Uno schiaffo al Pd. Anzi, due. Meglio, tre. Indicata come la prima testa che doveva cadere nel rimpasto di Giunta, l’assessore al Bilancio, il magistrato “tosto” della Corte dei Conti, Daniela Morgante, è il “nuovo uomo forte” della Giunta Marino.
Per dire al partito che tecnicamente ha la maggioranza su Roma che la sua testa se la possono anche dimenticare, ha scelto la tecnica tradizionale di un’intervista a tutto campo al Corriere della Sera di martedì, cosciente che senza la classica “copertura del sindaco Marino”, certe cose nessuno le avrebbe mai potute dire. Vediamo allora come la “cassiera del Comune” cancella in poche parole tutti i capisaldi delle politiche del Pd.
HOLDING COMUNALE. Non si è ancora spenta l’eco della protesta del Pd con Alemanno, quando un gruppo di consiglieri arrivò a legarsi per impedire la delibera sulla holding, che l’assessora riparla di “un assetto razionale, con la holding che può essere uno strumento”. Letta così sembra la riproposizione dell’antica idea di Veltroni, mutuata da Alemanno e che forse Marino porterà a casa. Chi ci rimetterà saranno i consiglieri che con la Comune di Roma spa perderanno parte del controllo e delle pressioni. Atac parla per tutte. E’ il primo schiaffo.
VENDITA DI ACEA. Anche qui il ritorno al passato è d’obbligo. Come per la holding, anche per la cessione della multiutility il Pd aveva fatto quadrato E in Consiglio Comunale c’erano pure scappate le botte con tanto di tavoli rovesciati. Un inferno che riuscì a far recedere Alemanno. Sempre al Corriere la Morgante afferma: “Non ho un atteggiamento pregiudiziale: bisogna individuare la soluzione più idonea”. E poi confessa di averne anche una nel cassetto chiusa a chiave. Anche qui la Morgante manda due messaggi: il primo è di apertura al Gruppo Caltagirone, leader dei privati di Acea.

Un segnale distensivo, di apertura dopo gli scontri sui manager di Acea e il fuoco “amico” sulla poltrona di Cremonesi alla Camera di Commercio. Il secondo segnale è per il gruppo di Sel, storicamente avverso alla privatizzazione e vicino a tutti i comitati che chiedono la ripublicizzazione e il rispetto del referendum. Le sue parole tradiscono politiche che nulla hanno della sinistra classica romana. Anzi, sembra quasi un assessore di Alemanno.
ASSESSORE A VITA. Smentendo ogni velleità di rimpasto che preveda la sua sostituzione il “giudice del Comune” è certa di completare la legislatura e addirittura si prenota per un secondo incarico. Chi ha chiesto di “tagliarle la gola”, è bene che capisca l’aria che tira e che si prenda il tempo di riflettere e cambi obiettivo.
L’IRPEF CALA. Forse, ma anche no, come direbbero i veltroniani. Perché se la manovra appropvata è stata di circa un miliardo, per calare di qualche punticino la pressione fiscale occorrerebbe rimettere mano al bilancio e farlo salire almeno di 3-400 milioni. Un tecnico direbbe che si tratta più di una volontà che di un’ipotesi reale. Ad oggi non c’è nessuna previsione di calo della pressione fiscale.
IL VOTO SEGRETO. Per decriptare le dichiarazioni non ci vuole certo la Nasa. A parte che stupisce come un assessore, impegnato politicamente con una giunta eletta, non si lanci in un “io ho votato Marino!!! ma poi che segreto c’è per una persona pubblica che riveste un ruolo chiave in un organismo frutto di elezioni. Il “decoder” ipotizza che abbia votato Cinque Stelle e che la sua simpatia manifestata con “l’affezione ai contenuti” possa avere avuto una conferma nella decisione del Gruppo di uscire dall’aula al momento della votazione sul bilancio, perdendo così il diritto a discutere gli emendamenti. I soliti analisti feroci avrebbero bollato la vicenda come un accordo bello e buono tra la delegata al Bilancio e i pentastellati. Alla faccia di Sel e del Pd.

