entrambe di Roma), le quali hanno creato una schermatura finalizzata a fronteggiare eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Gli accertamenti svolti, che si sono avvalsi del contributo informativo costituito dagli esiti delle investigazioni svolte nel tempo dal Reparto Anticrimine e dal II Reparto del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma nonché del materiale d’archivio agli atti del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale, hanno consentito a ricostruire la pregressa carriera criminale di Diotallevi quale esponente di spicco della criminalità romana e nazionale, con particolare riferimento, come accennato, ai collegamenti con “Cosa Nostra”, attualizzando il suo profilo soggettivo. Ecco il tesoro che è stato sequestrato: quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di n. 7 società di capitali, operanti nel settore della compravendita di beni immobili, della costruzione di imbarcazioni da diporto e sportive, del commercio energia elettrica, dei trasporti marittimi e delle holding impegnate nelle attività gestionali; 1 società liberiana, titolare di una lussuosa villa sull’Isola di Cavallo (Corsica); 9 veicoli, tra autovetture e motocicli; 42 unità immobiliari, site in Roma, Gradara (PU) e Olbia.
Tra i beni immobili sequestrati, una civile abitazione di assoluto pregio e valore, sita nella rinomata Piazza Fontana di Trevi, di ben 14,5 vani, e 1 complesso turistico composto da villette a schiera, fronte mare, nella splendida cornice di Olbia (SS).

